venerdì 16 settembre 2005

Dal Corriere del Giorno di oggi (giovedì):


Quero: ultimatum all'Ilva


Dopo la morte di un ragazzo mottolese, a due anni dal ferimento di un altro, il sindaco scrive alle istituzioni chiedono di imporre allo stabilimento di dare sicurezza al lavoro. Il lavoro non è più importante della vita


MOTTOLA - Già due anni fa, il sindaco di Mottola, Giovanni Quero aveva scritto agli organi di controllo per sensibilizzarli, affinché si attivassero, in tempo debito, per risolvere i gravi problemi connessi alla sicurezza del lavoro all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. In quell’occasione, a determinare l’intervento del primo cittadino, era stato un incidente all’interno dell’Ilva, che aveva coinvolto un ragazzo di Mottola, di 28 anni, che ne era uscito salvo, ma privo di una gamba.
Gli anni, i giorni sono passati, eppure, ancora, nello stabilimento si continua a morire. Oggi, purtroppo, Mottola piange la perdita di uno dei suoi figli, Gianluigi, un altro giovane scomparso, strappato alla vita dallo stabilimento ionico, che deve garantire il lavoro, il sostentamento economico e non la precarietà dell’esistenza.
Così, di fronte all’ennesimo episodio di incidente sul lavoro, questa volta, però, ancora più drammatico, vistone il tragico epilogo, il sindaco Quero si vede costretto a scrivere alla Presidenza della Giunta Regionale, alla Presidenza della Provincia di Taranto, al sindaco di Taranto e alla Prefettura: "…sentimenti di dolore e di rabbia - scrive il primo cittadino; dichiarazioni dure e prese di posizione forti in ordine alla dirigenza Ilva; ma cosa intendiamo fare di concreto? Si corre il rischio di abituarsi al dramma; le nostre parole potrebbero sembrare retorica spicciola finalizzata solo a suscitare unicamente consensi nella gente, determinando, paradossalmente, indifferenza ed, addirittura, assuefazione tra i proprietari del siderurgico, così come amichevolmente viene spesso definito lo stabilimento dai Mottolesi, in forma quasi amichevole, magari nel tentativo di volerne esorcizzare drammi e tragedie sempre in agguato".
L’invito che Quero rivolge all’azienda e ai suoi vertici dirigenziali è di acquisire una maggiore responsabilità sociale; alle istituzioni, invece, il compito di esercitare il ruolo di sussidiarietà e di controllo. "Bisogna operare una scelta - continua Quero nella sua lettera: o imporre con forza alla proprietà Ilva, in attuazione degli strumenti normativi vigenti, l’adozione di un piano per la ristrutturazione e la messa in sicurezza degli impianti a rischio, oppure…accettare un ricatto sociale: convincersi che il lavoro è più importante della vita dei nostri figli!". All’interno dell’Ilva, c’è un ricambio generazionale, ma non di certo, quello che riguarda la manutenzione degli impianti, che diventano sempre più vecchi ed inadeguati, pronti a seminare nuove vittime. Qualcuno deve intervenire per impedire che lo stabilimento Ilva continui a produrre nuovi anelli, non di acciaio, ma di vite umane, da unire alla lunga catena di morte, che sembra destinata a non volersi spezzare. (Maria Florenzio)

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