Dopo la morte del 24enne operaio Gianluca De Leo all’interno dello stabilimento
«Stop alle morti sul lavoro all’Ilva»
Mottola, il sindaco Quero scrive a Regione, Provincia e al prefetto
MOTTOLA - Con una missiva il sindaco Giovanni Quero di Mottola esorta il Presidente della Giunta Regionale on.le Nichi Vendola, il Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido e il Prefetto di Taranto ad intervenire per porre rimedio alla catena di morti che sta colpendo molti giovani all’interno dell’Ilva di Taranto. «Circa due anni fa - scrive Quero - fui costretto a scrivere una nota indirizzata agli organi di controllo, al fine di sensibilizzarli sui problemi legati alla sicurezza sul lavoro all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto. In quella circostanza - aggiunge il primo cittadino - l’occasione fu determinata dall’ennesimo infortunio sul lavoro che vide come sfortunato protagonista un giovane mottolese, che a soli 28 anni perse una gamba». Due settimane fa l’ennesimo tragico incidente faceva perire ancora un giovane ventiquattrenne di Mottola, provocato, secondo molti addetti ai lavori, sempre della scarsa sicurezza, diventata ormai la causa predominante di queste terribili vicende.
«Gli operai protestano perché un altro di loro ci ha lasciato la pelle. Ma noi cosa stiamo facendo - afferma il sindaco Quero -? Ho manifestato ed ho letto di sentimenti di dolore e di rabbia; ho raccolto dichiarazioni dure e prese di posizioni forti in ordine alla dirigenza Ilva. Ma cosa intendiamo fare in concreto?» Una serie di interrogativi a cui non solo il primo cittadino di Mottola, ma un po’ tutti i cittadini chiedono una risposta. Altrimenti c’è il rischio di abituarsi al dramma di molti genitori e parenti che piangono i loro cari. «All’indifferenza - dice il capo dell’Amministrazione di Mottola - e all’assuefazione della proprietà del siderurgico, così come viene definita dalla gente di Mottola la più grande industria dell’acciaio d’Europa. «All’interno della fabbrica oggi c’è il ricambio generazionale - si legge nella nota di Quero -, ma secondo quanto si dice e si legge, pare che non vi sia ricambio e manutenzione degli impianti. Bisogna scegliere: o imporre con forza alla proprietà Ilva, in attuazione degli strumenti normativi vigenti, l’adozione di un piano per la ristrutturazione e messa in sicurezza degli impianti a rischio, ovvero accettare il ricatto sociale che il lavoro è più importante della vita dei nostri figli». Parole dure del sindaco Quero condivise, al di la degli schieramenti politici, un po’ da tutti per richiamare ad una maggiore responsabilità l’Impresa e ad un maggiore controllo le Istituzioni. (Francesco Francavilla)
sabato 24 settembre 2005
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