Ampio spazio alla tragedia anche sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi. Ecco alcuni articoli.
Assemblea in Provincia con i presidenti Vendola e Florido. Avviata l’inchiesta per omicidio colposo, sotto i riflettori la posizione di cinque persone
Operaio muore all’Ilva, la città si ribella
Giovane schiacciato da una trave. Gli operai scioperano e bloccano il ponte girevole
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La tragedia scuote Mottola
Il paese dell’operaio. Oggi i funerali
MOTTOLA - Un paese intero si è stretto attorno alla famiglia di Gianluigi Di Leo, l’ennesima vittima dell’Ilva, un giovane di 24 anni. Il sindaco, Giovanni Quero, ha indetto i funerali in occasione dei funerali che si terranno oggi alle 15.30 nella chiesa di San Giuseppe. A Mottola rabbia e dolore per una vita spezzata prematuramente per una tragica fatalità. Nella piazza centrale del paese non si parla d’altro, il grido di tutti è che questa conta tragica di vittime che quasi ogni giorno avviene nello stabilimento siderurgico deve terminare.
«Sono sgomento ed esterrefatto da questo tragico evento che ha colpito un giovane operaio, figlio della nostra terra, che aveva trovato nell’Ilva il sogno della sua vita - ha affermato il sindaco Quero -. Già un anno fa un altro giovane di Mottola venne coinvolto in un grave incidente nell’Ilva e in quella occasione denunciai alle autorità la scarsa sorveglianza e controllo in base alle norme di sicurezza. Inviai una nota al prefetto e alla Procura della Repubblica per i troppi incidenti che ancora oggi continuano a mietere vittime. Ieri ha perso la vita un altro giovane di Mottola. Un evento così, acuisce la rabbia e ci rattrista tutti».
I cittadini e gli amici, subito dopo la notizia, hanno condiviso il dolore con i parenti, ma soprattutto con il papà Vito, molto conosciuto a Mottola - ex operaio dell’Ilva oggi in pensione -, con la mamma Anna Lucia Maldarizzi e con la sorella Anna. Tutti ricordano Luigi tutti come un ragazzo taciturno, timido e tranquillo. Il luogo che frequentava era corso Vittorio Emanuele: era qui che ogni sera fermava a chiacchierare con i pochi amici che frequentava. In particolare Giovanni Luppoli lo ricorda quando nel 1999 pertì con Luigi per il servizio militare, destinazione Rimini. «Quella della divisa - racconta Giovanni - fu una scelta obbligatoria, firmando come volontario a ferma annuale. Lo fece - spiega il suo amico - per guadagnare i 500 euro al mese di stipendio. Se avesse voluto, sarebbe diventato un militare di carriera, ma a Luigi non piaceva quella vita, e così nel 2001 accettò il congedo e due mesi dopo ottenne il posto all’Ilva, una scelta che oggi si è rivelata tragica».
Parole di cordoglio anche da parte di Salvatore Stasi, coordinatore provinciale dei Cobas, ieri occasionalmente a Mottola per una protesta degli lsu della Comunità montana. Alla notizia del luttuoso evento la manifestazione è stata sospesa in segno di solidarietà con la famiglia. Stasi ha rivolto dure parole nei riguardi dell’azienda e dei sindacati, soprattutto nei riguardi dei rappresentanti della sicurezza dei lavoratori. (Francesco Francavilla)
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Aldo Pugliese: da rivedere l’atto di intesa. Vico: i premi di produttività vanno scardinati. Il sen.Battafarano: a Taranto la commissione d’inchiesta
«Non si interrompe la catena di morte»
L’Osservatore Romano parla di strage silenziosa. Florido: provo dolore e sgomento
«Non si ferma la strage silenziosa». E’ il titolo dell’articolo che l’Osservatore Romano riserva all’ennesimo incidente mortale avvenuto ieri all’Ilva. Il quotidiano vaticano scrive di «uno stillicidio inquietante, una quotidiana catena di morte che sembra non interrompersi » e sollecita «una serie di interventi di controllo, coordinati e capillari nella prospettiva d’una più diffusa cultura della sicurezza, della responsabilità». «Un altro nome - prosegue l’articolo - nella strage silenziosa sui luoghi di lavoro attraversati da una inesorabile scia di sangue. Un’altra famiglia che piange il suo caro. I ripetuti appelli alla sicurezza, formulati a vari livelli anche istituzionali, sembrano restare, ancora una volta, sul piano delle mere enunciazioni».
Profondo cordoglio per la morte di Luigi Di Leo viene espresso dal presidente della Provincia. «Spetterà agli organi competenti fare piena luce sulla tragedia e ricostruirne la dinamica - dice Gianni Florido - ma resta il fatto che è inaccettabile dover registrare episodi di tale gravità che ripropongono drammaticamente la questione capitale della sicurezza sui luoghi di lavoro ed in particolare nello stabilimento siderurgico tarantino. Gli impianti obsoleti vanno sostituiti, le condizioni di rischio rimosse - conclude Florido - perchè la vita dei lavoratori deve essere tutelata con ogni mezzo. E’ evidente che servono cospicui investimenti ed una precisa volontà dell’azienda di intervenire in tale direzione».
Da parte sua, Gianni Fabrizio, capogruppo al Comune della Lista Florido, chiede al Consiglio comunale «di indire un minuro di raccoglimento, nella prossima seduta della massima assise cittadina, per ricordare, istituzionalmente, lo sfortunato operaio e aprire una discussione approfondita sui problemi della sicurezza nella grande fabbrica, ma anche su tutti i posti di lavoro a Taranto e provincia».
«La situazione è diventata insostenibile ». Lo scrive il segretario regionale della Uil Puglia, Aldo Pugliese, in una lettera aperta al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «Gli incidenti - attacca Pugliese - dimostrano come sia urgente l’approvazione delle Bat, ovvero l’applicazione delle migliori tecnologie possibili, che sono anche sinonimo di sicurezza. Invece, siamo praticamente all’anno zero, con impianti vetusti, manutenzione scarsa e rischi immensi». «Insomma - prosegue Pugliese - si rende quanto mai necessario esaminare ed entrare nel merito del piano industriale che ci è stato consegnato due mesi fa, con l’impegno a rivederci per dare un giudizio ai contenuti dello stesso».
«Quella fabbrica - sostiene Giovanni Forte, segretario provinciale Cgil - è diventata una roulette russa all’interno della quale ai lavoratori non rimane altro che sperare che non arrivi il proprio turno. La scelta di mostrare i denti al lavoratori con la repressione ed i licenziamenti intimidatori non paga. Devono essere ristabilite condizioni di agibilità, facendo in modo che i 7.500 giovani sotto i trent’anni che vi lavorano diventino protagonisti del proprio futuro in una fabbrica che devono sentire come il luogo in cui realizzarsi e non dove sacrificare la propria vita».
Anche l’assessore regionale Massimo Ostillio osserva che «non è più un problema di futuro economico, bensì di vera e propria sopravvivenza. Credo ci si debba interrogare seriamente sul futuro del nostro territorio, ritrovare il bandolo della matassa per garantire un domani dignitoso a ragazzi come quello che questa mattina ha perso la vita all’interno della grande fabbrica».
Per il segretario provinciale Ds, Ludovico Vico, le morti bianche «sono numeri decimali che passano inosservati perché non incidono sul bilancio milionario dell’azienda, né tanto meno sugli euro di incentivo di chi usufruisce dei premi produttività. E’ questo uno dei meccanismi da scardinare». La struttura dei premi, dice, è legata agli obiettivi produttivi ma del tutto scollegata da quelli della sicurezza. Il sen. Giovanni Battafarano, Ds, fa sapere che la Commissione d’inchiesta del Senato e che si occupa del fenomeno degli infortuni sul lavoro e sulle morti bianche «sarà presto a Taranto per discutere con tutti gli interlocutori istituzionali e sociali il perchè del ripetersi crudele di infortuni mortali». «E’ arrivato il momento di dire basta: la mancanza di sicurezza sul lavoro negli impianti siderurgici è ormai arrivata ad un punto critico. L’incidente di Taranto è l’ennesimo e ravvicinato episodio che segnala l’urgenza di un’azione energica e tempestiva», afferma Cesare Damiano, responsabile Lavoro e professioni della segreteria nazionale Ds. Infine, i Cobas avanzano delle proposte: «Chiediamo di istituire un pool permanente di ispettori all’interno dell’Ilva e di osservare rigidamente della legge 626 con applicazione dell’art. 14 che consente ai lavoratori di fermarsi o rifiutare di lavorare in condizioni di pericolo senza sanzione alcuna». (Giacomo Rizzo)
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IL FATTO / L’infortunio si è verificato ieri mattina nel reparto treno nastri 1 a causa dello scontro tra due carri-ponte. Sotto i riflettori la posizione di 5 persone
Operaio muore per una tragica fatalità
Una trave lo travolge alla fine del turno. Aperta una inchiesta per omicidio colposo
C’è già il primo sospettato nell’inchiesta aperta dagli ispettori del lavoro e coordinata dal procuratore aggiunto nell’incidente che ha provato la morte del 25enne operaio dell’Ilva, Luigi Di Leo, residente a Mottola assieme alla sua famiglia.
Si tratta di uno dei responsabili del reparto treno nastri 1 dove si è verificata la tragedia. Il dirigente aziendale è stato ascoltato dagli ispettori del lavoro, guidati dall’ing. difensore di fiducia. L’inchiesta per omicidio colposo però è destinata inevitabilmente ad allargarsi in quanto sotto i riflettori c’è la posizione di altre quattro persone e di una ditta che ha svolto un paio di giorni fa lavori di manutenzione su uno dei due carriponte che si sono scontrati, provocando il distacco della trave che ha schiacciato lo sfortunato operaio.
Stando ad una prima ricostruzione, erano da poco passate le 7 di ieri mattina quando Luigi Di Leo (figlio di un ex delegato della Uilm e lavoratore in pensione della stessa Ilva), dopo essere sceso da un carro-ponte (era un carropontista), si è diretto - avendo finito il suo turno di lavoro - verso la zona dove si timbrano i cartellini delle presenze. Passando sotto la campata del ponte dove passano i carri 17 e 18, è stato travolto e schiacciato da una trave della copertura, divelta proprio dai carri che nel frattempo si erano scontrati. L’impatto è stato violentissimo e per De Luigi, che non indossava il casco protettivo, non c’è stato nulla da fare malgrado gli immediati soccorsi. A non funzionare è stato quasi sicuramente l’impianto anti-collisione finalizzato proprio ad evitare scontri tra i carri-ponte. Uno dei due mezzi che sono finiti in collisione, viaggiava a velocità elevata, circostanza che può far pensare a problemi di natura meccanica oltre che al mancato funzionamento dell’impianto anti-collisione. Il sistema potrebbe essere stato manomesso durante i lavori di manutenzione eseguiti da una ditta agli inizi della settimana, ipotesi sulla quale gli investigatori stanno lavorando con estrema attenzione in quanto nella notte tra il 6 ed il 7 settembre si sarebbe già verificato uno scontro tra due carri-ponte, fortunatamente senza conseguenze. Ci si chiede, in base a questo precedente, perché non si è proceduti ad una verifica delle condizioni di sicurezza e dunque al blocco dell’impianto che ora è stato sottoposto a sequestro, così come disposto dal procuratore aggiunto, Franco Sebastio, che ha effettuato un sopralluogo assieme agli altri inquirenti.
L’Ilva, intanto, in una nota fa sapere che rigetta qualsiasi addebito sull’accaduto in quanto «si è trattato di un evento assolutamente fortuito, dovuto essenzialmente a comportamenti individuali non in linea con le regole interne di sicurezza dell’azienda». (Mimmo Mazza)