domenica 2 luglio 2006

Bocciati!

Un commentatore anonimo di questo blog ha segnalato un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno dello scorso 1 luglio, il quale riporta la «strage» di studenti avvenuta nell'Istituto «Einstein-Lentini» di Mottola. Si parla di 45 bocciati al Liceo e di 102 al Professionale. Circa un quarto di studenti respinti, insomma.


Se da un lato un simile risultato non può certo rendere orgogliosi, dall'altro il coraggio che l'Istituto, il suo Dirigente Scolastico e i suoi docenti hanno dimostrato è ammirevole.


Perché, dovete sapere, la tendenza generale è quella di promuovere. Infatti, molte bocciature uguale pochi studenti invogliati a iscriversi (i quali, ovviamente, sceglieranno gli istituti «facili») uguale pochi soldi dal Ministero.


E, di questi tempi, dire di no alla moneta privilegiando la qualità degli studenti che frequentano l'istituto non è da tutti.


Soprattutto, bocciare gli studenti in un'epoca in cui il docente ha perso il carisma che aveva negli anni passati (tradurre con: è facilissimo trovare il genitore-testacalda che, per difendere il figlio, pianta grane enormi al professore e al preside) non è da tutti.


«Mio figlio è un genio, il professore è un idiota perché non lo capisce». Diciamoci la verità: è questo l'atteggiamento più comune nella scuola d'oggi.


E questa impressione viene rafforzata dalla lettura dell'articolo: «...gli stessi studenti bocciati si sentono defraudati di un diritto...» Eh sì, il diritto di essere promossi senza essersi impegnati. «Un'estate per nulla serena... soprattutto per i bocciati che avranno qualche mese per decidere se proseguire agli Istituti di Mottola o continuare gli studi altrove». Altrove? Dove le promozioni le regalano?


Ciliegina sulla torta: «Mi sono informata - parla la signora Rosa Rizzo, madre di una studentessa - per prendere seri provvedimenti nei riguardi degli organi scolastici, ci vorrebbero molti soldi. Allora mi chiedo perché devono essere sempre i figli dei poveri a subire le ingiustizie?».


Sorvolando elegantemente  sul ribaltamento dei ruoli (oggi sono gli studenti a voler «prendere seri provvedimenti nei riguardi degli organi scolastici»), l'affermazione è, a voler essere buoni, ingenua: si sbotta dicendo che solo chi può permettersi di pagare un avvocato viene promosso. Invece di buttarla su una questione di classe sociale («viene promosso chi ha i soldi»), la signora Rosa Rizzo non poteva invece dire a sua figlia, all'inizio dell'anno scolastico, che viene promosso chi studia?


Sia chiaro, siamo convinti che a volte (forse anche troppo spesso) si possano creare conflitti tra un docente e gli studenti, o, peggio ancora, che qualche docente non sia adatto all'insegnamento (e non mi riferisco all'attitudine: ricordo ancora le parole di una mia professoressa di liceo che diceva «Per verificare se noi docenti siamo idonei all'insegnamento ci controllano tutto, tranne se ci funziona la testa»).


Se è invece tutto il corpo docenti ad essere d'accordo sulla bocciatura di uno studente, è chiaro che non siamo di fronte a uno di questi casi. L'unico caso possibile è che lo studente non si è impegnato a sufficienza.

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