domenica 13 agosto 2006

Alimberto!

Va bene, ormai abbiamo appurato che l'ambiguità Alimberto/Alibrando è stata causata da qualche svarione che si è poi propagato incontrollabilmente. Il nome giusto del vescovo di Mottola assassinato è Alimberto.


Lasciamo da parte questo dettaglio (siamo convinti che nelle prossime occasioni l'errore non verrà più commesso... e pazienza per quest'anno), e proviamo a «fare le pulci» all'evento per vedere se qualcosa si può migliorare...


- Lo scarso tempo per organizzare il tutto: ha del miracoloso constatare come, agli inizi di luglio, il manifesto stampato di «Mottola Estate 2006» riportasse notizia della «Rievocazione del martirio di San Tommaso Becket» e invece, dopo un mese, ci sia stata fatta questa sorpresa. Di certo la scarsa «pubblicità» ha un po' nuociuto all'evento, in quanto la gente era ancora convinta di dover assistere alla rappresentazione del Santo Patrono anziché a un evento nuovo di zecca.


- La partecipazione degli altri gruppi storico/folkloristici: perché la loro presenza è stata così marginale? A parte gli sbandieratori di Carovigno, che hanno aperto lo spettacolo, non c'è stato modo di vedere per bene i tardo-settecenteschi costumi di Alberobello e i bellissimi costumi medievali della delegazione barese, se non seguendo il piccolo corteo. Ci sarebbero piaciute più spiegazioni, più dettagli, senza limitarsi a un "gemellaggio" di superficie. Ad esempio, cos'era quella canzone in dialetto cantata ripetutamente dagli alberobellesi? Qual è il suo significato?


- La rappresentazione è troppo breve! ;-) Allunghiamola. Magari può essere sceneggiato anche l'antefatto, evitando di ricorrere alla voce narrante. Vogliamo di più! ;-)


- E' importante allestire del materiale informativo illustrato sulla storia di Mottola e sulle nostre bellezze naturali, paesaggistiche, storiche e artistiche da distribuire agli spettatori che ne facciano richiesta. Qualcosa esiste già, ma occorre preparare qualcosa che sia strettamente legato all'evento, che possa farvi da introduzione, che approfondisca gli aspetti storici e che offra spunti per ulteriori letture (una bibliografia, ad esempio);


- Non si potrebbero evitare le classiche bancarelle di nocelline? O meglio, non ha senso tenere soltanto quelle: non riduciamola alla solita festa paesana con le luminarie. Si chiamino i produttori di vino, di olio, i panificatori (quest'anno si sono scordati tutti di Catucci?), gli agricoltori, gli artigiani, a presentare i loro prodotti. E insieme ai rappresentanti della nostra economia, volendo ci potrà essere posto anche per il venditore di arachidi. Ma occorre prima valorizzare, con coerenza e in modo organizzato, quello che abbiamo. So bene che la fiera enogastronomica si è tenuta il giorno dopo, ma a mio avviso non è bene «spezzettare» risorse che possono essere presentate sinergicamente nello stesso momento.


- Perché, in occasione di eventi culturali simili, non c'è mai una bancarella che presenti il materiale editoriale disponibile su Mottola? In assenza (purtroppo) di una libreria a Mottola, sarebbe bello se il Comune si prendesse l'incarico di reperire un po' di copie di tutti i titoli di storia e cultura mottolese per offrirli in vendita al pubblico. Traduci: non ci vuole molto a chiamare un edicolante e dirgli di portare su un banchetto i volumi di storia e cultura locale che ha in magazzino.


- Fuochi pirotecnici? Vabbè, ci possono stare: piacciono sempre a tutti. Speriamo comunque che lo spettacolo arrivi ad essere talmente «scoppiettante» di per sé  da poterne fare a meno ;-)


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