Dal Corriere del Giorno di oggi, stavolta:
Un comitato per chi vive e lavora nel Parco
Incontro fra agricoltori, allevatori, cacciatori e amministratori
MOTTOLA – Nasce il comitato anti – parco.
Agricoltori, allevatori, cacciatori, amministratori dubbiosi e cittadini poco persuasi si sono riuniti lunedì scorso nel ristorante “Sala Azzurra” di San Basilio (frazione di Mottola) con un’idea chiara: capire che fine faranno con l’istituzione del Parco della Terra delle Gravine. Nato sotto l’egida dell’U.P.A. (Unione Provinciale Agricoltori), con la collaborazione del Comune di Mottola, l’incontro ha coinvolto un numero impreciso (ma superiore al centinaio) di agricoltori provenienti da ogni località della provincia. Due gli obiettivi fondamentali: capire la natura dei vincoli introdotti dal Parco, e costituire un comitato che tuteli le ragioni di chi vi vive e soprattutto lavora. Tutto è nato dalle preoccupazioni sorte con la presa di posizione del governo regionale, che il 6 agosto ha approvato il disegno di legge istitutiva del Parco. Con questo provvedimento, infatti, sono state introdotte le cosiddette norme di salvaguardia, vincoli che “congelano” il territorio fino all’istituzione dell’ente parco impedendo de facto azioni prima possibili, e, secondo gli agricoltori, si è rivelata del tutto assente la condivisione delle scelte tanto sbandierata in campagna elettorale (spesso è spuntato l’esempio del Piano di Riordino Ospedaliero). Il concetto più frequentato durante la serata, un po’ frettoloso ma sicuramente rappresentativo dello stato d’animo del settore, è stato “nelle nostre proprietà vogliamo avere il diritto di fare ciò che vogliamo”. L’informazione in questo senso, infatti, non ha mai chiarito fino in fondo quanto restrittivo potesse essere un parco, e quanto vantaggioso o meno potesse risultare esserne compresi. Nel suo intervento, Vanni D’Onghia (già assessore all’ agricoltura del Comune di Mottola) ha cercato di far chiarezza, invitando i presenti a divulgare quanto ascoltato. E sono state dette cose parecchio interessanti. Prima di tutto le considerazioni sull’attività agricola, che per la Regione è significativa per estensione, ma non dal punto di vista economico, e poi i vincoli esistenti o presunti che si attiveranno: sarà vietato costruire e trasformare edifici, modificare morfologicamente i terreni, le attività artigianali e tipiche saranno disciplinate dall’ente paro, così come il traffico e la ricerca scientifica, sarà vietato realizzare nuove strade interpoderali, il pascolo, l’aumento dei capi bestiame, il movimento terra, l’uso di macchine innovative per semina e sfalcio, la raccolta dei prodotti tipici spontanei, ed altro ancora che il giovane politico ha omesso di dire, sommerso dal disappunto dei presenti.
“Buona parte di questi vincoli esistono già – ha spiegato D’Onghia – ed altri saranno introdotti in seguito, ma nessuno ci ha chiesto se eravamo d’accordo”. “Ci troviamo di fronte ad un esproprio dei nostri poteri – ha tuonato il sindaco di Mottola Giovanni Quero, facendo eco al collega – e vi esproprieranno dei vostri diritti”. Ecco perché l’idea del comitato si è fatta subito largo tra i presenti, per coinvolgere tutti, anche chi nella perimetrazione non rientra e non ha ragione di preoccuparsi. Si tratta, d’altronde, di applicare un metodo, di dialogare con le istituzioni come corpo unico e non come singoli: “I politici vogliono vedere i numeri – l’esortazione di Gerardo Giovinazzi, presidente dell’U.P.A. – solo così riusciremo ad essere ascoltati”. Ma ai numeri bisognerà affiancare la preparazione, anche legislativa. Un grosso contributo lo darà Mario Scioscia, presidente regionale dell’E.N.C.I (un’associazione venatoria) e grande conoscitore della materia: così tanto, che proprio lui ha aperto durante il dibattito un nuovo filone di discussione. Le aree oggi occupate dal parco, infatti, sarebbero state sottoposte ancor prima al regime previsto per le SIC e le ZPS, sigle che individuano tutele paesaggistiche di flora e fauna a livello europeo. La “fregatura”, in sostanza, starebbe a monte, anche se i presupposti per intervenire sui perimetri ci sarebbero. Per gli agricoltori, e non solo, si tratterà di condurre una battaglia contro il tempo: c’è la strada indicata da Scioscia, il sindaco di Mottola ha proposto di impugnare la delibera regionale al TAR, si potrebbe limitare il parco alle sole aree gravinali e demaniali (soluzione proposta da Giovinazzi: “A questo gli ambientalisti si oppongono – ha spiegato – dicendo di non volere un parco a “macchia di leopardo”. Ma l’hanno vista la cartina? C’è anche Villa Castelli nella perimetrazione, lontana chilometri”). Ma irrinunciabile è il confronto con le istituzioni: “Losappio (l’assessore regionale all’Ambiente. ndr) dovrà venire a parlare con tutti noi – hanno ripetuto in molti – dovrà spiegarci i vantaggi del Parco, ma dovrà confrontarsi con una platea di imprenditori che non ci stanno a vedersi portar via i loro diritti”. (Francesco Tanzarella)
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