Il «nuovo» nel titolo è tra virgolette per più di una ragione.
Prima di tutto, perché non mi ero proprio accorto (colpa mia) che era in circolazione un nuovo numero del giornale già da maggio, segno evidente di quanto poco tempo abbia avuto, negli ultimi mesi, per uscire a farmi una passeggiata per le strade della nostra città e per passare dall'edicola. Quindi, il numero che sto per commentare non è affatto nuovo, ma ormai stagionato di due mesi.
«Nuovo» anche perché, con tutto il rispetto per chi si impegna affinché il giornale esca, francamente mi sembra la solita minestra riscaldata: elogi al centrodestra, critiche al centrosinistra, rassegna di notizie stagionate su ciò che è successo sulla collina nei mesi precedenti (per chi ha già letto quelle notizie sui quotidiani locali è come gustare del pane raffermo).
Non mi disturbano le critiche politiche, a favore dell'una o dell'altra parte; certo è che se le critiche fossero più equilibrate e non finissero per sembrare propaganda becera, sarebbero più gradevoli e più costruttive.
Tra l'altro, lasciano perplessi i continui attacchi a Franco Gentile (pagina 13 di questo numero), soprattutto pensando all'«incidente» occorso qualche mese fa, incidente che spinse Gentile a parlare, durante un comizio, di un non meglio identificato «imbecille di giornalista che scrive su quella sottospecie di giornale», e al direttore responsabile a pubblicare un articolo di excusatio (anche se in realtà di scuse ce n'erano poche) dopo aver ricevuto anche le rimostranze del proprio direttore editoriale. Ormai conosciamo tutti il modo esuberante di far politica di Gentile, e un po' rispecchia il personaggio che si è costruito; rispondere con i suoi stessi toni non mi sembra proprio il caso, anche perché lui ormai riesce a farlo bene, chi gli risponde un po' meno.
A pagina 2, il solito «Caro Tommaso», appaiato alla solita rubrica «Asterischi», è il solito tentativo di fare polemica al vetriolo a bella posta. Spettacolare l'umorismo involontario creato in questo numero: nella rubrica si parla di giacchette politiche cambiate e rivoltate; in basso pagina, la pubblicità di Franco Sasso mostra un bell'uomo in giacca, appunto. Un invito ai politici mottolesi di servirsi presso la nota sartoria per i loro eventuali cambi di casacca?
La parte migliore rimane quella dedicata alla cultura locale, per la quale però si auspicherebbe un taglio più «scientifico», abbandonando quello aneddotico (pur mantenendo il carattere divulgativo, necessario per la pubblicazione di pezzi simili in questo contesto).
Una grossa critica all'impaginazione: ma possibile che la formattazione del testo debba essere così cattiva? Spaziatura del testo sbagliata, divisione delle parole a capo inesistente. Spesso la lettura del testo diventa sgradevole. Tirata d'orecchi a Posa o a chiunque si occupi di questo aspetto.
In conclusione: Motula è ormai un giornale un po' ingessato, da anni uguale a se stesso. Scarse le differenze da un numero all'altro, scarsi i nomi nuovi tra le sue firme: alla fine, le sue pagine sono uno stanco one-man show incentrato sugli stessi, identici argomenti.
(Se chiedete chi sia l'«one man», offendete la vostra stessa intelligenza).
Dispiace dirlo, ma la sensazione è quella di uno spreco enorme, soprattutto da parte di chi il giornale si sforza di finanziarlo.
Ma, parodiando Joseph de Maistre: ogni città ha il giornale che si merita (*).
(*) traduzione: alla fine, se il giornale è così, la colpa non è tanto di chi lo fa, che in fin dei conti si sforza affinché il giornale esista.