venerdì 30 settembre 2005

Dal Corriere del Giorno di oggi:


Piano commerciale, Cdl in difficoltà - L'opposizione: la crisi non è superata


Il Consiglio, dopo la seduta a vuoto di martedì, si è aggiornato a oggi


MOTTOLA - Per l’approvazione del Piano Commerciale la maggioranza del centrodestra ha  preferito prendersi qualche giorno di riflessione. Come punto all’ordine del giorno, tale argomentazione si sarebbe dovuta discutere durante il Consiglio Comunale di martedì; in realtà, dopo l’approvazione di una modifica dello Statuto Comunale, l’assise  consiliare ha deciso di aggiornarsi a oggi, evitando concretamente che fosse presa in analisi l’approvazione del Piano Commerciale. Un rinvio, indispensabile, visto che in aula erano presenti 11 consiglieri di maggioranza, compreso il presidente del Consiglio Gianluigi Notarnicola, il quale, però, se fosse iniziata la discussione del punto in questione, avrebbe dovuto abbandonare l’aula, essendo uno dei suoi parenti, direttamente interessato all’approvazione del Piano. Ma, con l’uscita dall’aula di Notarnicola, sarebbe venuto meno il numero dei consiglieri di maggioranza, che sarebbero diventati, pertanto 10, mancando Piero Lentini ed Antonio Piscicelli (An) e Nunzio D’Auria del nuovo gruppo consiliare "Trasparenza è libertà", formatosi dopo la crisi politica di qualche mese fa.
Ma, secondo la tesi dell’opposizione, ovvero dei partiti de L’Unione, composta da Ds, Margherita, Prc, Udeur e Pdci, questo ennesimo episodio sarebbe solo "un altro segno di una crisi politica, in seno alla maggioranza, mai superata, ma solo mascherata". Se tutti i consiglieri di maggioranza fossero stati in aula, l’allontanamento di Notarnicola certamente non avrebbe creato alcun problema.
"Evidentemente - si legge in una nota de L’Unione - la dura contestazione dei partiti dell’opposizione e della Confcommercio ha trovato terreno fertile nella sensibilità di alcuni consiglieri di maggioranza, che non si sono presentati in aula, certificando l’apertura di una nuova crisi". I partiti de L’Unione invitano il sindaco Quero "a prendere atto di non avere una maggioranza e a trarne le dovute conseguenze, con logiche e doverose dimissioni".
Dal suo canto, la maggioranza di centrodestra dichiara di aver preso solo qualche giorno di riflessione, così come deciso dai capigruppo, sulla questione del Piano Commerciale, per prendere in esame quel blocco di documentazione, inviato dalla Confcommercio, che, invita alla riflessione sulla necessità o meno dell’approvazione del Piano in questione.
Intanto, i partiti dell’opposizione ribadiscono il loro "no" al Piano Commerciale, evidenziandone le motivazione: due nuovi supermercati sono individuati sulla via per Noci, in una zona dove ve ne sono già due; il Piano, invece di individuare "zone", così come dovrebbe fare un piano generale, ha già individuato due "edifici" esistenti sulla via per Noci (area ex consorzio agrario in costruzione ed area ex discoteca); sono state, poi, dimenticate le nuove aree di espansione della città come la zona San Pietro e quella limitrofa alla nuova struttura dell’ospedale "Umberto I"; manca, inoltre, un organico piano di rivitalizzazione e sviluppo del centro storico, nei pressi del quale è previsto un ulteriore supermercato.
Pertanto, secondo i partiti de L’Unione, "il Piano Commerciale, così come confezionato dal centrodestra, non guarda affatto allo sviluppo della comunità, ma solo agli interessi di amici e parenti, dal momento che la stessa individuazione dei siti viene fatta passare come volontà dell’Amministrazione". (Maria Florenzio)



***


Ma i commercianti l’hanno già bocciato


L’Ascom Confcommercio commenta: troppe carenze e nessuno sviluppo


MOTTOLA - “Il nuovo Piano commerciale, di cui sta per dotarsi il Comune di Mottola, presenta diverse carenze tecniche e non offre prospettive di sviluppo al commercio locale”. Sono questi, in sintesi, i motivi che hanno indotto la Confcommercio ionica a contestare il nuovo strumento di programmazione del commercio.
“Il Piano in fase di approvazione - scrive Confcommercio - non è stato oggetto di confronto con le associazioni di categoria che già nel passato avevano rappresentato l’esigenza di far precedere la redazione finale del Piano da una fase di analisi e di proposte. Pertanto, secondo quanto si evince dalla  lettura della bozza, lo strumento di cui starebbe per dotarsi il Comune di Mottola non tiene  conto delle indicazioni fornite dalla stessa Regione Puglia (titolo IV delle L.R. 1 agosto 2003 n. 11) attinenti art. 15 "strumenti comunali di programmazione e incentivazione" e art. 16 "sviluppo e promozione dei centri storici e delle aree urbane".
“L’impressione avuta dalla lettura del documento è che si sia arrivati alla stesura del Piano - si afferma in una lettera che Confcommercio ha inviato al sindaco di Mottola, Giovanni Quero, ai capigruppo consiliari e all’assessore al Commercio, Giovanni Sgobba - con l’unico obiettivo di consentire la realizzazione di determinate iniziative”. Infatti, vengono determinate “senza alcuna motivazione tecnica, le possibilità di nuovi insediamenti nell’unica via di accesso alla cittadina (3 medie strutture di prodotti alimentari e misti in un tratto di poche decine di meni). Una concentrazione assurda che non giova al commercio che anzi al contrario ne viene danneggiato, non migliora le dinamiche distributive, non qualifica gli esercizi di vicinato nelle aree storiche e tanto meno in quelle di nuova espansione”.
Su queste tematiche Confcommercio apre, al suo interno, un dibattito finalizzato a definire una linea di azione orientata ad avversare l’approvazione del Piano che sarà portato in Consiglio comunale oggi.

mercoledì 28 settembre 2005

Dal Corriere del Giorno di oggi, stavolta:


Un comitato per chi vive e lavora nel Parco


Incontro fra agricoltori, allevatori, cacciatori e amministratori


MOTTOLA – Nasce il comitato anti – parco.
Agricoltori, allevatori, cacciatori, amministratori dubbiosi e cittadini poco persuasi si sono riuniti lunedì scorso nel ristorante “Sala Azzurra” di San Basilio (frazione di Mottola) con un’idea chiara: capire che fine faranno con l’istituzione del Parco della Terra delle Gravine. Nato sotto l’egida dell’U.P.A. (Unione Provinciale Agricoltori), con la collaborazione del Comune di Mottola, l’incontro ha coinvolto un numero impreciso (ma superiore al centinaio) di agricoltori provenienti da ogni località della provincia. Due gli obiettivi fondamentali: capire la natura dei vincoli introdotti dal Parco, e costituire un comitato che tuteli le ragioni di chi vi vive e soprattutto lavora. Tutto è nato dalle preoccupazioni sorte con la presa  di posizione del governo regionale, che il 6 agosto ha approvato il disegno di legge istitutiva del Parco. Con questo provvedimento, infatti, sono state introdotte le cosiddette norme di salvaguardia, vincoli che “congelano” il territorio fino  all’istituzione dell’ente parco impedendo de facto azioni prima possibili, e, secondo gli agricoltori, si è rivelata del tutto assente la condivisione delle scelte tanto sbandierata in campagna elettorale (spesso è spuntato l’esempio del Piano di Riordino Ospedaliero). Il concetto più frequentato durante la serata, un po’ frettoloso ma sicuramente rappresentativo dello stato d’animo del settore, è stato “nelle nostre proprietà vogliamo avere il diritto di fare ciò che vogliamo”. L’informazione in questo senso, infatti, non ha mai chiarito fino in fondo quanto restrittivo potesse essere un parco, e quanto vantaggioso o meno potesse risultare esserne compresi. Nel suo intervento, Vanni D’Onghia (già assessore all’ agricoltura del Comune di Mottola) ha cercato di far chiarezza, invitando i presenti a divulgare quanto ascoltato. E sono state dette cose parecchio interessanti. Prima di tutto le considerazioni sull’attività agricola, che per la Regione è significativa per estensione, ma non dal punto di vista economico, e poi i vincoli esistenti o presunti che si attiveranno: sarà vietato costruire e trasformare edifici, modificare morfologicamente i terreni, le attività artigianali e tipiche saranno disciplinate dall’ente paro, così come il traffico e la ricerca scientifica, sarà vietato realizzare nuove strade interpoderali, il pascolo, l’aumento dei capi bestiame, il movimento terra, l’uso di macchine innovative per semina e sfalcio, la raccolta dei prodotti tipici spontanei, ed altro ancora che il giovane politico ha omesso di dire, sommerso dal disappunto dei presenti.
“Buona parte di questi vincoli esistono già – ha spiegato D’Onghia – ed altri saranno introdotti in seguito, ma nessuno ci ha chiesto se eravamo d’accordo”. “Ci troviamo di fronte ad un esproprio dei nostri poteri – ha tuonato il sindaco di Mottola Giovanni Quero, facendo eco al collega – e vi esproprieranno dei vostri diritti”. Ecco perché l’idea del comitato si è fatta subito largo tra i presenti, per coinvolgere tutti, anche chi nella perimetrazione non rientra e non ha ragione di preoccuparsi. Si tratta, d’altronde, di applicare un metodo, di dialogare con le istituzioni come corpo unico e non come singoli: “I politici vogliono vedere i numeri – l’esortazione di Gerardo Giovinazzi, presidente dell’U.P.A. – solo così riusciremo ad essere ascoltati”. Ma ai numeri bisognerà affiancare  la preparazione, anche legislativa. Un grosso contributo lo darà Mario Scioscia, presidente regionale dell’E.N.C.I (un’associazione venatoria) e grande conoscitore della materia: così tanto, che proprio lui ha aperto durante il dibattito un nuovo filone di discussione. Le aree oggi occupate dal parco, infatti, sarebbero state sottoposte ancor prima al regime previsto per le SIC e le ZPS, sigle che individuano tutele paesaggistiche di flora e fauna a livello europeo. La “fregatura”, in sostanza, starebbe a monte, anche se i presupposti per intervenire sui perimetri ci sarebbero. Per gli agricoltori, e non solo, si tratterà di condurre una battaglia contro il tempo: c’è la strada indicata da Scioscia, il sindaco di Mottola ha proposto di impugnare la delibera regionale al TAR, si potrebbe limitare il parco alle sole aree gravinali e demaniali (soluzione proposta da Giovinazzi: “A questo gli ambientalisti si oppongono – ha spiegato – dicendo di non volere un parco a “macchia di leopardo”. Ma l’hanno vista la cartina? C’è anche Villa Castelli nella perimetrazione, lontana chilometri”). Ma irrinunciabile è il confronto con le istituzioni: “Losappio (l’assessore regionale all’Ambiente. ndr) dovrà venire a parlare con tutti noi – hanno ripetuto in molti – dovrà spiegarci i vantaggi del Parco, ma dovrà confrontarsi con una platea di imprenditori che non ci stanno a vedersi portar via i loro diritti”. (Francesco Tanzarella)

Dal Corriere del Giorno di ieri:


Parco delle Gravine, il Coordinamento chiede chiarezza


Riceviamo e pubblichiamo.


Il Coordinamento provinciale per il Parco delle Gravine pretende chiarezza dai nostri amministratori sulle loro reali intenzioni rispetto a questo Parco, apparentemente voluto da tutti, in realtà avversato tenacemente. Per questo motivo abbiamo chiesto, diversi giorni fa, un incontro, oltre che  all’assessore alle aree protette Duranti, cui riconosciamo coerenza negli impegni assunti, anche all’assessore provinciale all’agricoltura Carbotti: incontro che si terrà il prossimo 28 settembre. A differenza di sindaci che si autoinvitano ai tavoli tecnici di concertazione (il riferimento è all’incontro del 22 settembre scorso, che doveva essere, da quello che avevamo appreso, un momento di chiarimento con Carbotti, Losappio e rappresentanti di associazioni di agricoltori), trasformando un’utile occasione di confronto in un “cahier de doléances”, spesso imperniato sulla disinformazione, la nostra organizzazione ha chiesto per iscritto di poter esprimere le ragioni del Parco e di conoscere gli intendimenti degli amministratori in proposito.


L’attuale Giunta e maggioranza provinciale ha assunto un preciso impegno, nel proprio programma elettorale, a favore dell’istituzione del Parco. Abbiamo spesso organizzato conferenze, feste, incontri e dibattiti, con la presenza anche di Amministratori provinciali, invitati a confrontarsi anche le Organizzazioni agricole. Lo stesso Consiglio provinciale, all’unanimità e con una sola astensione, ha approvato nello scorso marzo una delibera per sollecitare la Regione ad adottare il Disegno di Legge istitutivo. Cosa che è avvenuta il 6 agosto scorso, così come preannunciato dall’Assessore regionale all’ambiente, sulla base degli esiti delle molteplici preconferenze di servizi svolte con la passata Giunta Regionale: occorre ricordare che si sono svolte ben 10 riunioni di Preconferenza dal febbraio 2000 al marzo 2004 (4 anni, invece dei 30 giorni previsti dalla legge!) di cui le Organizzazioni agricole hanno fatto parte di diritto.
Vogliamo ora sia fatta chiarezza sul futuro di questo Parco, il cui iter istitutivo è solo al primo passaggio: nel prossimo saranno i Comuni, la Provincia e la Comunità montana a sedersi con la Regione alla vera e proprio Conferenza di Servizi, ove le associazioni (ambientaliste, di categoria ecc.) potranno presentare osservazioni, ma non di più. Del resto sono state le preconferenze di servizi i momenti in cui Enti locali e soggetti associativi hanno potuto contribuire a fornire gli indirizzi per l’istituzione del Parco. Nessuno - nè Comuni, nè associazioni produttive- può affermare di essere stato escluso da quelle sedi, semmai si può dire che le scelte finali sono state frutto di una mediazione tra le varie posizioni. Possiamo affermare, a tale proposito, che le richieste degli ambientalisti sono state accolte solo in piccola parte (vedi, ad esempio, l’inclusione della gravina di Ginosa). Va ricordato infatti che l’attuale perimetrazione è di solo 29.725 ettari, a fronte dei 51.300 della Delibera n° 593/02 della Giunta Fitto. E ancora, l’attuale perimetrazione ricalca quasi integralmente quella approntata dall’ex Assessore Saccomanno, se si eccettua l’inclusione di parte della gravina di Ginosa, ma con la riduzione ulteriore (circa 2.000 ha) della Zona 2 (in cui è possibile svolgere attività produttive compatibili) che risulta essere di soli 8.374 ha distribuiti su 14 comuni! Eppure non abbiamo tenuto un atteggiamento ostile, anzi, abbiamo proseguito l’opera di informazione e di confronto che ci ha sempre contraddistinto: gli stessi allevatori che abbiamo incontrato di recente, quasi sempre ignari di trovarsi nell’area del Parco (in questo avrebbero dovuto provvedere sistematicamente le loro organizzazioni), hanno ricordato gli incontri organizzati dal nostro Coordinamento con allevatori di altri parchi, per promuovere uno scambio di esperienze. Invece la reazione di certe associazioni di agricoltori e di molti amministratori è stata quella di un contrasto irrazionale, infarcito di spauracchi e disinformazione ("Non possono esserci animali, non si può coltivare” leggiamo sui quotidiani). E poiché non possiamo pensare che autorevoli Consiglieri regionali e Rappresentanti di Organizzazioni professionali non conoscano la normativa, se ne deve dedurre che alcune richieste, come quella avanzata dalla Coldiretti, di rimandare le norme di salvaguardia a dopo l’approvazione della legge regionale siano del tutto strumentali. Le norme di tutela devono partire dal momento dell’adozione del disegno di legge, proprio per ‘giocare a bocce ferme’ ed evitare speculazioni, fino alla conclusione dell’iter istitutivo. Questo è specificato nelle leggi regionali e nazionali sulle aree protette, che a loro volta recepiscono Direttive europee vincolanti per gli Stati membri. Diversamente, è come dire , al di là delle affermazioni di principio, che il Parco non deve partire. Da un certo punto di vista, risulta più facile cogliere il senso della protesta di coloro che lavorano la campagna, timorosi di incontrare difficoltà nelle proprie attività produttive, esacerbati dalla situazione di crisi dell’agricoltura e della zootecnia (ovviamente non causato dal Parco), convinti che il Parco sia solo un sistema di vincoli che ha l’obiettivo di proteggere la natura. E’ possibile spiegare loro che i Parchi, a differenza delle Riserve naturali, sono strumenti pensati proprio per far coesistere aree di particolare pregio ambientale e paesaggistico con le attività umane tradizionali che hanno contribuito a renderle uniche. Per questo il Parco, al termine del suo iter istitutivo, prevede un Piano Economico Sociale teso a valorizzare gli usi, i costumi, le consuetudini e le attività tradizionali delle popolazioni residenti sul territorio, nonché le espressioni culturali proprie e caratteristiche delle identità delle comunità locali. Il Parco è una scommessa di sviluppo sostenibile. Difficile risulta, invece, capire la contrarietà degli amministratori, che dovrebbero conoscere gli strumenti di gestione e di tutela del territorio (dopotutto si sono candidati ad amministrare) e dovrebbero promuoverne l’uso nell’interesse della collettività. Non si può negare che la salvaguardia e la valorizzazione del territorio siano princìpi di massimo interesse collettivo... Impossibile, infine, ci risulta comprendere gli atteggiamenti irresponsabili e contraddittori di quegli amministratori che sostengono una coalizione che aveva nel proprio programma elettorale l’istituzione del Parco delle Gravine: oltre che tradire gli impegni elettorali, dimostrano di non avere progettualità nella promozione delle specificità del nostro territorio, che potrebbero recare benefici a svariate categorie produttive. E’ il momento, invece, di sedersi attorno a un tavolo, senza inserire fuorvianti elementi di disturbo nella discussione, per affrontare i problemi che avanzano i produttori agricoli con lucidità e competenza, dato che nel disegno di legge definitivo si potranno specificare meglio finalità, norme di salvaguardia e deroghe. Noi siamo pronti, come sempre, a dare il nostro costruttivo contributo affinché il Parco sia quello che deve essere: un sistema omogeneo individuato dagli assetti naturali dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici dei luoghi e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali, dove l’uomo e la natura hanno coesistito in armonia.


Il Coordinamento provinciale per il Parco delle Gravine

sabato 24 settembre 2005

Dopo la morte del 24enne operaio Gianluca De Leo all’interno dello stabilimento
«Stop alle morti sul lavoro all’Ilva»
Mottola, il sindaco Quero scrive a Regione, Provincia e al prefetto
MOTTOLA - Con una missiva il sindaco Giovanni Quero di Mottola esorta il Presidente della Giunta Regionale on.le Nichi Vendola, il Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido e il Prefetto di Taranto ad intervenire per porre rimedio alla catena di morti che sta colpendo molti giovani all’interno dell’Ilva di Taranto. «Circa due anni fa - scrive Quero - fui costretto a scrivere una nota indirizzata agli organi di controllo, al fine di sensibilizzarli sui problemi legati alla sicurezza sul lavoro all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto. In quella circostanza - aggiunge il primo cittadino - l’occasione fu determinata dall’ennesimo infortunio sul lavoro che vide come sfortunato protagonista un giovane mottolese, che a soli 28 anni perse una gamba». Due settimane fa l’ennesimo tragico incidente faceva perire ancora un giovane  ventiquattrenne di Mottola, provocato, secondo molti addetti ai lavori, sempre della scarsa sicurezza, diventata ormai la causa predominante di queste terribili vicende.
«Gli operai protestano perché un altro di loro ci ha lasciato la pelle. Ma noi cosa stiamo facendo - afferma il sindaco Quero -? Ho manifestato ed ho letto di sentimenti di dolore e di rabbia; ho raccolto dichiarazioni dure e prese di posizioni forti in ordine alla dirigenza Ilva. Ma cosa intendiamo fare in concreto?» Una serie di interrogativi a cui non solo il primo cittadino di Mottola, ma un po’ tutti i cittadini chiedono una risposta. Altrimenti c’è il rischio di abituarsi al dramma di molti genitori e parenti che piangono i loro cari. «All’indifferenza - dice il capo dell’Amministrazione di Mottola - e all’assuefazione della proprietà del siderurgico, così come viene definita dalla gente di Mottola la più grande industria dell’acciaio d’Europa. «All’interno della fabbrica oggi c’è il ricambio generazionale - si legge nella nota di Quero -, ma secondo quanto si dice e si legge, pare che non vi sia ricambio e manutenzione degli impianti. Bisogna scegliere: o imporre con forza alla proprietà Ilva, in attuazione degli strumenti normativi vigenti, l’adozione di un piano per la ristrutturazione e messa in sicurezza degli impianti a rischio, ovvero accettare il ricatto sociale che il lavoro è più importante della vita dei nostri figli». Parole dure del sindaco Quero condivise, al di la degli schieramenti politici, un po’ da tutti per richiamare ad una maggiore responsabilità l’Impresa e ad un maggiore controllo le Istituzioni. (Francesco Francavilla)

giovedì 22 settembre 2005

Dal Corriere del Giorno di oggi:


"Il Parco delle Gravine ci può sfuggire di mano"


Quero convoca i sindaci della zona


MOTTOLA - Lo scorso 6 agosto la Giunta Regionale ha approvato il disegno di legge istitutivo del tanto discusso Parco delle Gravine. Tale provvedimento, così come è stato notificato ai comuni interessanti dall’area del parco, con allegata, peraltro, una planimetria in formato A3 in bianco e nero, non ha permesso agli stessi enti di procedere ad una verifica puntuale e dettagliata delle aree interessate dalla  perimetrazione.
Non solo; contestualmente alla notifica della delibera in questione è stato, peraltro, comunicato ai comuni interessati che le norme di salvaguardia previste dalle leggi vigenti sono già entrate in vigore. Insomma, una vera e propria mancanza di concertazione non solo da parte della stessa Regione Puglia, ma anche da parte della Provincia, in merito alle questioni attinenti al Parco delle Gravine, che i sindaci dei  comuni di Mottola, Laterza, Ginosa, Massafra, Castellaneta, Statte e Palagianello denunciano fortemente.
Proprio nella mattinata di martedì, presso il Palazzo Municipale di Mottola, il sindaco Giovanni Quero, per fare il punto della situazione relativamente al Parco, che pare sfuggire di mano, ha convocato una riunione. I presenti, ovvero lo stesso Quero, i sindaci dei comuni di Laterza e Massafra, l’ass. all’Agricoltura del Comune di Castellaneta ed i rappresentanti dei comuni di Statte, Ginosa e Palagianello, hanno evidenziato come il lavoro svolto dai comuni  in circa quattro anni, in merito all’istituendo Parco delle Gravine, sia stato completamente disatteso; peraltro, l’attuale Giunta Regionale non ha neanche preso in dovuta considerazione le delibere di Consiglio Comunale, con le quali i rispettivi enti comunali avevano formulato una propria proposta di perimetrazione. In tal modo, ha rimarcato il tavolo di concertazione, sono state violate le regole fondamentali della democrazia, che impongono di adottare provvedimenti concertati e condivisi, quando si operano scelte, che mettono in ballo interessi e diritti diffusi. In riferimento alla Delibera Regionale, soprattutto, per i vincoli che le norme di salvaguardia impongono sui territori perimetrati, essa appare fortemente lesiva dei diritti e degli interessi dei territori interessati.
Pertanto, l’assemblea all’unanimità ha deciso di richiedere alla Regione Puglia la revoca, in via di autotutela, della stessa delibera; se ciò non si verificherà, gli enti interessati procederanno con un ricorso giurisdizionale dinanzi all’autorità giudiziaria competente, a tutela dei diritti e degli interessi delle rispettive comunità coinvolte. (Maria Florenzio)

mercoledì 21 settembre 2005

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi:


IL CASO / Parte da Mottola la protesta dei primi cittadini che chiedono di poter rivedere i termini della perimetrazione decisa con la delibera del 6 agosto


«Gravine, quel progetto è da rivedere»


Un appello-ultimatum alla Regione sottoscritto dai sindaci jonici del versante occidentale


MOTTOLA - Incontro presso il Palazzo Municipale dei sindaci dei Comuni del versante occidentale per discutere della «Perimetrazione dell’istituendo Parco Terra delle Gravine», in particolar modo per contestare il disegno di legge approvato con la delibera della Giunta Regionale il 6 agosto scorso.
Oltre a Giovanni Quero, sindaco di Mottola, erano presenti i sindaci di Laterza e di Massafra; l’assessore all’agricoltura del comune di Castellaneta e i rappresentanti dei comuni di Statte, Ginosa e Palagianello. Quest’ultimo, però, ha abbandonato la riunione per impegni presi precedentemente. La discussione è stata abbastanza animata e tutti hanno denunciato la mancata concertazione da parte della Provincia e della Regione Puglia in ordine ai provvedimenti assunti e ai divieti imposti in merito all’approvazione del Parco delle Gravine.
L’assemblea dei sindaci ha contestato il lavoro svolto negli ultimi anni dagli Enti in ordine ai provvedimenti assunti.  «E’ stato completamente disatteso da parte dell’attuale Governo Regionale - si legge nel verbale della riunione - il contenuto delle delibere adottate dai Consigli Comunali in merito alle proposte di perimetrazione dell’istituendo Parco». I sindaci ritengono il disegno di legge fortemente lesivo dei diritti e degli interessi delle comunità interessate dalla citata perimetrazione. Per tale motivo chiedono alla Regione Puglia «la revoca, in  via di autotutela, della delibera adottata il 6 agosto scorso, sottolineando, altresì, che se detta richiesta verrà disattesa le Amministrazioni Comunali interessate promuoveranno un ricorso giurisdizionale dinanzi alle autorità Giudiziarie competenti».
Alla riunione presso il Comune di Mottola erano presenti  anche i rappresentanti di categoria degli agricoltori e degli allevatori, i quali hanno riferito che giovedì si incontreranno, in quanto invitati, con gli organi dell’Amministrazione Provinciale di Taranto. Comunque, gli stessi si sono dichiarati preoccupati per il regime vincolistico che il disegno di legge regionale contiene. I sindaci hanno anche ribadito, per bocca di Quero, che la loro posizione sarebbe a favore di un Parco che contempli, però, gli interessi dei cittadini ed in particolar modo degli interessi degli agricoltori e degli allevatori, già provati dalla crisi degli ultimi anni. Pertanto, loro auspicano che venga approvata una perimetrazione di un Parco che sia il frutto di una concertazione fra gli Enti interessati e le associazioni di categoria.


«L’idea del Parco - ha sottolineato il sindaco di Mottola - non può essere applicata ad ogni tipo di realtà. Ma bisogna verificare con attenzione le condizioni che ne consentano l’utile realizzazione. Il nostro - ha chiarito Quero - è un territorio fortemente antropizzato, all’interno del quale si trova il 25 per cento dell’intero patrimonio zootecnico di tutta la Regione Puglia. Ecco perché è necessaria una informazione preventiva precisa e puntuale che sfoci in un progetto condiviso». (Francesco Francavilla)

Alcuni commenti sull'incidente all'Ilva di una decina di giorni fa si trovano sul sito di Girodivite.

venerdì 16 settembre 2005

Dal Corriere del Giorno di oggi:


Le iniziative per Mottola, Castellaneta, Laterza, Ginosa, Palagiano e Palagianello


Un piano di sviluppo da 4 milioni di euro


MOTTOLA. Prima presentazione ufficiale, quella tenutasi l’altra sera, presso "Casa  Isabella" a Mottola, del PSL, il Piano di Sviluppo Locale, che il GAL, il Gruppo di Azione locale "Luoghi del Mito" intende attuare nel territorio ionico, che ingloba i comuni di Mottola (ente capofila), Castellaneta, Ginosa, Laterza, Palagiano e Palagianello.
"L’obiettivo ultimo - così come sottolineato dal presidente Paolo Nigro - è quello di valorizzare i prodotti tipici locali, promuovendo al tempo stesso la valorizzazione delle risorse naturali e culturali del territorio, inteso come elemento d’impresa, per arrivare alla creazione di un vero e proprio distretto rurale pilota. Un progetto ambizioso, ma non impossibile da concretizzare - ha sottolineato Nigro - se si parte dalla consapevolezza che il territorio si connota per una forte omogeneità". Alla prima conferenza di presentazione del PSL, a portare i saluti della comunità mottolese, il sindaco Giovanni Quero, che, partendo dalle gravi difficoltà, che oggi stanno vivendo i nostri agricoltori, a causa della concorrenza straniera, che impedisce alle nostre produzioni di imporsi sul mercato, ha sottolineato come "ai 6 comuni facenti parte del GAL, insieme agli operatori economici privati, che sono parte integrante di tale progetto, venga offerta la grande opportunità di creare un sistema integrato di interventi sul territorio, mediante una progettualità, che spieghi i suoi effetti a lungo termine".
Ad illustrare nei dettagli il PSL, sono intervenuti, Daniel Dal Corso, direttore tecnico del GAL, Fabrizio De Castro, Gianfranco Cataldi e Stefania Taurino, che si occupano del piano di comunicazione e Maria Gigante, responsabile amministrativo e finanziario. Non sono mancati i contributi dei sindaci Andrea Nicolotti (Castellaneta), Francesco Petrera (Palagianello), Giuseppe Cristella (Laterza) e di Giuseppe Brillante, Direttore Regionale della Coldiretti; importante l’intervento di Cosimo Sallustio, responsabile dell’Ufficio Leader Regione Puglia; non va, infatti, dimenticato che, il GAL rientra nel programma di iniziativa comunitaria Leader Regione Puglia 2000 - 2006 e che risulta essere un progetto cofinanziato dall’Unione Europea. Lo stanziamento complessivo ammonta a poco più di 4 milioni di euro, dei quali 550mila sono stati riservati alla gestione complessiva del Gruppo di Azione Locale e all’animazione del territorio. La restante parte dei fondi saranno utilizzati per le singole misure. Corposa la misura 2, asse I: 1 milione e 540mila euro a sostegno del sistema produttivo, che consentirà l’erogazione di fondi alle imprese; prevede la creazione di 5 alberghi rurali, l’acquisto di macchinari per le imprese, l’attivazione di scuole - botteghe, vetrine e punti vendita per prodotti agroalimentari ed artigianali. Poi, come ordine di importanza, c’è la misura 4, alla quale vengono destinati 1 milione e 350mila euro per gli interventi di recupero dei musei, l’attivazione di studi, la creazione di masserie - scuole. Per 390mila euro, la misura 3 prevede 2 azioni: creazione di uno sportello unico di orientamento al sistema produttivo e la creazione di un centro per lo sviluppo dei prodotti tipici artigianali ed agroalimentari. Ben 270mila euro destinati alla misura 6 riservata alla formazione. L’Asse II, invece, permette di attivare progetti di cooperazione inter - territoriale e transnazionale.
La serata di "Casa Isabella" è servita anche per presentare il logo del GAL, che rimanda alle gravine, alla maiolica, al mito di Valentino, alla flora delle nostre zone. Prima di dare inizio alla degustazione di prodotti tipici locali, innaffiati da ottimi vini , Paolo Nigro ha voluto ringraziare tutto il partenariato del GAL: per il pubblico i sei comuni e, per la parte privata, la Banca Popolare di Puglia e Basilicata, la Federazione Provinciale Coldiretti di Taranto, l’ASS.JO.PRO.LA - Associazione Jonica Produttori Latte di Taranto, l’Associazione del Commercio e del Turismo e dei Servizi e delle PMI della provincia di Taranto, la Confartigianato - Associazione Artigiani della provincia di Taranto, la Confcooperative - Unione Provinciale di Taranto, il C.A.T. - Consorzio Agrumicoltori Tarantini di Palagiano, l’ORTAJ Coop di Palagiano, la Pro Loco di Ginosa, la Pro Loco di Palagiano, la Demetra Società Cooperativa Sociale di Castellaneta, l’Associazione Culturale "Arch. Michele Giannico" di Laterza, il Consorzio Pane di Laterza ed il C.I.A.O. - Consorzio Interregionale Agro Operator di Mottola.

Ancora dal Corriere del Giorno:


Una proposta dell’associazione Palingenesi per domani sera


Un’escursione notturna fra le “grotte di Dio”


MOTTOLA - La gravina, lontana dal caos del centro urbano, immersa nei profumi e nel silenzio della lama, tra il verde inconfondibile della macchia mediterranea, diventa uno spettacolo naturale da gustare anche di notte: interessante e, soprattutto, innovativa, l’idea, proposta dall’associazione "Palingenesi", che offre servizi turistici e culturali sull’ intero territorio regionale, di organizzare un’escursione tutta notturna, tra le famose "grotte di Dio". Un’occasione, che consentirà ai partecipanti, di tuffarsi nel passato, rivivendo per qualche ora, le suggestioni della vita medioevale, che vide quelle grotte abitate da i nostri avi.
Così, Mottola, quella che era la meta fissa degli antichi crociati, diventa anche luogo ideale, per consentire agli amanti della civiltà rupestre di gustare gli affreschi parietali delle grotte, i sapori della natura, anche di notte, durante un viaggio ideale tra l’arte, la cultura di un tempo e l’alta spiritualità del passato.
Il primo appuntamento con le escursioni notturne è fissato per venerdì 16 settembre; l’inizio della "suggestiva peregrinazione" è previsto per le ore 19,30, con il raduno dei partecipanti presso l’hotel "Villa Petruscio". Alle ore 20, ognuno con il proprio mezzo, partirà alla volta della cripta di San Nicola, che, per l’occasione, sarà scenograficamente illuminata, consentendo al viandante di inoltrarsi in un percorso originale, illuminato dalla luce tremula delle torce e delle padelle romane. Verso le 21,20 circa, sarà possibile visitare l’interno della grotta, la famosa "cappella sistina della civiltà rupestre". A conclusione della serata, non mancherà una sosta, intorno alle ore 22,30, presso l’hotel "Villa Petruscio", immerso nel cuore della gravina, per la degustazione di prodotti tipici locali: formaggi del caseificio "Casalrotto" di Mottola, salumi offerti dalla "Girani" di Massafra, le bontà del forno da guinness di Pietro Catucci; il tutto innaffiato da ottimi vini del posto, messi a disposizione dalla Masseria Ludovico ed illustrati dalla sommellier professionista Antonella Millante, che potranno essere gustati al ritmo della musica popolare. Non mancheranno zuppe della cucina tradizionale pugliese e la gustosa frutta delle nostre terre. Per partecipare all’iniziativa, che non potrà superare le 60 unità, è consigliabile prenotarsi allo 099.8866041 o al 340.2329471. Costo di partecipazione, 16 euro.
"Tale viaggio notturno - commenta Angelo Pavone dell’associazione Palingenesi, che lo ha organizzato - vuole essere la prima di tutta una serie di iniziative turistico - promozionali, finalizzate alla riscoperta delle bellezze storiche, ambientali e culturali del nostro territorio. Va ringraziato anche il Comune di Mottola, che ha dato il proprio patrocinio all’iniziativa, provvedendo anche, grazie all’interessamento dell’assessore al Turismo, Giovanni Sgobba, a ripulire la zona limitrofa alla grotta di San Nicola da erba secca e sterpaglie". (M. Flo.)

Dal Corriere del Giorno di oggi (giovedì):


Quero: ultimatum all'Ilva


Dopo la morte di un ragazzo mottolese, a due anni dal ferimento di un altro, il sindaco scrive alle istituzioni chiedono di imporre allo stabilimento di dare sicurezza al lavoro. Il lavoro non è più importante della vita


MOTTOLA - Già due anni fa, il sindaco di Mottola, Giovanni Quero aveva scritto agli organi di controllo per sensibilizzarli, affinché si attivassero, in tempo debito, per risolvere i gravi problemi connessi alla sicurezza del lavoro all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. In quell’occasione, a determinare l’intervento del primo cittadino, era stato un incidente all’interno dell’Ilva, che aveva coinvolto un ragazzo di Mottola, di 28 anni, che ne era uscito salvo, ma privo di una gamba.
Gli anni, i giorni sono passati, eppure, ancora, nello stabilimento si continua a morire. Oggi, purtroppo, Mottola piange la perdita di uno dei suoi figli, Gianluigi, un altro giovane scomparso, strappato alla vita dallo stabilimento ionico, che deve garantire il lavoro, il sostentamento economico e non la precarietà dell’esistenza.
Così, di fronte all’ennesimo episodio di incidente sul lavoro, questa volta, però, ancora più drammatico, vistone il tragico epilogo, il sindaco Quero si vede costretto a scrivere alla Presidenza della Giunta Regionale, alla Presidenza della Provincia di Taranto, al sindaco di Taranto e alla Prefettura: "…sentimenti di dolore e di rabbia - scrive il primo cittadino; dichiarazioni dure e prese di posizione forti in ordine alla dirigenza Ilva; ma cosa intendiamo fare di concreto? Si corre il rischio di abituarsi al dramma; le nostre parole potrebbero sembrare retorica spicciola finalizzata solo a suscitare unicamente consensi nella gente, determinando, paradossalmente, indifferenza ed, addirittura, assuefazione tra i proprietari del siderurgico, così come amichevolmente viene spesso definito lo stabilimento dai Mottolesi, in forma quasi amichevole, magari nel tentativo di volerne esorcizzare drammi e tragedie sempre in agguato".
L’invito che Quero rivolge all’azienda e ai suoi vertici dirigenziali è di acquisire una maggiore responsabilità sociale; alle istituzioni, invece, il compito di esercitare il ruolo di sussidiarietà e di controllo. "Bisogna operare una scelta - continua Quero nella sua lettera: o imporre con forza alla proprietà Ilva, in attuazione degli strumenti normativi vigenti, l’adozione di un piano per la ristrutturazione e la messa in sicurezza degli impianti a rischio, oppure…accettare un ricatto sociale: convincersi che il lavoro è più importante della vita dei nostri figli!". All’interno dell’Ilva, c’è un ricambio generazionale, ma non di certo, quello che riguarda la manutenzione degli impianti, che diventano sempre più vecchi ed inadeguati, pronti a seminare nuove vittime. Qualcuno deve intervenire per impedire che lo stabilimento Ilva continui a produrre nuovi anelli, non di acciaio, ma di vite umane, da unire alla lunga catena di morte, che sembra destinata a non volersi spezzare. (Maria Florenzio)

martedì 13 settembre 2005

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi:


Il marketing territoriale e l’idea di crescita comune del territorio sulla base dell’identità, dei valori condivisi e della ecosostenibilità


Progetto «Luoghi del Mito» per lo sviluppo di sei Comuni


Mottola,Castellaneta,Ginosa,Laterza,Palagiano e Palagianello rientrano nel Gruppo di azione locale.Oggi la presentazione


Il Gal, Gruppo di Azione Locale «Luoghi del Mito» entra nel vivo delle proprie  progettualità di marketing territoriale, a vantaggio dei comuni di Mottola (ente capofila), Castellaneta, Ginosa, Laterza, Palagiano e Palagianello. Oggi alle 18, presso i locali di «Casa Isabella», in zona San Basilio - Mottola, sarà presentato il Piano di sviluppo locale, proteso a dare risalto e valore a quella omogeneità culturale ed economica, che connota l’entroterra dei Comuni coinvolti. L’obiettivo è quello di partire con tutta una serie di azioni, che, attraverso una fattiva collaborazione tra pubblico e privato, puntino alla sviluppo di quella peculiarità rurale, che contraddistingue il nostro territorio.

«Arrivare alla creazione di un distretto rurale pilota - commenta Paolo Nigro, presidente del Gal -, oggi è possibile soltanto se, partendo dall’eccellenza dei nostri prodotti locali, si mettono in atto interventi integrati, tesi a valorizzare le risorse economiche del nostro territorio, in un discorso di omogeneità e, soprattutto, di crescita eco - sostenibile». Il programma dei lavori prevede l’intervento iniziale del sindaco di Mottola, Giovanni Quero e di Francesco Carbotti, assessore provinciale all’Agricoltura. Al presidente del Gal, Paolo Nigro, il compito di introdurre l’argomento e, soprattutto, di scoprire ed illustrare il logo, «Luoghi del Mito». Il Piano di sviluppo locale sarà, poi, spiegato nei contenuti e nelle sue finalità specifiche ai presenti, attraverso le relazioni di Fabrizio De Castro, Daniel Dal Corso, peraltro direttore tecnico del Gal, di Gianfranco Cataldi e Stefania Taurino. Sono previsti anche gli interventi dei componenti del partenariato, che si avvale di ben venti soci: oltre ai 6 comuni coinvolti, al Gal, infatti, aderiscono anche la Banca Popolare di Puglia e Basilicata, la Federazione Provinciale Coldiretti di Taranto, l’Associazione jonica produttori latte di Taranto, l’Associazione del Commercio e del Turismo e dei Servizi e delle Pmi della provincia di Taranto, la Confartigianato - Associazione artigiani della provincia di Taranto, la Confcooperative - Unione provinciale di Taranto, il Consorzio agrumicoltori tarantini di Palagiano, l’Ortaj Coop di Palagiano, la Pro Loco di Ginosa, la Pro Loco di Palagiano, la Demetra Società Cooperativa Sociale di Castellaneta, l’Associazione Culturale «Arch. Michele Giannico» di Laterza, il Consorzio Pane di Laterza ed il Consorzio Interregionale Agro Operator di Mottola.

A concludere gli interventi, sarà Cosimo Sallustio, responsabile dell’Ufficio Leader della Regione Puglia. A fine lavori, è prevista anche una degustazione di prodotti locali, per avere un assaggio della tipicità della nostra terra. Dopo l’incontro mottolese, il Gal verrà presentato, secondo appuntamenti cadenzati, anche negli altri 5 comuni coinvolti.

Sempre dal Corriere del Giorno di oggi:



Ormai non è più tempo di aggettivi. Per Gigi Mastrangelo può bastare un appellativo: “il re”. La corona di sire l'ha indossata per davvero, nel turbinio dei festeggiamenti del dopo-gara.

Ma il campione di Mottola re lo è stato per davvero: l'immagine dell'Italia vincente si sovrappone e coincide con la sua. Caratterizzata da alcuni tratti distintivi: la grinta, la ferocia agonistica, la capacità di motivare i compagni e di stimolarli nei momenti più complicati. Mastrangelo è stato il “leader morale” della nuova Italia di Montali. L'icona di un gruppo di giocatori coraggiosi, refrattari ad arrendersi alle difficoltà: capaci di vincere un campionato europeo sovvertendo tutti i pronostici, ribaltando l'1-2 a favore dei russi maturato alla fine del terzo set.

La telefonata del cronista è un appuntamento puntuale dopo ogni vittoria: il centrale azzurro risponde con il consueto garbo e racconta le emozioni dell'ultimo successo, il terzo Europeo vinto nel corso della sua carriera.

Mastrangelo, cosa aggiunge questo successo alla sua carriera?

«Sensazioni nuove, particolari. Negli altri Europei vinti ero un giovane tra i “vecchi”: ma il tempo passa, stavolta ero io il “vecchio” in mezzo ad un gruppo di giovani. Ero caricato di maggiori responsabilità, ho dato il massimo. Questo successo lo sento davvero mio».

Le immagini televisive rappresentano la testimonianza più bella. Mastrangelo sempre pronto a dare la carica, ad esaltarsi nelle fasi decsive. Lei è stato il leader di questa squadra...

«E' questo, da sempre, il mio modo di vivere le partite ed il rapporto con i compagni. Lo faccio volentieri, ogni punto rappresenta l'occasione giusta per trasmettere fiducia e determinazione».

A un certo punto tutto sembrava perduto. Sull'1-2 la Russia sembrava pronta ad involarsi verso il titolo, vi prendeva letteralmente a pallate. Cosa ha pensato in quei momenti?

«Che dovevamo dimenticare tutto il resto, i punti giocati e quelli perduti. Davanti a noi avevamo un'unica possibilità per riemergere: cominciare bene il quarto set, metterli sotto pressione sin dalle prime battute, non cedere più nulla sul versante della concentrazione».

Ci siete riusciti, anche grazie ad un eccezionale alleato: il pubblico del Palalottomatica è stato meraviglioso.

«E' stata una emozione fortissima. Non capita tutti i giorni l'opportunità di giocare davanti a tifosi così caldi e numerosi, addirittura 15000. In tanti anni giocati ad alti livelli, una cosa simile mi era successa soltanto in Brasile. C'erano 20000 spettatori...».

A Roma c'erano anche i suoi genitori...

«...mia moglie, mio figlio e tanti amici venuti da Mottola. Vincere davanti ai propri affetti più cari è il massimo».

Due anni fa, dopo la seconda vittoria europea, disse: «Le emozioni evaporano in 24 ore». E adesso?

«Stavolta è diverso. Abbiamo giocato in Italia, i media e la tivù ci hanno dedicato una attenzione incredibile. E' davvero difficile pensare ad altro: tutto mi ricorda questo successo. Sarebbe bello avere sempre questo tipo di riscontri, non solo quando si vince».

Per lei ci sarà poco tempo per festeggiare. Il campionato incombe.

«Comincio una nuova parentesi con la Cimone Modena. Ho firmato un contratto della durata di quattro anni, i progetti sono ambiziosi. Sarà un'avventura stimolante»

Quando la rivedremo nella “sua” Mottola?

«Presto, spero entro la fine dell'anno per un breve periodo di vacanza. L'affetto verso la mia terra non cambia».

E magari, prima o poi, potrebbe tornare a giocare dalle nostre parti in campionato...

«Certo, basta che la Prisma ritorni subito in A1. Mi farebbe davvero piacere, auguro alla società tarantina di centrare l'obiettivo della promozione. Onestamente, credo che Taranto abbia tutte le carte in regola per tornare nella massima serie: ha un tecnico bravo e preparato e una rosa ricca di ottimi giocatori».

Dal Corriere del Giorno di oggi:


Carrara: siamo stati responsabili anche nei momenti più critici


Torna Romano Mussolini, dopo 32 anni, e fa il pieno


MOTTOLA - Aldilà di quello che era il programma, la Festa Tricolore, quest’anno, si è prolungata per ben 4 serate, concludendosi, solo ieri, con la proclamazione di Miss Tricolore, interrotta dalla pioggia battente nella serata di venerdì. Importanti gli interventi fatti da personaggi di spicco della politica nazionale, che si sono avvicendati in piazza XX Settembre, in quella che, come più volte ha sottolineato il consigliere regionale, nonché presidente provinciale di AN, Pietro Lospinuso, "è diventata la Festa Tricolore della provincia, importante appuntamento con gli elettori, per ritrovarsi e, soprattutto, come recitava lo slogan di questa 6a edizione …per ritornare tra la gente". Nella serata di sabato, a prendere per primo la parola, è stato il sen. Giuseppe Semeraro; inevitabile l’accenno alla recente nomina dei dirigenti delle Asl, da parte della Giunta Regionale. "Il criterio per l’individuazione dei dirigenti, adottato da Vendola e dai suoi - ha ribadito il sen. Semeraro - si è basato sull’affidabilità politica, escludendo di fatto, arbitrariamente tutti coloro che appartenevano alla parte avversa, ignorando professionalità e titoli acquisiti. La competenza - ha aggiunto il senatore - va individuata nell’impegno e nella professionalità dimostrata con i fatti e non, certamente, nell’appartenenza ad una o all’altra coalizione politica". Dure le critiche di Semeraro anche nei confronti della volontà del presidente Regionale Vendola, portata a compimento, di circondarsi di assessori, che, non partecipando alla campagna elettorale, non sono stati eletti dai cittadini e che, peraltro, non essendo pugliesi, non conoscono le peculiarità e, quindi, le problematiche del territorio regionale. E’ seguito, subito dopo, l’intervento dell’on. Adriana Polibortone, peraltro, diventata anche coordinatrice regionale di Alleanza Nazionale.

"Sono qui a rappresentare la destra del passato - ha esordito il sindaco di Lecce - e spero di poter rappresentare anche quella del futuro. Oggi, parlo volutamente di destra, perché stiamo tornando tra la gente - ha detto la Polibortone - con la voglia e l’identità di persone appartenenti alla destra, che vogliono affermare i valori della destra nella società". Con punte di polemica, l’on. Polibortone ha posto l’accento sulla legge sulla trasparenza, che, sebbene sia vigente, non sempre viene applicata correttamente; allusione palese alla validità di quei voti, che, durante le ultime  regionali, non sono stati attribuiti. "La nostra fortuna, oggi - ha aggiunto la stessa - è quella di essere governati dall’ultra centrosinistra, ovvero da Rifondazione Comunista, che, essendo la parte politica più lontana dal centrodestra, ci permette di differenziarci nella visione dei problemi sociali. Siamo, dunque, nelle condizioni di affermare la vera identità della destra; coloro che ne condividono i valori, parlano tutti la stessa lingua".

Nella serata di domenica, a dare inizio alla festa, ci hanno pensato i "Cantori di Mottola", diretti dal maestro Gabriele Sponsale, che hanno intonato l’inno nazionale; poi, in memoria delle vittime dell’11 settembre di quattro anni fa, Antonio Marra ha eseguito Il Silenzio alla tromba. Momento di grande commozione, ma anche di profonda riflessione. L’On. Patarino, ha preso, poi, la parola, esprimendo il suo plauso personale per l’impegno del locale circolo di AN, invitando i potenziali elettori a valutare quanto di concreto e reale, a livello di riforme, con e per la gente AN e tutto il centrodestra hanno prodotto. Di rilievo la partecipazione, alla Festa Tricolore 2005, dell’on. Nuccio Carrara, sottosegretario alle Riforme Istituzionali, il quale ha voluto rimarcare il ruolo di AN: "E’ un partito di Governo, che ha sempre mostrato grande  responsabilità anche nei momenti più critici". Secondo l’on. Carrara, la Cdl ha tutte le carte in regola per vincere le prossime politiche: "Già in passato - ha detto - si è data un programma comune ed ha vinto; vanta, all’interno della sua coalizione politica, molti punti di contatto e pochissimi di divergenza; per di più, L’Ulivo non è in grado di stare insieme e di proporre un programma alternativo. I nostri avversari politici - ha aggiunto l’on. Carrara - non sono in grado di esprimere un’unica e comune politica estera, visto che all’interno della loro compagine molti sono tifosi del fondamentalismo islamico; vantano un’antimericanismo, che, però, è incompatibile con la politica atlantica tradizionalmente perseguita dall’Italia; inoltre, stanno insieme cattolici ed atei, che vogliono salvare da un lato il valore della famiglia e che, dall’altro, sponsorizzano i matrimoni tra gay". Tra le migliori riforme fatte dal centrodestra, l’on. Carrara ha citato, nel suo intervento, quella che riguarda il "premierato", che, di fatto, rende forte l’elettore, gli affida la responsabilità di scegliere tra leader alternativi. Per quanto riguarda il ruolo della Lega, "è strumentale - ha ribadito l’onorevole di AN - attribuirgli quel potere di ricatto, che concretamente non ha, come se le riforme fossero suo esclusivo appannaggio". L’importanza di AN oggi? "E’ un partito - ha concluso Carrara - che ha un ruolo di grande responsabilità ed equilibrio, decisivo per l’assetto futuro della Cdl; AN continuerà a battersi perché si discuta delle ragioni dello stare insieme, che sono preminenti".

La Festa Tricolore, anche quest’anno, non ha vantato solo occasioni di dibattito politico, ma anche momenti di buona musica; grande successo per gli "OHM - Pink Floyd Cover Band" e per il grande concerto jazz di Romano Mussolini al piano, affiancato da Guido Pistocchi alla tromba, Osvaldo Mazzei alla batteria, Giorgio Rosciglione al basso e Massimo D’Avola al sax. Un concerto di rilievo, quello tenuto da Romano, tornato a Mottola dopo trentadue anni, che ha tenuto i cittadini mottolesi immobilizzati in piazza XX Settembre per una buona ora. Per la buona riuscita della Festa Tricolore, vanno ringraziati il Comitato Organizzativo, che si è avvalso anche della collaborazione del Circolo Azione Giovani di Mottola ed il Comitato Onorario. (Maria Florenzio)

lunedì 12 settembre 2005

Le cronache sportive odierne sono piene della notizia della vittoria azzurra del volley; abbiamo scelto il seguente articolo dal Corriere del Giorno, incentrato su Luigi Mastrangelo:


Mastrangelo nella storia


Il centrale di Mottola tra i protagonisti della vittoria dell’Italia all’Europeo: ieri sera a Roma, un grande 3-2 in finale alla invitta Russia


Da brividi. L’Italvolley centra davanti al suo pubblico, quello del Lottomatica di Roma, il suo sesto titolo continentale, il secondo di fila dopo Berlino 2003. E nel modo più rocambolesco possibile, al tie-break, lo stesso passaggio obbligato percorso contro la Serbia in semifinale. Contro la Russia, poi, unica in questo Europeo ad averla battuta nel girone, la grande favorita che si spegne lentamente dopo aver fatto seriamente tremare le certezze azzurre.

L’Italia dei giovani, del post Sartoretti, Papi, Pippi, Tofoli, Giani, l’Italia che  doveva dimenticare subito l’argento di Atene per ricostruire il gruppo per Pechino 2008, va subito a segno. Col senno di poi, fanno quasi sorridere per la mancata qualificazione alla fase finale della World League: questi ragazzi, campioni d’Europa, sono già pronti a ricevere la più pesante delle eredità. Fei che si scopre opposto, Cisolla, Tencati, Mastrangelo, Corsano da libero, e ancora Cernic, capitan Vermiglio, cambi importanti come Savani, Lasko e Sintini, e anche chi ha giocato pochino come Paparoni e Cozzi: è il gruppo che si laurea campione, lo stesso che cammin facendo farà esperienza per i prossimi Giochi.

Ed è il successo del loro gurucittì, Gian Paolo Montali, uno abituato a trasformare in oro tutto ciò che luccica. Con queste premesse, nemmeno la Russia poteva metterci i bastoni tra le ruote. È il titolo europeo anche di Gigi Mastrangelo, uno dei “reduci” della delusione di un anno fa alle Olimpiadi di Atene 2004: dopo la sconfitta in finale dall’inarrivabile Brasile, l’immagine del mottolese, classe ’75, che si copriva con la testa con l’asciugamani per nascondere il pianto di delusione e rabbia fu l’emblema di quella nazionale che chiudeva un ciclo. Se nel ’99 Mastrangelo vinse il titolo europeo da riserva, stavolta il successo è arrivato da titolare. Il centrale è stato anche eletto miglior muro dell’Europeo.

La partenza dell’Italia in questa finale da cardiopalmo è subito lanciata, anche se la Russia tenta di sconvolgere i piani di Montali andando avanti per 3-1. Niente di preoccupante perchè, dall’altra parte della rete, gli azzurri sono carichi e replicano con le loro armi migliori, muro e difesa. Una miscela esplosiva che ha in Alberto Cisolla e Alessandro Fei gli interpreti migliori, con il solito Gigi Mastrangelo a confezionare muri su cui sbattono i russi. Tentativi di fuga azzurra: 6-4, 10-7, ma gli avversari non si staccano, tenuti in vita da quel bombardiere che è Poltavski. E allora, quando c’è da randellare prende la scena Cisolla, che fa tre punti di fila per il 16-13, bottino che lo stesso opposto della Sisley rimpingua sino al +5 (21-16).

Cernic ci mette i muscoli, Fei l’ultimo punto: esplode il PalaLottomatica, primo set in casaforte con lo score di 25-22. Sull’onda dell’entusiasmo si pensa ad una Italia in formato rullo compressore ma la Russia, inutile sottolinearlo, non è l’ultima arrivata. E così, succede il ribaltone: il sestetto di Gajic ammutolisce la platea volando sino all’11-4 in un batter baleno, gap impossibile da rimontare anche se Montali prova a scuotere i suoi inserendo Savani e Sintini. Quando però Kazakov mura in faccia a Mastrangelo il 22-14 e Savani spedisce out per il 23-14 russo, prende forma l’incubo: 1-1 (25-14) e partita tutta da rifare.

Anzi, tutta in mano alla Russia, che continua a giocare senza sbavature dando l’impressione di quelle corazzate che nessun missile potrebbe affondare. L’Italia affonda sotto i ”colpi nemici”: 4-10, 6-16 (Fei mette fuori), 10-20. La difesa azzurra si è fatta improvvisamente di burro, i martelli russi fanno sino in fondo il loro mestiere: c’è poco da commentare,  Ergotchev e compagni archiviano la pratica sul 25-15 dando all’Italia uno di quegli schiaffi che narcotizzerebbero chiunque.

Ma questa pazza, pazza Italia ritrova chissà dove quelle energie nervose che servono per rimettere sotto la Russia. Come accadde ieri nell’atto conclusivo della semifinale con la Serbia, gli azzurri risorgono quando tutto sembra tramare contro. Pronti e via ed è Italshow, in quarto parziale sempre condotto nel punteggio, dove Cisolla e Cernic non sbagliano più un colpo, dove l’atmosfera si elettrizza per qualche decisione arbitrale, dove l’Italia mette le ali senza paura di cadere: il +6 per gli azzurri è una costante, Fei non sarà brillante come in altre notti magiche ma ci mette farina del suo sacco con il muro che dà all’Italia il 25-19 che spalanca l’ingresso al tiebreak. E qui gli azzurri compiono il capolavoro, non allentano la pressione sui russi, filano subito avanti, difendono con le unghie: gli avversari sembrano un colosso d’argilla, il palazzo vibra ai muri di Mastrangelo, una gioia incontenibile che scoppia all’errore in battuta di Poltavsky. E’ il 15-10 da sogno, la vittoria tra le più belle del volley italiano.


sabato 10 settembre 2005

Dal sito quipuglia.it:


Venerdì 9 Settembre 2005  14:28


 Incidente all’ILVA: muore giovane 24enne.


É accaduto a Taranto/Interviene il Parlamentare di An, sen. Euprepio Curto.


É ancora tutta da chiarire la dinamica: ma stando a quanto è dato sapere forse sarebbe morto a seguito – stando a quanto è dato sapere –delle conseguenze risultate fatali da un probabile scontro di due unità operative all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto. É sarebbe dunque morto così un giovane 24enne tarantino: una vita spezzata in un soffio. Probabilmente secondo le prime testimonianze avrebbe da poco quasi terminato il proprio turno di lavoro della giornata. Le organizzazioni sindacali hanno proclamato una giornata di sciopero in segno di lutto e di protesta. Intanto cominciano a giungere in redazione anche le prime reazioni ad una simile notizia. Come quella fatta pervenire dal sentore di An Euprepio Curto.

«É grande la tristezza – scrive il Senatore di An - di fronte alla morte di un giovane di soli 24 anni che probabilmente aveva raggiunto con grandi sacrifici l’agognata meta di un posto di lavoro. La commozione che ci assale in questi frangenti ci deve però indurre a comportamenti improntati al massimo senso di responsabilità al fine di cogliere da questo grave fatto la spinta per fornire sempre maggiori contributi alla battaglia per la sicurezza nei posti di lavoro. Vi sono pertanto delle cose da fare e dei comportamenti da tenere, così come ci sono pure cose da non fare e comportamenti che e’ opportuno evitare. Personalmente, ho ritenuto opportuno contattare immediatamente il Senatore Oreste Tofani, Presidente della Commissione Parlamentare sugli Infortuni sul Lavoro e sulle Morti Bianche, commissione della quale faccio parte, affinché venga immediatamente calendarizzato il sopralluogo all’Ilva di Taranto che, dietro mia proposta, era stato già fissato tra gli ultimi giorni di settembre e i primi giorni di ottobre. Ho ritenuto pure opportuno, anche se al momento non è stato comprensibilmente possibile, contattare i vertici aziendali per conoscere la loro versione e possibilmente la ricostruzione del grave fatto. Ritengo pure opportuno pregare e invitare alla massima compostezza possibile nei rapporti con la stessa Ilva, e comunque fatte salve le eventuali responsabilità tenuto conto che trattasi del più grande centro siderurgico d’Europa all’interno del quale vivono e operano ben quattordicimila lavoratori. Così come è opportuno gridare con tutta la forza possibile che non ci accontentiamo né ci consoliamo del trend discendente del numero degli infortuni perché l’obbiettivo che ci dobbiamo tutti porre è quello che queste tragedie non accadano più. Una cosa è invece da evitare, e probabilmente è questo l’unico rilievo che faccio all’intervento che il Presidente della Regione ha fatto stamane in Prefettura a Taranto. Questa tragedia non deve alimentare nessuna lotta di classe, non deve alimentare odii, non deve spingere allo scontro sociale. Può essere questo il modo giusto per onorare la memoria di un povero giovane, - conclude il sen. Curto - di un giovane lavoratore». (Giovanni di Noi)

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi:


L’Ente non ha risorse per pagare gli stipendi


Comunità montana - ieri la protesta degli lsu


MOTTOLA - Manifestazione di protesta ieri a Mottola dinanzi alla sede della comunità Montana della Murgia tarantina. Diciassette operai rischiano di perdere il salario. Sei di questi appartengono a Sviluppo Italia la cui attività scade il 31 ottobre, data di conclusione del quinquennio convenzionale.Gli altri undici sono lavoratori socialmente utili e il loro contratto scadrebbe il 30 settembre prossimo per mancanza di fondi. La loro retribuzione dipende dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia. L’Ente non può da sola affrontare la spesa perché non ha risorse e non dispone nemmeno di fondi per acquistare le attrezzature di manovalanza e di sicurezza agli operai.

Una situazione incresciosa che ieri ha visto manifestare vivacemente gli operai, capeggiati da Salvatore Stasi, Coordinatore Provinciale della Confederazione dei Cobas, che sta guidando la contrattazione e che ha voluto ringraziare il consigliere provinciale Franco Gentile per la solidarietà manifestata. Il presidente della Comunità Roberto Giovinazzi ha assicurato a Stasi il pieno interessamento. La prossima settimana è previsto un incontro in prefettura. In quella occasione se dovessero mancare le condizioni per strutturare gli undici lsu ed i sei restanti con un nuovo progetto di lavoro, il presidente Giovinazzi ha precisato che potrebbe «consegnare le chiavi della sede della Comunità Montana al prefetto chiudendo i battenti». La Regione Puglia vorrebbe sbloccare la situazione. Lo avrebbe affermato lo stesso assessore Russo promettendo di poter sostenere economicamente la gestione di tutti gli Enti, compreso quella di Mottola mediante una variazione di Bilancio. Questa sarebbe una sicura garanzia sia per strutturare gli lsu sia per il rinnovo di una convenzione con gli altri sei operai. Quest’ultima soluzione vedrebbe la realizzazione di un nuovo progetto di lavoro, probabilmente chiamando fuori l’organizzazione di Sviluppo Italia che fino ad oggi agli operai avrebbe garantito soltanto acconti, rispetto alla somma che già percepiscono, aggravando una situazione incerta. (Francesco Francavilla)

Dal Corriere del Giorno di oggi:


Lsu, le garanzie della Regione


La Comunità montana, come annunciato, ieri è stata presidiata dai sei lavoratori socialmente utili dal 2000 alle dipendenze di Sviluppo Italia, per i quali il piano d’impresa scade il 31 ottobre


MOTTOLA - Lo avevano annunciato e lo hanno fatto: affiancati dai Cobas, i sei ex Lsu della Comunità Montana della Murgia Tarantina, dal 2000 alle dipendenze di Sviluppo Italia, nella mattinata di ieri hanno presidiato la sede dell’ente montano.

Al 31 ottobre, scade il piano d’impresa e potrebbero trovarsi senza un’occupazione. Non che sino ad oggi la loro situazione lavorativa fosse stata delle più rosee, dal momento che le scadenze mensili di retribuzione non sono state mai rispettate,  gli assegni percepiti spesso sono risultati non coperti, da alcuni mesi le mensilità di pagamento si sono ridotte a puri acconti, percepiti senza una regolare busta paga e, quindi, scevri da assegni familiari. Alla loro situazione lavorativa, che sa dell’incredibile, va ad aggiungersi quella degli undici Lsu in esubero, a carico della stessa CMMT, che da 10 anni attendono di essere stabilizzati.

A perorare la loro causa, nella mattinata di ieri, sono intervenuti i Cobas, che hanno provveduto a difendere gli interessi dei diciassette Lsu coinvolti. Per la risoluzione della questione, pare che qualche spiraglio si sia aperto. Dal suo canto, infatti, la Regione Puglia, o, meglio l’assessore regionale all’Agricoltura, Enzo Russo ha dato notizia di voler provvedere, entro la fine del mese in corso, ad una variazione di Bilancio, che garantisca risorse economiche alla Comunità Montana per i 9 comuni che la compongono e non solo per i quattro realmente montani. "Un elemento nuovo - commentano i Cobas -, che  potrebbe diventare decisivo per la risoluzione del problema lavorativo dei diciassette lavoratori socialmente utili.

"A nostro avviso - aggiunge Salvatore Stasi, coordinatore provinciale della Confederazione Cobas - occorrerebbe accorpare tutti i diciassette Lsu in questione, i 6 al momento alle dipendenze di Sviluppo Italia e gli undici ancora da stabilizzare in quanto in esubero, in un unico progetto di occupazione, quale, per esempio, ripescando una vecchia proposta, potrebbe essere quello legato al recupero delle gravine. Fermo restando, però, che gli stessi Lsu non vadano a coprire meno di 130 ore mensili; un monte ore di lavoro, che, in ogni modo, a prescindere le modalità di contratto, garantirebbe agli stessi i contributi spettanti per intero. Nello specifico - sottolinea lo stesso Stasi - per quel che concerne i 6  dipendenti di Sviluppo Italia, abbiamo chiesto che tale azienda, che sino ad oggi è risultata quasi fantasma, scompaia completamente dall’elenco delle imprese, che potrebbero concorrere alla stabilizzazione dei lavoratori in questione. Sino ad oggi, Sviluppo Italia è stata completamente inadempiente rispetto alla contrattazione fatta 5 anni fa".

Alla Comunità Montana, intanto, i Cobas hanno chiesto di esercitare il proprio potere e diritto di controllo su Sviluppo Italia, almeno sino al 31 ottobre prossimo, soprattutto per quel che concerne i versamenti INPS a favore dei lavoratori in questione. Qualora questi non fossero stati regolarmente effettuati, l’ente montano dovrebbe immediatamente procedere a bloccare l’erogazione dei pagamenti, che puntualmente sino a oggi ha versato all’azienda. E, pur mantenendo sempre alta l’attenzione sui lavoratori socialmente utili della Comunità Montana, Salvatore Stasi, alla notizia dell’ennesimo incidente mortale, avvenuto all’Ilva, che ha visto perdere la vita un giovane di Mottola, ha voluto esprimere tutta la sua rabbia: "Non si può ancora parlare di fatalità, ma esclusivamente di gravi responsabilità aziendali". A nome dei Cobas, ha espresso grande cordoglio alla famiglia e ai parenti di Gian Luigi Di Leo, ennesima vittima dello stabilimento siderurgico ionico. (Maria Florenzio)



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Una lunga storia fatta di attese, lettere e incontri


MOTTOLA - A quanto pare il botta e risposta tra Comunità Montana Murgia Tarantina ed ex Lsu sembra essere destinato a continuare a lungo.

Qualche giorno fa una lettera annunciava il piede di guerra sul quale si erano mossi gli ex lavoratori socialmente utili, che oggi si ritrovano sotto la giurisdizione dell’agenzia di Sviluppo Italia, e i lavoratori Lsu attualmente in carica presso l’ente montano. Alla lettera seguì la risposta del presidente Giovinazzi, che sottolineò la situazione di crisi dell’Ente da lui rappresentato, prospettando un periodo di attesa nei confronti della Regione Puglia, che a breve dovrebbe assumere una posizione sulla situazione.

Ma ora si è innescato il meccanismo del ping pong, e risposta dopo risposta si è arrivati ad una nuova comunicazione da parte degli ex Lsu, che minacciano di aggregarsi in una protesta nei confronti dell’Ente. Ciò che maggiormente preoccupa è che l’ultimatum dato dai contestatori è scaduto ieri, giorno in cui il Presidente della Comunità Montana aveva fornito un’altra dichiarazione, rispondendo alle nuove accuse mosse contro la gestione di questa specifica situazione. Lamentele ancora sulla questione contributi, alle quali il presidente massafrese risponde alla stessa maniera di qualche giorno fa: "non diamo più da tempo contributi alle manifestazioni. Vedere il logo impresso su di un manifesto non significa necessariamente che è stato elargito un contributo in denaro. Attualmente, come è già da mesi, il nostro atrocinio è a livello gratuito". Sulle polemiche e sulla reazione dei lavoratori Giovinazzi si dice amareggiato per quanto sta succedendo, sottolineando ancora una volta le condizioni obbligatorie a cui la Comunità Montana deve far fronte, che giustificano la lettera di disdetta inviata nei giorni scorsi all’agenzia a cui fanno capo i lavoratori, chiedendo pazienza sino alla futura azione della Regione Puglia: "resto molto amareggiato per un attacco ingiusto da parte dei 6 Lsu, che sono tra l’altro alle dipendenza di Sviluppo Italia, e non della Comunità Montana. Come tutti ben sanno la lettera di disdetta è stata giustamente notificata alla società poiché la situazione economica attuale non permette all’ente montano la copertura sufficiente a portare avanti il progetto stesso". Giovinazzi aveva già in passato sottolineato come l’ente da lui presieduto aveva sempre effettuato i pagamenti dei suoi dipendenti, anche se qualche volta con un po’ di ritardo, ed ora sottolinea: "la quota della Comunità Montana è stata sempre versata, e quindi ad oggi non hanno nulla da pretendere nei confronti dell’Ente. Se qualcosa hanno da pretendere lo facessero nei confronti della società, perché noi non possiamo rispondere a situazioni private tra datore di lavoro, in questo caso Sviluppo Italia, e dipendenti". In parole povere la Comunità Montana non pagava direttamente ai dipendenti, ma versava la propria quota alla società a cui facevano capo. Era poi la società stessa ad elargire gli stipendi. Per questo motivo Giovinazzi sottolinea la puntualità nei pagamenti, come la disponibilità nel colloquiare con le parti: "da parte mia c’è sempre stata disponibilità al colloquio per trovare nuove soluzioni, ed è tutto documentato dalle tante richieste fatte alla Regione, alla Provincia e persino al Prefetto". La situazione attuale non cambia, l’ente montano resta in attesa di risposte da parte della Regione Puglia, con l’Assessore all’Agricoltura, Russo, che, nell’ultimo incontro avuto con Giovinazzi, aveva promesso una risoluzione al più presto. Un impegno confermato anche due giorni fa, nell’ultima visita dell’Assessore a Massafra, presso l’Istituto Agrario, assieme al Presidente della Regione, Vendola: "Ad oggi - afferma Giovinazzi - risposte ancora non ce ne sono, ma dopo l’incontro che ho avuto con l’Assessore Regionale Russo, che con grande senso di responsabilità, rispetto alla passata amministrazione regionale, si è assunto l’impegno di risolvere quanto prima questa situazione che vede l’economia dell’ente montano disastrata, sono fiducioso che le cose si possano aggiustare al più presto". Queste sono le risposte che il presidente della Comunità Montana Murgia Tarantina riesce a fornire al momento, dando poi un suggerimento ai lavoratori che in questi giorni si stanno azionando per un eventuale protesta: "invito gli ex Lsu e gli Lsu ancora in attività ad aspettare le risposte che sicuramente arriveranno dalla Regione Puglia. Solo in quel caso aprirò un tavolo concertativo serio per la risoluzione dei problemi dei lavoratori", poi tende una mano: "le proteste serrate nei confronti della Comunità Montana di cui danno notizia non serviranno a nulla. Dipendesse solo dall’ente e se l’ente avesse le risprse necessarie, avremmo già risolto il problema. Sono disposto a protestare assieme a loro, se le risposte non arriveranno, presso gli enti che potrebbero risolvere la questione". Attendere ancora. È quello che chiede Giovinazzi, perché l’ente è prosciugato finanziariamente, e  quindi impossibilitato ad agire. (Graziano Fonsino)

La tragedia è anche su Liberazione on line:


Ilva di Taranto, terza vittima in 5 giorni


Ancora una morte sul lavoro a Taranto. Ancora all'Ilva, il terzo caso in cinque giorni (e nello stesso reparto, il Dbs1) di incidente grave. Si muore come in una guerra civile. Ma è solo una grandissima fabbrica (e non un luogo di lavoro), è proprio il caso di dire, di acciaio. Praticamente l'unica rimasta in Italia. Una città di "ferro e fuoco" dove lo stillicidio degli incidenti non fa più notizia. Non a caso, l'Osservatore Romano ha scritto «una quotidiana catena di morte che sembra non interrompersi».


«Occorre, con urgenza, una serie di interventi di controllo, coordinati e capillari - continua - nella prospettiva d'una diffusa cultura della sicurezza, della responsabilità che favorisca l'applicazione corretta della normativa antinfortunistica vigente». Anche Fim, Fiom e Uilm parlano di «urgenza» e subito hanno dichiarato uno sciopero di tutto il settore. Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, ha dichiarato: «Fermate la strage. I responsabili ne paghino penalmente tutte le conseguenze». In un'altra "città di morte", Perugia, che in questi giorni ha dovuto registrare molti lutti in edilizia, lo sciopero è stato esteso proprio ieri a tutte le categorie. Il 16 settembre la città si fermerà in blocco.


La notizia della morte di Giuseppe Di Leo, ventiquattrenne di Mottola, nel tarantino, travolto ieri da una trave che gli è piombata a addosso da un'altezza di oltre venti metri nel reparto treno nastri, ha avuto l'effetto di far esplodere la rabbia operaia. Il polo siderurgico di Taranto si è immediatamente fermato. Gli operai di reparto sono usciti e si sono avviati verso il palazzo della Provincia per un'assemblea improvvisata.


La siderurgia italiana, ormai, considerando anche l'impianto di Piombino, produce più incidenti sul lavoro che laminati di acciaio. Nei prossimi giorni, poi, i sindacati definiranno una piattaforma rivendicativa a livello nazionale sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per avviare immediatamente un confronto a tutto campo con le rispettive controparti».


L'operaio deceduto ieri a Taranto, stava percorrendo il lungo capannone per la rituale timbratura del cartellino al termine della giornata di lavoro, quando un'improvvisa collisione tra due carri-ponte ha fatto precipitare giù una trave d'acciaio. E' morto sul colpo. Vani tutti i tentativi di soccorrerlo. Tutti i sistemi di sicurezza sono completamente saltati, mentre l'azienda recita il consueto copione, rigettando qualsiasi addebito. Così si muore nel più grande siderurgico d'Europa, quell'Ilva di Taranto capace di raccontare la sua storia attraverso l'imbarazzante bollettino delle morti bianche e della mattanza operaia nei suoi reparti nocivi. Si muore così, a soli 24 anni e un contratto a tempo indeterminato faticosamente raggiunto. Poche ore è giunto nel capoluogo ionico il Presidente della Regione, Nichi Vendola, visibilmente scosso dall'accaduto: «La morte di questo ragazzo - ha dichiarato a caldo - è un delitto di classe. Non firmerò nessuna intesa coi vertici dell'Ilva, se non sarà garantito il diritto alla vita». Insieme a Vendola, il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido. Giungono alcuni parlamentari, tra cui Antonio Gaglione della Margherita. Toni accesi e un senso di impotenza nell'assemblea che è subito seguita.


Solo mercoledì ci stava rimettendo la pelle il giovane Luca Vigliotta, finito in ospedale con una gamba fratturata, mentre i confederali richiamano tutti a quell'unità tra Fiom, Fim e Uilm, persa per strada negli ultimi tempi. Il tema del confronto verte sull'applicazione delle pratiche operative, vecchi e preziosi arnesi di autotutela operaia attuate con rigore dalla passata generazione di operai Ilva, ma ormai appesi al chiodo di fronte ai diktat della direzione e ai tempi di lavoro imposti da capi e capetti, che invalidano il ruolo stesso del sindacato e dei delegati alla sicurezza, spesso messi con le spalle al muro. Un processo di esclusione, questo, che certamente si rafforzerà dopo la decisione dell'azienda di affidare a una ditta esterna i controlli sull'applicazione delle norme di sicurezza. Nei reparti, denunciano molti operai, c'è un clima di intimidazione e ritorsione e qualcuno ricorda che proprio i carri-ponte del reparto treno nastri erano già stati oggetto di discussione per il loro precario funzionamento.


Al suo ingresso all'Ilva Nichi Vendola è subito attorniato dagli operai. Tutti aspettano da lui parole che consentano di delineare un nuovo possibile rapporto tra la fabbrica e la città: «La mia non è una dichiarazione di guerra - dice con toni più pacati - ma un monito. O ci fermiamo tutti quanti oppure anche la Puglia democratica e civile, e non solo questi operai, non potrà più accettare altre giornate laddove dovessero ripetersi. Il tema del diritto alla vita e della sicurezza in fabbrica deve essere al centro delle relazioni non solo tra sindacato e Ilva, ma tra istituzioni e grande fabbrica. Mi rivolgo alla dirigenza e chiedo se non sia giunto il momento di imprimere una volta radicale seria». Proprio oggi la direzione dovrà decidere se reintegrare in fabbrica i nove lavoratori, tra cui due delegati Fiom, sospesi lo scorso 10 luglio con la "motivazione" di aver lasciato la postazione di lavoro in situazioni di emergenza per la propria incolumità personale. «Si è trattato di un attacco all'articolo 14 della 626 sulla sicurezza - commenta un sindacalista- ma qui ormai tutto ci è negato». Tre incidenti, di uno mortale, in cinque giorni: un vero e proprio bollettino di guerra: «Ormai è chiaro - ha dichiarato Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom - all'Ilva è una strage. Questa strage va fermata. Gravissime sono le responsabilità delle direzioni aziendali. Giustamente i lavoratori dell'Ilva hanno fermato la fabbrica, ma questa non è che una prima risposta». La Fiom ha deciso inoltre per il prossimo 23 settembre di convocare a Piombino tutti i delegati del settore siderurgico sul tema della sicurezza. Si costituirà infine parte civile nel procedimento giudiziario per la morte di Giuseppe Di Leo.


Ma ieri anche ad Assisi hanno dovuto fare i conti con gli incidenti sul lavoro, dove un operaio albanese è caduto da un'impalcatura da oltre 6 metri, rimanendo ferito in modo serio. E nel vicentino 22enne è morto nel crollo del tetto di un capannone. 


di Giulio Di Luzio (sabato 10 settembre)

 


Sul Corriere del Giorno e sulla Gazzetta del Mezzogiorno sono apparsi anche articoli di commento della tragedia, a firma rispettivamente di Michele Tursi e di Domenico Palmiotti. Li riportiamo qui di seguito.


Accendiamo i fari sull’Ilva


di Michele Tursi


La morte improvvisa arriva come uno schiaffo in faccia. Non t’accorgi da dove, quando, perchè. Lo senti e basta, portandone il segno per sempre. Strappare alla vita un ragazzo di 24 anni è un’ingiustizia anche quando si tratta di una fatalità. Quando sul caso si allungano ombre sinistre, presunte omissioni e responsabilità, è il momento di fermarsi.

Pensiamo alla madre e al padre di Gianluigi, a sua sorella, agli amici e familiari più cari. Pensiamo allo schiaffo che ieri mattina ha sconvolto la loro vita. E poi guardiamoci indietro. Soffermiamoci sul teatrino delle dichiarazioni ufficiali e degli interventi, delle tardive rivendicazioni e dei piagnistei. Degli accordi, dei distinguo, degli annunci. Sembra tutto piccolo e insignificante. Terribilmente banale. E forse lo è. Forse. Perchè se è vero che nulla potrà restituire il sorriso alla famiglia di  Gianluigi, è altrettanto vero che da simili tragedie va tratta una lezione. Due anni fa, altri due giovani morirono sul lavoro, in Ilva, nel parco minerali. Anche allora ci fu un sussulto. Poi l’onda emotiva si spense e con essa l’attenzione per quanto accade nello stabilimento siderurgico. La simbiosi tra città e fabbrica da tempo non esiste più. Due corpi estranei che si tollerano, collaborano sempre meno, a volte confliggono. Ai timori per l’occupazione, sono subentrati i tumori legati all’inquinamento e le malattie professionali. Spazzate le aspettative di sviluppo, restano le paure sia all’interno, che all’esterno dell’Ilva. La paura di crepare a fine turno dopo una notte di lavoro. La paura di non farcela a timbrare il cartellino, lasciandosi alle spalle cokerie, altiforni e colate continue.

Di paura si può morire. Ma di paura non si può e non si deve vivere. Da bambini la paura svaniva accendendo la luce.

Accendiamo i fari, dunque. E non spegnamoli più. Abbagliamo l’Ilva, illuminiamo a giorno lo stabilimento affinchè si possa vedere chiaramente cosa accade al suo interno, ma anche nelle vicinanze. Questo deve essere l’impegno di tutti. Ieri il presidente Vendola, parlando ai lavoratori in sciopero, ha messo in discussione l’intesa sull’ambiente. Può essere una traccia. Un esempio. Può anche restare solo un gesto per strappare l’applauso alle tute blu. Ma anche i gesti, hanno il loro peso, quando sono portatori di contenuti. Allora, aspettiamo un gesto da tutti. Ieri ce ne sono stati: Vendola che ha dirottato su Taranto, diretto a Pescara; i senatori Curto e Gaglione che immediatamente si sono recati nello stabilimento siderurgico;  l’Amministrazione comunale che ha parlato con i lavoratori sul ponte Girevole e la Provincia che ha prontamente accolto le tute blu.

Bravi. Bravi tutti. Ma ora avete assunto un impegno. La fabbrica ed il suo contenuto umano, non sono affare di Riva. Sono affare nostro, sono la città. Sono Taranto. Sono il nostro Paese che è una Repubblica fondata sul lavoro. Non lasciamoli più soli!



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L’Ilva e la sicurezza


E in quella fabbrica adesso occorre un vero segno di svolta


DOMENICO PALMIOTTI


Il commento dell’Osservatore Romano («Non si ferma la strage silenziosa») e la decisione dei sindacati di proclamare uno sciopero nazionale dei lavoratori siderurgici ben evidenziano l’impatto emotivo che ha suscitato la morte del giovane operaio avvenuta ieri mattina all’Ilva. La questione Taranto travalica i confini locali. E tuttavia, mai come in questo momento, più che di emotività, c’è bisogno di concretezza, più che di reazioni di condanna, pur giuste, c’è bisogno di azioni, più che di proteste, pur fondate, c’è bisogno di fatti che diano il segno d’una svolta e facciano capire a tutti, e per primi a coloro che in quella fabbrica ci lavorano, che stavolta non va in scena il solito copione a cui abbiamo assistito in occasione dei tanti, troppi incidenti mortali verificatisi nel tempo.

Le dimensioni della fabbrica, la particolarità della produzione, la componente di rischio insita nell’attività industriale devono indurre tutti ad uno sforzo suppletivo perchè la sicurezza, o meglio, la massima sicurezza possibile, divenga la questione centrale, il problema cui dedicare ogni attenzione. Nessun piano di sviluppo aziendale, nessun aumento occupazionale, nessuna volontà di potenziamento potranno essere giudicati per quello che sono, ovvero volontà dell’azienda di fare di Taranto una realtà all’avanguardia, se non si esprimeranno all’interno di un contesto che renda l’Ilva meno a rischio e con meno incidenti. Qualunque cifra la proprietà intenda investire negli ammodernamenti, negli impianti e nel miglioramento ambientale - e quelle annunciate per Taranto sono significative - non potrà mai valere per quello che è se, in parallelo, non si percepirà un netto miglioramento delle condizioni di sicurezza. Si è parlato molto di fabbrica eco-compatibile. Giusto. Ma uguale compatibilità ora va cercata anche nella sicurezza. In questi giorni l’Ilva si accinge a mettere al lavoro la società esterna incaricata di verificare qual è la situazione del siderurgico sotto questo profilo.E’ positivo. Non basta però. Pensiamo che vada fatto di più anche su altri versanti. Per esempio, sulla qualità dei lavori e delle manutenzioni affidate all’esterno e sull’assoluto rispetto delle regole da parte delle imprese terze. Allo stesso tempo vanno ancor più responsabilizzati i lavoratori, specie ora che il turn over ha determinato un drastico cambio generazionale. Più formazione, più addestramento, certo, ma chi vi partecipa deve sapere che quest’attività ha un senso se poi trova riscontro nei comportamenti quotidiani di lavoro.

La sicurezza è un discorso collettivo. Investe più ruoli, più competenze. Un approccio globale forse sinora mancato. Ma adesso non più rinviabile.

Ampio spazio alla tragedia anche sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi. Ecco alcuni articoli.


Assemblea in Provincia con i presidenti Vendola e Florido. Avviata l’inchiesta per omicidio colposo, sotto i riflettori la posizione di cinque persone


Operaio muore all’Ilva, la città si ribella


Giovane schiacciato da una trave. Gli operai scioperano e bloccano il ponte girevole



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La tragedia scuote Mottola


Il paese dell’operaio. Oggi i funerali


MOTTOLA - Un paese intero si è stretto attorno alla famiglia di Gianluigi Di Leo, l’ennesima vittima dell’Ilva, un giovane di 24 anni. Il sindaco, Giovanni Quero, ha indetto i funerali in occasione dei funerali che si terranno oggi alle 15.30 nella chiesa di San Giuseppe. A Mottola rabbia e dolore per una vita spezzata prematuramente per una tragica fatalità. Nella piazza centrale del paese non si parla d’altro, il grido di tutti è che questa conta tragica di vittime che quasi ogni giorno avviene nello stabilimento siderurgico deve terminare.

«Sono sgomento ed esterrefatto da questo tragico evento che ha colpito un giovane operaio, figlio della nostra terra, che  aveva trovato nell’Ilva il sogno della sua vita - ha affermato il sindaco Quero -. Già un anno fa un altro giovane di Mottola venne coinvolto in un grave incidente nell’Ilva e in quella occasione denunciai alle autorità la scarsa sorveglianza e controllo in base alle norme di sicurezza.  Inviai una nota al prefetto e alla Procura della Repubblica per i troppi incidenti che ancora oggi continuano a mietere vittime. Ieri ha perso la vita un altro giovane di Mottola. Un evento così, acuisce la rabbia e ci rattrista tutti».

I cittadini e gli amici, subito dopo la notizia, hanno condiviso il dolore con i parenti, ma soprattutto con il papà Vito, molto conosciuto a Mottola - ex operaio dell’Ilva oggi in pensione -, con la mamma Anna Lucia Maldarizzi e con la sorella Anna. Tutti ricordano Luigi tutti come un ragazzo taciturno, timido e tranquillo. Il luogo che frequentava era corso Vittorio Emanuele: era qui che ogni sera fermava a chiacchierare con i pochi amici che frequentava. In particolare Giovanni Luppoli lo ricorda quando nel 1999 pertì con Luigi per il servizio militare, destinazione Rimini. «Quella della divisa - racconta Giovanni - fu una scelta obbligatoria, firmando come volontario a ferma annuale. Lo fece - spiega il suo amico - per guadagnare i 500 euro al mese di stipendio. Se avesse voluto, sarebbe diventato un militare di carriera, ma a Luigi non piaceva quella vita, e così nel 2001 accettò il congedo e due mesi dopo ottenne il posto all’Ilva, una scelta che oggi si è rivelata tragica».

Parole di cordoglio anche da parte di Salvatore Stasi, coordinatore provinciale dei Cobas, ieri occasionalmente a Mottola per una protesta degli lsu della Comunità montana. Alla notizia del luttuoso evento la manifestazione è stata sospesa in segno di solidarietà con la famiglia. Stasi ha rivolto dure parole nei riguardi dell’azienda e dei sindacati, soprattutto nei riguardi dei rappresentanti della sicurezza dei lavoratori. (Francesco Francavilla)



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Aldo Pugliese: da rivedere l’atto di intesa. Vico: i premi di produttività vanno scardinati. Il sen.Battafarano: a Taranto la commissione d’inchiesta


«Non si interrompe la catena di morte»


L’Osservatore Romano parla di strage silenziosa. Florido: provo dolore e sgomento


«Non si ferma la strage silenziosa». E’ il titolo dell’articolo che l’Osservatore Romano riserva all’ennesimo incidente mortale avvenuto ieri all’Ilva. Il quotidiano vaticano scrive di «uno stillicidio inquietante, una quotidiana catena di morte che sembra non interrompersi » e sollecita «una serie di interventi di controllo, coordinati e capillari nella prospettiva d’una più diffusa cultura della sicurezza, della responsabilità». «Un altro nome - prosegue l’articolo - nella strage silenziosa sui luoghi di lavoro attraversati da una inesorabile scia di sangue. Un’altra famiglia che piange il suo caro. I ripetuti appelli alla sicurezza, formulati a vari livelli anche istituzionali, sembrano restare, ancora una volta, sul piano delle mere enunciazioni».

Profondo cordoglio per la morte di Luigi Di Leo viene espresso dal presidente della Provincia. «Spetterà agli organi competenti fare piena luce sulla tragedia e ricostruirne la dinamica - dice Gianni Florido - ma resta il fatto che è inaccettabile dover registrare episodi di tale gravità che ripropongono drammaticamente la questione capitale della sicurezza sui luoghi di lavoro ed in particolare nello stabilimento siderurgico tarantino. Gli impianti obsoleti vanno sostituiti, le condizioni di rischio rimosse - conclude Florido - perchè la vita dei lavoratori deve essere tutelata con ogni mezzo. E’ evidente che servono cospicui investimenti ed una precisa volontà dell’azienda di intervenire in tale direzione».

Da parte sua, Gianni Fabrizio, capogruppo al Comune della Lista Florido, chiede al Consiglio comunale «di indire un minuro di raccoglimento, nella prossima seduta della massima assise cittadina, per ricordare, istituzionalmente, lo sfortunato operaio e aprire una discussione approfondita sui problemi della sicurezza nella grande fabbrica, ma anche su tutti i posti di lavoro a Taranto e provincia».

«La situazione è diventata insostenibile ». Lo scrive il segretario  regionale della Uil Puglia, Aldo Pugliese, in una lettera aperta al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «Gli incidenti - attacca Pugliese - dimostrano come sia urgente l’approvazione delle Bat, ovvero l’applicazione delle migliori tecnologie possibili, che sono anche sinonimo di sicurezza. Invece, siamo praticamente all’anno zero, con impianti vetusti, manutenzione scarsa e rischi immensi». «Insomma - prosegue Pugliese - si rende quanto mai necessario esaminare ed entrare nel merito del piano industriale che ci è stato consegnato due mesi fa, con l’impegno a rivederci per dare un giudizio ai contenuti dello stesso».

«Quella fabbrica - sostiene Giovanni Forte, segretario provinciale Cgil - è diventata una roulette russa all’interno della quale ai lavoratori non rimane altro che sperare che non arrivi il proprio turno. La scelta di mostrare i denti al lavoratori con la repressione ed i licenziamenti intimidatori non paga. Devono essere ristabilite condizioni di agibilità, facendo in modo che i 7.500 giovani sotto i trent’anni che vi lavorano diventino protagonisti del proprio futuro in una fabbrica che devono sentire come il luogo in cui realizzarsi e non dove sacrificare la propria vita».

Anche l’assessore regionale Massimo Ostillio osserva che «non è più un problema di futuro economico, bensì di vera e propria sopravvivenza. Credo ci si debba interrogare seriamente sul futuro del nostro territorio, ritrovare il bandolo della matassa per garantire un domani dignitoso a ragazzi come quello che questa mattina ha perso la vita all’interno  della grande fabbrica».

Per il segretario provinciale Ds, Ludovico Vico, le morti bianche «sono numeri decimali che passano inosservati perché non incidono sul bilancio milionario dell’azienda, né tanto meno sugli euro di incentivo di chi usufruisce dei  premi produttività. E’ questo uno dei meccanismi da scardinare». La struttura dei premi, dice, è legata agli obiettivi produttivi ma del tutto scollegata da quelli della sicurezza. Il sen. Giovanni Battafarano, Ds, fa sapere che la Commissione d’inchiesta del Senato e che si occupa del fenomeno degli infortuni sul lavoro e sulle morti bianche «sarà presto a Taranto per discutere con tutti gli  interlocutori istituzionali e sociali il perchè del ripetersi crudele di infortuni mortali». «E’  arrivato il momento di dire basta: la mancanza di sicurezza sul lavoro negli impianti siderurgici è ormai arrivata ad un punto critico. L’incidente di Taranto è l’ennesimo e ravvicinato episodio che segnala l’urgenza di un’azione energica e tempestiva», afferma Cesare Damiano, responsabile Lavoro e professioni della segreteria nazionale Ds. Infine, i Cobas avanzano delle proposte: «Chiediamo di istituire un pool permanente di ispettori all’interno dell’Ilva e di osservare rigidamente della legge 626 con applicazione dell’art. 14 che consente ai lavoratori di fermarsi o rifiutare di lavorare in condizioni di pericolo senza sanzione alcuna». (Giacomo Rizzo)



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IL FATTO / L’infortunio si è verificato ieri mattina nel reparto treno nastri 1 a causa dello scontro tra due carri-ponte. Sotto i riflettori la posizione di 5 persone


Operaio muore per una tragica fatalità


Una trave lo travolge alla fine del turno. Aperta una inchiesta per omicidio colposo


C’è già il primo sospettato nell’inchiesta aperta dagli ispettori del lavoro e coordinata dal procuratore aggiunto nell’incidente che ha provato la morte del 25enne operaio dell’Ilva, Luigi Di Leo, residente a Mottola assieme alla sua famiglia.

Si tratta di uno dei responsabili del reparto treno nastri 1 dove si è verificata la tragedia. Il dirigente aziendale è stato ascoltato dagli ispettori del lavoro, guidati dall’ing. difensore di fiducia. L’inchiesta per omicidio colposo però è destinata inevitabilmente ad allargarsi in quanto sotto i riflettori c’è la posizione di altre quattro persone e di una ditta che ha svolto un paio di giorni fa lavori di manutenzione su uno dei due carriponte che si sono scontrati, provocando il distacco della trave che ha schiacciato lo sfortunato operaio.

Stando ad una prima ricostruzione, erano da poco passate le 7 di ieri mattina quando Luigi Di Leo (figlio di un ex delegato della Uilm e lavoratore in pensione della stessa Ilva), dopo essere sceso da un carro-ponte (era un carropontista), si è diretto - avendo finito il suo turno di lavoro - verso la zona dove si timbrano i cartellini delle presenze. Passando sotto la campata del ponte dove passano i carri 17 e 18, è stato travolto e schiacciato da una trave della copertura, divelta proprio dai carri che nel frattempo si erano scontrati. L’impatto è stato violentissimo e per De Luigi, che non indossava il casco protettivo, non c’è stato nulla da fare malgrado gli immediati soccorsi. A non funzionare è stato quasi sicuramente l’impianto anti-collisione finalizzato proprio ad evitare scontri tra i carri-ponte. Uno dei due mezzi che sono finiti in collisione, viaggiava a velocità elevata, circostanza che può far pensare a problemi di natura meccanica oltre che al mancato funzionamento dell’impianto anti-collisione. Il sistema potrebbe essere stato manomesso durante i lavori di manutenzione eseguiti da una ditta agli inizi della settimana, ipotesi sulla quale gli investigatori stanno lavorando con estrema attenzione in quanto nella notte tra il 6 ed il 7 settembre si sarebbe già verificato uno scontro tra due carri-ponte, fortunatamente senza conseguenze. Ci si chiede, in base a questo precedente, perché non si è proceduti ad una verifica delle condizioni di sicurezza e dunque al blocco dell’impianto che ora è stato sottoposto a sequestro, così come disposto dal procuratore aggiunto, Franco Sebastio, che ha effettuato un sopralluogo assieme agli altri inquirenti.

L’Ilva, intanto, in una nota fa sapere che rigetta qualsiasi addebito sull’accaduto in quanto «si è trattato di un evento assolutamente fortuito, dovuto essenzialmente a comportamenti individuali non in linea con le regole interne di sicurezza dell’azienda». (Mimmo Mazza)