Dal Corriere del Giorno di oggi:
Lsu, le garanzie della Regione
La Comunità montana, come annunciato, ieri è stata presidiata dai sei lavoratori socialmente utili dal 2000 alle dipendenze di Sviluppo Italia, per i quali il piano d’impresa scade il 31 ottobre
MOTTOLA - Lo avevano annunciato e lo hanno fatto: affiancati dai Cobas, i sei ex Lsu della Comunità Montana della Murgia Tarantina, dal 2000 alle dipendenze di Sviluppo Italia, nella mattinata di ieri hanno presidiato la sede dell’ente montano.
Al 31 ottobre, scade il piano d’impresa e potrebbero trovarsi senza un’occupazione. Non che sino ad oggi la loro situazione lavorativa fosse stata delle più rosee, dal momento che le scadenze mensili di retribuzione non sono state mai rispettate, gli assegni percepiti spesso sono risultati non coperti, da alcuni mesi le mensilità di pagamento si sono ridotte a puri acconti, percepiti senza una regolare busta paga e, quindi, scevri da assegni familiari. Alla loro situazione lavorativa, che sa dell’incredibile, va ad aggiungersi quella degli undici Lsu in esubero, a carico della stessa CMMT, che da 10 anni attendono di essere stabilizzati.
A perorare la loro causa, nella mattinata di ieri, sono intervenuti i Cobas, che hanno provveduto a difendere gli interessi dei diciassette Lsu coinvolti. Per la risoluzione della questione, pare che qualche spiraglio si sia aperto. Dal suo canto, infatti, la Regione Puglia, o, meglio l’assessore regionale all’Agricoltura, Enzo Russo ha dato notizia di voler provvedere, entro la fine del mese in corso, ad una variazione di Bilancio, che garantisca risorse economiche alla Comunità Montana per i 9 comuni che la compongono e non solo per i quattro realmente montani. "Un elemento nuovo - commentano i Cobas -, che potrebbe diventare decisivo per la risoluzione del problema lavorativo dei diciassette lavoratori socialmente utili.
"A nostro avviso - aggiunge Salvatore Stasi, coordinatore provinciale della Confederazione Cobas - occorrerebbe accorpare tutti i diciassette Lsu in questione, i 6 al momento alle dipendenze di Sviluppo Italia e gli undici ancora da stabilizzare in quanto in esubero, in un unico progetto di occupazione, quale, per esempio, ripescando una vecchia proposta, potrebbe essere quello legato al recupero delle gravine. Fermo restando, però, che gli stessi Lsu non vadano a coprire meno di 130 ore mensili; un monte ore di lavoro, che, in ogni modo, a prescindere le modalità di contratto, garantirebbe agli stessi i contributi spettanti per intero. Nello specifico - sottolinea lo stesso Stasi - per quel che concerne i 6 dipendenti di Sviluppo Italia, abbiamo chiesto che tale azienda, che sino ad oggi è risultata quasi fantasma, scompaia completamente dall’elenco delle imprese, che potrebbero concorrere alla stabilizzazione dei lavoratori in questione. Sino ad oggi, Sviluppo Italia è stata completamente inadempiente rispetto alla contrattazione fatta 5 anni fa".
Alla Comunità Montana, intanto, i Cobas hanno chiesto di esercitare il proprio potere e diritto di controllo su Sviluppo Italia, almeno sino al 31 ottobre prossimo, soprattutto per quel che concerne i versamenti INPS a favore dei lavoratori in questione. Qualora questi non fossero stati regolarmente effettuati, l’ente montano dovrebbe immediatamente procedere a bloccare l’erogazione dei pagamenti, che puntualmente sino a oggi ha versato all’azienda. E, pur mantenendo sempre alta l’attenzione sui lavoratori socialmente utili della Comunità Montana, Salvatore Stasi, alla notizia dell’ennesimo incidente mortale, avvenuto all’Ilva, che ha visto perdere la vita un giovane di Mottola, ha voluto esprimere tutta la sua rabbia: "Non si può ancora parlare di fatalità, ma esclusivamente di gravi responsabilità aziendali". A nome dei Cobas, ha espresso grande cordoglio alla famiglia e ai parenti di Gian Luigi Di Leo, ennesima vittima dello stabilimento siderurgico ionico. (Maria Florenzio)
* * *
Una lunga storia fatta di attese, lettere e incontri
MOTTOLA - A quanto pare il botta e risposta tra Comunità Montana Murgia Tarantina ed ex Lsu sembra essere destinato a continuare a lungo.
Qualche giorno fa una lettera annunciava il piede di guerra sul quale si erano mossi gli ex lavoratori socialmente utili, che oggi si ritrovano sotto la giurisdizione dell’agenzia di Sviluppo Italia, e i lavoratori Lsu attualmente in carica presso l’ente montano. Alla lettera seguì la risposta del presidente Giovinazzi, che sottolineò la situazione di crisi dell’Ente da lui rappresentato, prospettando un periodo di attesa nei confronti della Regione Puglia, che a breve dovrebbe assumere una posizione sulla situazione.
Ma ora si è innescato il meccanismo del ping pong, e risposta dopo risposta si è arrivati ad una nuova comunicazione da parte degli ex Lsu, che minacciano di aggregarsi in una protesta nei confronti dell’Ente. Ciò che maggiormente preoccupa è che l’ultimatum dato dai contestatori è scaduto ieri, giorno in cui il Presidente della Comunità Montana aveva fornito un’altra dichiarazione, rispondendo alle nuove accuse mosse contro la gestione di questa specifica situazione. Lamentele ancora sulla questione contributi, alle quali il presidente massafrese risponde alla stessa maniera di qualche giorno fa: "non diamo più da tempo contributi alle manifestazioni. Vedere il logo impresso su di un manifesto non significa necessariamente che è stato elargito un contributo in denaro. Attualmente, come è già da mesi, il nostro atrocinio è a livello gratuito". Sulle polemiche e sulla reazione dei lavoratori Giovinazzi si dice amareggiato per quanto sta succedendo, sottolineando ancora una volta le condizioni obbligatorie a cui la Comunità Montana deve far fronte, che giustificano la lettera di disdetta inviata nei giorni scorsi all’agenzia a cui fanno capo i lavoratori, chiedendo pazienza sino alla futura azione della Regione Puglia: "resto molto amareggiato per un attacco ingiusto da parte dei 6 Lsu, che sono tra l’altro alle dipendenza di Sviluppo Italia, e non della Comunità Montana. Come tutti ben sanno la lettera di disdetta è stata giustamente notificata alla società poiché la situazione economica attuale non permette all’ente montano la copertura sufficiente a portare avanti il progetto stesso". Giovinazzi aveva già in passato sottolineato come l’ente da lui presieduto aveva sempre effettuato i pagamenti dei suoi dipendenti, anche se qualche volta con un po’ di ritardo, ed ora sottolinea: "la quota della Comunità Montana è stata sempre versata, e quindi ad oggi non hanno nulla da pretendere nei confronti dell’Ente. Se qualcosa hanno da pretendere lo facessero nei confronti della società, perché noi non possiamo rispondere a situazioni private tra datore di lavoro, in questo caso Sviluppo Italia, e dipendenti". In parole povere la Comunità Montana non pagava direttamente ai dipendenti, ma versava la propria quota alla società a cui facevano capo. Era poi la società stessa ad elargire gli stipendi. Per questo motivo Giovinazzi sottolinea la puntualità nei pagamenti, come la disponibilità nel colloquiare con le parti: "da parte mia c’è sempre stata disponibilità al colloquio per trovare nuove soluzioni, ed è tutto documentato dalle tante richieste fatte alla Regione, alla Provincia e persino al Prefetto". La situazione attuale non cambia, l’ente montano resta in attesa di risposte da parte della Regione Puglia, con l’Assessore all’Agricoltura, Russo, che, nell’ultimo incontro avuto con Giovinazzi, aveva promesso una risoluzione al più presto. Un impegno confermato anche due giorni fa, nell’ultima visita dell’Assessore a Massafra, presso l’Istituto Agrario, assieme al Presidente della Regione, Vendola: "Ad oggi - afferma Giovinazzi - risposte ancora non ce ne sono, ma dopo l’incontro che ho avuto con l’Assessore Regionale Russo, che con grande senso di responsabilità, rispetto alla passata amministrazione regionale, si è assunto l’impegno di risolvere quanto prima questa situazione che vede l’economia dell’ente montano disastrata, sono fiducioso che le cose si possano aggiustare al più presto". Queste sono le risposte che il presidente della Comunità Montana Murgia Tarantina riesce a fornire al momento, dando poi un suggerimento ai lavoratori che in questi giorni si stanno azionando per un eventuale protesta: "invito gli ex Lsu e gli Lsu ancora in attività ad aspettare le risposte che sicuramente arriveranno dalla Regione Puglia. Solo in quel caso aprirò un tavolo concertativo serio per la risoluzione dei problemi dei lavoratori", poi tende una mano: "le proteste serrate nei confronti della Comunità Montana di cui danno notizia non serviranno a nulla. Dipendesse solo dall’ente e se l’ente avesse le risprse necessarie, avremmo già risolto il problema. Sono disposto a protestare assieme a loro, se le risposte non arriveranno, presso gli enti che potrebbero risolvere la questione". Attendere ancora. È quello che chiede Giovinazzi, perché l’ente è prosciugato finanziariamente, e quindi impossibilitato ad agire. (Graziano Fonsino)
0 commenti:
Posta un commento