Sempre dal Corriere del Giorno di oggi:
Ormai non è più tempo di aggettivi. Per Gigi Mastrangelo può bastare un appellativo: “il re”. La corona di sire l'ha indossata per davvero, nel turbinio dei festeggiamenti del dopo-gara.
Ma il campione di Mottola re lo è stato per davvero: l'immagine dell'Italia vincente si sovrappone e coincide con la sua. Caratterizzata da alcuni tratti distintivi: la grinta, la ferocia agonistica, la capacità di motivare i compagni e di stimolarli nei momenti più complicati. Mastrangelo è stato il “leader morale” della nuova Italia di Montali. L'icona di un gruppo di giocatori coraggiosi, refrattari ad arrendersi alle difficoltà: capaci di vincere un campionato europeo sovvertendo tutti i pronostici, ribaltando l'1-2 a favore dei russi maturato alla fine del terzo set.
La telefonata del cronista è un appuntamento puntuale dopo ogni vittoria: il centrale azzurro risponde con il consueto garbo e racconta le emozioni dell'ultimo successo, il terzo Europeo vinto nel corso della sua carriera.
Mastrangelo, cosa aggiunge questo successo alla sua carriera?
«Sensazioni nuove, particolari. Negli altri Europei vinti ero un giovane tra i “vecchi”: ma il tempo passa, stavolta ero io il “vecchio” in mezzo ad un gruppo di giovani. Ero caricato di maggiori responsabilità, ho dato il massimo. Questo successo lo sento davvero mio».
Le immagini televisive rappresentano la testimonianza più bella. Mastrangelo sempre pronto a dare la carica, ad esaltarsi nelle fasi decsive. Lei è stato il leader di questa squadra...
«E' questo, da sempre, il mio modo di vivere le partite ed il rapporto con i compagni. Lo faccio volentieri, ogni punto rappresenta l'occasione giusta per trasmettere fiducia e determinazione».
A un certo punto tutto sembrava perduto. Sull'1-2 la Russia sembrava pronta ad involarsi verso il titolo, vi prendeva letteralmente a pallate. Cosa ha pensato in quei momenti?
«Che dovevamo dimenticare tutto il resto, i punti giocati e quelli perduti. Davanti a noi avevamo un'unica possibilità per riemergere: cominciare bene il quarto set, metterli sotto pressione sin dalle prime battute, non cedere più nulla sul versante della concentrazione».
Ci siete riusciti, anche grazie ad un eccezionale alleato: il pubblico del Palalottomatica è stato meraviglioso.
«E' stata una emozione fortissima. Non capita tutti i giorni l'opportunità di giocare davanti a tifosi così caldi e numerosi, addirittura 15000. In tanti anni giocati ad alti livelli, una cosa simile mi era successa soltanto in Brasile. C'erano 20000 spettatori...».
A Roma c'erano anche i suoi genitori...
«...mia moglie, mio figlio e tanti amici venuti da Mottola. Vincere davanti ai propri affetti più cari è il massimo».
Due anni fa, dopo la seconda vittoria europea, disse: «Le emozioni evaporano in 24 ore». E adesso?
«Stavolta è diverso. Abbiamo giocato in Italia, i media e la tivù ci hanno dedicato una attenzione incredibile. E' davvero difficile pensare ad altro: tutto mi ricorda questo successo. Sarebbe bello avere sempre questo tipo di riscontri, non solo quando si vince».
Per lei ci sarà poco tempo per festeggiare. Il campionato incombe.
«Comincio una nuova parentesi con la Cimone Modena. Ho firmato un contratto della durata di quattro anni, i progetti sono ambiziosi. Sarà un'avventura stimolante»
Quando la rivedremo nella “sua” Mottola?
«Presto, spero entro la fine dell'anno per un breve periodo di vacanza. L'affetto verso la mia terra non cambia».
E magari, prima o poi, potrebbe tornare a giocare dalle nostre parti in campionato...
«Certo, basta che la Prisma ritorni subito in A1. Mi farebbe davvero piacere, auguro alla società tarantina di centrare l'obiettivo della promozione. Onestamente, credo che Taranto abbia tutte le carte in regola per tornare nella massima serie: ha un tecnico bravo e preparato e una rosa ricca di ottimi giocatori».
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