domenica 27 agosto 2006

La Fiera della Murgia...

Ho visitato fugacemente la Fiera della Murgia, inaugurata ieri. Prodotti e imprenditori provenienti da tutta la Puglia, da Taranto, da Lecce... perfino dalla Sicilia e dalla Calabria. Bella e interessante iniziativa.


...ma perché c'è un solo stand di una ditta mottolese, per di più occupato non da un produttore ma, molto più banalmente, da un commerciante?


Delusione. La solita occasione non sfruttata.

mercoledì 16 agosto 2006

Del nostro Santo Patrono inglese

Per l'ennesima volta, nell'articolo pubblicato sul Corriere del Giorno riguardante l'esito di "Mottola A.D. 1102 - L'Assedio" viene utilizzato il nome di Alibrando. Pazienza, ormai la frittata è fatta, una volta in più non cambia niente.


Tuttavia, mi ha incuriosito come nell'articolo si insista nel sostenere che la «stranezza» dell'adozione di un patrono inglese a Mottola (oltre che con l'analogia tra la morte dell'arcivescovo di Canterbury e il vescovo mottolese Alimberto) si possa spiegare con la fuga e l'esilio in Italia di uno degli assassini, William de Tracy, e con la sua morte a Cosenza. Questa tesi è sostenuta da Pasquale Lentini nel suo ormai classico Storia di Mottola (SEM, 1978) e in un fascicolo illustrato su San Tommaso realizzato alcuni anni fa.


Io non sono per niente convinto che la morte di William de Tracy «nella vicina» Cosenza (come la definisce Lentini) sia stato un fattore fondamentale per la diffusione del culto di San Tommaso Becket nel meridione d'Italia, e della sua notorietà a Mottola. Cercherò di spiegarne i motivi:


- il cavaliere De Tracy avrebbe dovuto possedere un carisma ben notevole per avere un'influenza tale da riuscire a diffondere, da solo, il culto di un santo nel raggio di chilometri e chilometri (per quanto possa essere stato «segnato» dal violento atto, essendo stato lui in prima persona a compierlo);


- l'ipotesi che il nuovo Patrono sia stato scelto all'indomani della ricostruzione di Mottola è una delle più accreditate, ma occorre tenere presente che, sebbene tradizionalmente la ricostruzione di Mottola venga collocata all'incirca alla fine del XII secolo, tuttavia ciò è frutto di congetture e non ha il supporto di documenti certi (invece nell'articolo sul Corriere viene dato addirittura il 1195 come data presunta dell'evento). Di conseguenza, la ricostruzione potrebbe aver avuto luogo molto prima, per cui l'adozione potrebbe essere avvenuta quando la vita della nuova cittadina era ormai in pieno svolgimento. E' dunque strano che sul territorio (Calabria, Basilicata, Puglia) non vi siano altri comuni che, seguendo l'esempio di Mottola, siano devoti a San Tommaso Becket, o sui quali, comunque,  non si sia fatta sentire la sua influenza;


- la teoria di cui sopra dovrebbe spiegare come mai il paese di Ponte di Piave (provincia di Treviso) abbia anch'esso Tommaso Becket come suo Santo Patrono, pur essendo molto distante da Cosenza rispetto a Mottola (o da altri luoghi in qualche modo collegati a Tommaso Becket).


Tutto sommato, non c'è neppure bisogno della teoria del cavaliere morto nei dintorni. La vicenda di Tommaso Becket ebbe un'eco enorme, e un tale impatto sull'immaginazione popolare, da propagarsi con energia fino a raggiungere posti lontani, ben oltre il periodo successivo alla morte del Santo. Basti pensare che nel Trecento, dunque già duecento anni dopo, questa eco non era spenta, tanto da suscitare, nella lontana Islanda (stavolta lontana per davvero!), la stesura della Thomas Saga Erkybiskups, lunghissimo componimento scritto in islandese e attribuito all'abate Arngrim.


Se invece si vuole dare un'occhiata ai soli anni immediatamente successivi alla morte di Tommaso Becket, si ebbe la realizzazione delle seguenti opere (fra parentesi, la data presunta di stesura) (*):


1) la Vita S. Thomae di Edward Grim (1171-72);


2) la Vita et Passio S. Thomae di William di Canterbury, seguito da un ponderoso volume di Miracula dello stesso autore (1174);


3) la Vita S. Thomae di Herbert di Bosham (1184-86);


4) la Vita S. Thomae di Alan di Tewkesbury, opera citata dal Bosham (1174-76);


5) la Vita S. Thomae di William FitzStephen (1173-74);


6) la Vita S. Thomae a volte attribuita a Roger de Pontigny, a volte attribuita ad anonimo (1176-77);


7) la Vie de Saint Thomas, scritta in francese da Guernes de Pont Saint Maxence (1172-74) - (queste ultime due opere testimoniano la fama di San Tommaso Becket oltre i confini dell'Inghilterra, noché un desiderio di diffonderne le vicende anche in lingua volgare);


8) la Vita di John di Salisbury (1174-79)


9) una Vita anonima contenuta nella cosiddetta Lambeth Collection, scritta da un monaco che si dichiara spettatore dell'assassinio (1180 circa);


10) un'opera di Robert di Cricklade, andata perduta (1180);


11) la Passio S. Thomae di Benedict di Peterborough, anch'esso seguito da un abbondante tomo di  Miracula (1174);


12) il cosiddetto Quadrilogus, compendio composto sulla base delle Vitae di William di Canterbury, John di Salisbury, Alan di Tewkesbury e Benedict di Peterborough (1199).


Come vedete, non abbiamo ancora oltrepassato la barriera del secolo, e siamo fermi al trentennio successivo alla morte dell'Arcivescovo; eppure, vi sono già dodici opere documentate.


Un evento di tale portata aveva dunque forza sufficiente per giungere in Puglia da solo.


(*) Fonti: Pier Giorgio Vautero, Thomas Becket nella letteratura inglese ed europea, Verona, Il Segno, 1991; James Craigie Robinson, Materials for the history of Thomas Becket, Archbishop of Canterbury, 7 voll., London, Longman 1875.

domenica 13 agosto 2006

Alimberto!

Va bene, ormai abbiamo appurato che l'ambiguità Alimberto/Alibrando è stata causata da qualche svarione che si è poi propagato incontrollabilmente. Il nome giusto del vescovo di Mottola assassinato è Alimberto.


Lasciamo da parte questo dettaglio (siamo convinti che nelle prossime occasioni l'errore non verrà più commesso... e pazienza per quest'anno), e proviamo a «fare le pulci» all'evento per vedere se qualcosa si può migliorare...


- Lo scarso tempo per organizzare il tutto: ha del miracoloso constatare come, agli inizi di luglio, il manifesto stampato di «Mottola Estate 2006» riportasse notizia della «Rievocazione del martirio di San Tommaso Becket» e invece, dopo un mese, ci sia stata fatta questa sorpresa. Di certo la scarsa «pubblicità» ha un po' nuociuto all'evento, in quanto la gente era ancora convinta di dover assistere alla rappresentazione del Santo Patrono anziché a un evento nuovo di zecca.


- La partecipazione degli altri gruppi storico/folkloristici: perché la loro presenza è stata così marginale? A parte gli sbandieratori di Carovigno, che hanno aperto lo spettacolo, non c'è stato modo di vedere per bene i tardo-settecenteschi costumi di Alberobello e i bellissimi costumi medievali della delegazione barese, se non seguendo il piccolo corteo. Ci sarebbero piaciute più spiegazioni, più dettagli, senza limitarsi a un "gemellaggio" di superficie. Ad esempio, cos'era quella canzone in dialetto cantata ripetutamente dagli alberobellesi? Qual è il suo significato?


- La rappresentazione è troppo breve! ;-) Allunghiamola. Magari può essere sceneggiato anche l'antefatto, evitando di ricorrere alla voce narrante. Vogliamo di più! ;-)


- E' importante allestire del materiale informativo illustrato sulla storia di Mottola e sulle nostre bellezze naturali, paesaggistiche, storiche e artistiche da distribuire agli spettatori che ne facciano richiesta. Qualcosa esiste già, ma occorre preparare qualcosa che sia strettamente legato all'evento, che possa farvi da introduzione, che approfondisca gli aspetti storici e che offra spunti per ulteriori letture (una bibliografia, ad esempio);


- Non si potrebbero evitare le classiche bancarelle di nocelline? O meglio, non ha senso tenere soltanto quelle: non riduciamola alla solita festa paesana con le luminarie. Si chiamino i produttori di vino, di olio, i panificatori (quest'anno si sono scordati tutti di Catucci?), gli agricoltori, gli artigiani, a presentare i loro prodotti. E insieme ai rappresentanti della nostra economia, volendo ci potrà essere posto anche per il venditore di arachidi. Ma occorre prima valorizzare, con coerenza e in modo organizzato, quello che abbiamo. So bene che la fiera enogastronomica si è tenuta il giorno dopo, ma a mio avviso non è bene «spezzettare» risorse che possono essere presentate sinergicamente nello stesso momento.


- Perché, in occasione di eventi culturali simili, non c'è mai una bancarella che presenti il materiale editoriale disponibile su Mottola? In assenza (purtroppo) di una libreria a Mottola, sarebbe bello se il Comune si prendesse l'incarico di reperire un po' di copie di tutti i titoli di storia e cultura mottolese per offrirli in vendita al pubblico. Traduci: non ci vuole molto a chiamare un edicolante e dirgli di portare su un banchetto i volumi di storia e cultura locale che ha in magazzino.


- Fuochi pirotecnici? Vabbè, ci possono stare: piacciono sempre a tutti. Speriamo comunque che lo spettacolo arrivi ad essere talmente «scoppiettante» di per sé  da poterne fare a meno ;-)


Commenti?

Mondezza

Leggo sul Corriere del Giorno di oggi, sabato 12, che il Sindaco di Massafra ha emanato un'ordinanza (un "decalogo", come viene chiamata dall'articolista) che regola il conferimento dei rifiuti. Sono parecchi i punti che reputo interessanti:


2) E’ vietato depositare nei cassonetti materiale da imballaggio.


Traduzione: basta con l'indegno spettacolo delle cassette per la frutta (di legno o di carta) e degli scatoloni di cartone buttati *all'interno* dei cassonetti.


3) I titolari di pubblico esercizio devono collocare contenitori porta rifiuti nelle adiacenze del proprio esercizio dove gli avventori possono depositare bicchieri di plastica o bottiglie.


Traduzione: basta con i clienti di focaccerie e assimilati che fanno straripare di schifezze i cestini portarifiuti, che non sono adatti a essere ingolfati.


4) I commercianti devono depositare i rifiuti dopo la chiusura serale e comunque non prima delle ore 20. Qualora l’esercizio non fosse ubicato in zona servita da cassonetti, i rifiuti dovranno essere depositati nei pressi del proprio esercizio nelle prime ore del mattino.


Traduzione: i commercianti devono smetterla di trasformare in porcili i cassonetti ubicati vicino al loro esercizio commerciale.


5) I contenitori di vetro, plastica, lattine di alluminio, carta, pile e farmaci scaduti dovranno essere conferiti esclusivamente nei rispettivi contenitori di raccolta differenziata collocati sul territorio comunale. I farmaci scaduti devono essere posti uno alla volta negli appositi contenitori e non in buste chiuse collocate nelle adiacenze degli stessi contenitori.


Traduzione: la raccolta differenziata non è facoltativa ma obbligatoria, come ogni seria raccolta differenziata.


6) I cartoni di imballaggio vanno conferiti a ditte specializzate. Nelle more della presente ordinanza ed eccezionalmente, possono essere debitamente piegati e compattati, liberi da materiale estraneo collocati nei pressi dei cassonetti.


Traduzione: è da cretini sprecare il cartone, il quale va riciclato obbligatoriamente. Se non potete farlo voi, allora piegateli per bene, togliete il nastro adesivo e schifezze varie, e ci pensiamo noi. Ma si badi bene che lo facciamo *eccezionalmente*: non deve diventare un abuso, perché il cartone a fianco dei cassonetti è una sconcezza per la vista e per l'igiene.


Per chi infrange il "decalogo", l'ammenda può oscillare dai 100 ai 500 euro.


Ho citato cinque "comandamenti" su dieci (il 50 per cento...). Secondo voi, sarebbe opportuno applicare identiche norme anche a Mottola? E secondo voi, basterebbe la minaccia dell'ammenda perché la cittadinanza mottolese le applicasse, come pare avvenga a Massafra?


La notizia è leggibile anche sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi.

giovedì 10 agosto 2006

Alibrando?

Mi sono trovato a leggere con piacere il manifesto della ricostruzione storica di quest'anno (che avrà luogo domani, 11 agosto): non più la rievocazione del martirio di San Tommaso Becket, bensì quella (molto più sensata) dell'assedio di Mottola del 1102; non più una recitazione affidata a dilettanti, bensì un regista e un attore protagonista professionisti. Il tutto condito dalla consulenza della Associazione Italia Medievale, che dovrebbe garantire una certa accuratezza.


Ma... perché sul manifesto il vescovo di Mottola assassinato nel 1102 viene chiamato Alibrando? A me risultava che il suo nome fosse Alimberto (il nome dovrebbe poter essere desunto dalla "Brevis historia" dell'assedio di Mottola, scritta da un anonimo testimone degli eventi, ma non ne sono certo in quanto non ho con me il testo sotto mano).


Lo testimonia anche la homepage del sito dedicato all'evento (www.assassinionellacattedrale.net), che riporta in effetti "Alimberto", salvo poi riportare, in ogni altra occorrenza, il nome di "Alibrando".


Mah.


(P.S.: il nome "Alibrando" l'avevo già letto nell'articolo di presentazione dell'evento pubblicato sul Corriere del Giorno, ma in quell'occasione non ci avevo fatto caso più di tanto perché alle castronerie dei giornali sono ormai abituato.)


 *AGGIORNAMENTO*


Nell'articolo pubblicato sul Corriere del Giorno di oggi si insiste nell'usare il nome di Alibrando... Come se non bastasse, sul forum ufficiale dell'Associazione Italia Medievale è possibile imbattersi in un testo di presentazione dell'evento in cui vengono utilizzati con disinvoltura sia il nome di Alimberto che di Aliprando (sic)... Sarebbe il caso, a questo punto, di chiedere lumi agli storici che curano la manifestazione.


Il manifesto dell'evento è visibile qui.

venerdì 4 agosto 2006

Dei musei delle "cose nostre"

Sul Corriere del Giorno di oggi appare un articolo sul "Museo Storico Archeologico della Civiltà dell'Olio e del Vino", ubicato nel Castello Medievale di Massafra. Si stima che dal maggio 2005 al giugno 2006 le visite al suddetto mueso siano state 3500, fra cui innumerevoli turisti provenienti da Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, Stati Uniti, Giappone, Irlanda, Slovenia.


E' la dimostrazione che battere la strada delle nostre radici è importante e fruttuoso. Occorre prendere esempio.