Dal Corriere del Giorno di ieri:
Parco delle Gravine, il Coordinamento chiede chiarezza
Riceviamo e pubblichiamo.
Il Coordinamento provinciale per il Parco delle Gravine pretende chiarezza dai nostri amministratori sulle loro reali intenzioni rispetto a questo Parco, apparentemente voluto da tutti, in realtà avversato tenacemente. Per questo motivo abbiamo chiesto, diversi giorni fa, un incontro, oltre che all’assessore alle aree protette Duranti, cui riconosciamo coerenza negli impegni assunti, anche all’assessore provinciale all’agricoltura Carbotti: incontro che si terrà il prossimo 28 settembre. A differenza di sindaci che si autoinvitano ai tavoli tecnici di concertazione (il riferimento è all’incontro del 22 settembre scorso, che doveva essere, da quello che avevamo appreso, un momento di chiarimento con Carbotti, Losappio e rappresentanti di associazioni di agricoltori), trasformando un’utile occasione di confronto in un “cahier de doléances”, spesso imperniato sulla disinformazione, la nostra organizzazione ha chiesto per iscritto di poter esprimere le ragioni del Parco e di conoscere gli intendimenti degli amministratori in proposito.
L’attuale Giunta e maggioranza provinciale ha assunto un preciso impegno, nel proprio programma elettorale, a favore dell’istituzione del Parco. Abbiamo spesso organizzato conferenze, feste, incontri e dibattiti, con la presenza anche di Amministratori provinciali, invitati a confrontarsi anche le Organizzazioni agricole. Lo stesso Consiglio provinciale, all’unanimità e con una sola astensione, ha approvato nello scorso marzo una delibera per sollecitare la Regione ad adottare il Disegno di Legge istitutivo. Cosa che è avvenuta il 6 agosto scorso, così come preannunciato dall’Assessore regionale all’ambiente, sulla base degli esiti delle molteplici preconferenze di servizi svolte con la passata Giunta Regionale: occorre ricordare che si sono svolte ben 10 riunioni di Preconferenza dal febbraio 2000 al marzo 2004 (4 anni, invece dei 30 giorni previsti dalla legge!) di cui le Organizzazioni agricole hanno fatto parte di diritto.
Vogliamo ora sia fatta chiarezza sul futuro di questo Parco, il cui iter istitutivo è solo al primo passaggio: nel prossimo saranno i Comuni, la Provincia e la Comunità montana a sedersi con la Regione alla vera e proprio Conferenza di Servizi, ove le associazioni (ambientaliste, di categoria ecc.) potranno presentare osservazioni, ma non di più. Del resto sono state le preconferenze di servizi i momenti in cui Enti locali e soggetti associativi hanno potuto contribuire a fornire gli indirizzi per l’istituzione del Parco. Nessuno - nè Comuni, nè associazioni produttive- può affermare di essere stato escluso da quelle sedi, semmai si può dire che le scelte finali sono state frutto di una mediazione tra le varie posizioni. Possiamo affermare, a tale proposito, che le richieste degli ambientalisti sono state accolte solo in piccola parte (vedi, ad esempio, l’inclusione della gravina di Ginosa). Va ricordato infatti che l’attuale perimetrazione è di solo 29.725 ettari, a fronte dei 51.300 della Delibera n° 593/02 della Giunta Fitto. E ancora, l’attuale perimetrazione ricalca quasi integralmente quella approntata dall’ex Assessore Saccomanno, se si eccettua l’inclusione di parte della gravina di Ginosa, ma con la riduzione ulteriore (circa 2.000 ha) della Zona 2 (in cui è possibile svolgere attività produttive compatibili) che risulta essere di soli 8.374 ha distribuiti su 14 comuni! Eppure non abbiamo tenuto un atteggiamento ostile, anzi, abbiamo proseguito l’opera di informazione e di confronto che ci ha sempre contraddistinto: gli stessi allevatori che abbiamo incontrato di recente, quasi sempre ignari di trovarsi nell’area del Parco (in questo avrebbero dovuto provvedere sistematicamente le loro organizzazioni), hanno ricordato gli incontri organizzati dal nostro Coordinamento con allevatori di altri parchi, per promuovere uno scambio di esperienze. Invece la reazione di certe associazioni di agricoltori e di molti amministratori è stata quella di un contrasto irrazionale, infarcito di spauracchi e disinformazione ("Non possono esserci animali, non si può coltivare” leggiamo sui quotidiani). E poiché non possiamo pensare che autorevoli Consiglieri regionali e Rappresentanti di Organizzazioni professionali non conoscano la normativa, se ne deve dedurre che alcune richieste, come quella avanzata dalla Coldiretti, di rimandare le norme di salvaguardia a dopo l’approvazione della legge regionale siano del tutto strumentali. Le norme di tutela devono partire dal momento dell’adozione del disegno di legge, proprio per ‘giocare a bocce ferme’ ed evitare speculazioni, fino alla conclusione dell’iter istitutivo. Questo è specificato nelle leggi regionali e nazionali sulle aree protette, che a loro volta recepiscono Direttive europee vincolanti per gli Stati membri. Diversamente, è come dire , al di là delle affermazioni di principio, che il Parco non deve partire. Da un certo punto di vista, risulta più facile cogliere il senso della protesta di coloro che lavorano la campagna, timorosi di incontrare difficoltà nelle proprie attività produttive, esacerbati dalla situazione di crisi dell’agricoltura e della zootecnia (ovviamente non causato dal Parco), convinti che il Parco sia solo un sistema di vincoli che ha l’obiettivo di proteggere la natura. E’ possibile spiegare loro che i Parchi, a differenza delle Riserve naturali, sono strumenti pensati proprio per far coesistere aree di particolare pregio ambientale e paesaggistico con le attività umane tradizionali che hanno contribuito a renderle uniche. Per questo il Parco, al termine del suo iter istitutivo, prevede un Piano Economico Sociale teso a valorizzare gli usi, i costumi, le consuetudini e le attività tradizionali delle popolazioni residenti sul territorio, nonché le espressioni culturali proprie e caratteristiche delle identità delle comunità locali. Il Parco è una scommessa di sviluppo sostenibile. Difficile risulta, invece, capire la contrarietà degli amministratori, che dovrebbero conoscere gli strumenti di gestione e di tutela del territorio (dopotutto si sono candidati ad amministrare) e dovrebbero promuoverne l’uso nell’interesse della collettività. Non si può negare che la salvaguardia e la valorizzazione del territorio siano princìpi di massimo interesse collettivo... Impossibile, infine, ci risulta comprendere gli atteggiamenti irresponsabili e contraddittori di quegli amministratori che sostengono una coalizione che aveva nel proprio programma elettorale l’istituzione del Parco delle Gravine: oltre che tradire gli impegni elettorali, dimostrano di non avere progettualità nella promozione delle specificità del nostro territorio, che potrebbero recare benefici a svariate categorie produttive. E’ il momento, invece, di sedersi attorno a un tavolo, senza inserire fuorvianti elementi di disturbo nella discussione, per affrontare i problemi che avanzano i produttori agricoli con lucidità e competenza, dato che nel disegno di legge definitivo si potranno specificare meglio finalità, norme di salvaguardia e deroghe. Noi siamo pronti, come sempre, a dare il nostro costruttivo contributo affinché il Parco sia quello che deve essere: un sistema omogeneo individuato dagli assetti naturali dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici dei luoghi e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali, dove l’uomo e la natura hanno coesistito in armonia.
Il Coordinamento provinciale per il Parco delle Gravine
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