Dalla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi:
IL FATTO / Il locale a luci rosse era nella villa dove nell’ottobre del 2003 una donna fu uccisa dal marito geloso. Sequestrato materiale compromettente
Club di scambisti scoperto a Mottola
Operazione dei carabinieri, arrestate quattro persone. Incassi da 3-4mila euro a serata
dal nostro inviato
MOTTOLA - Poco più di due anni fa aveva fatto da sfondo ad un efferato omicidio, ora era diventata punto di ritrovo di scambisti e trans. È tra le campagne che separano Mottola da Palagianello, nell’anonima villa sperduta tra gli ulivi dove il 7 ottobre del 2003 trovò la morte Silvana Bellacicco, uccisa a fucilate dal marito Berardino Goffredo, che l’associazione no-profit Calypso aveva piantato le sue tende, offrendo spettacoli a luci rosse a pugliesi e campani. Quattro persone sono state arrestate dai carabinieri della compagnia di Massafra, guidati dal capitano Lorenzo Ceccarelli e dal tenente Domenico Caradonna, in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari Bina Santella su richiesta del pubblico ministero Daniela Putignano. Si tratta di Giuseppe Ferrarese, 52 anni, già coinvolto in operazioni analoghe, e della moglie Annamaria Ventura, 52 anni, entrambi di Monopoli, ideatori e gestori dell’attività, di Giovanni Montenegro, 53 anni, di Gioia del Colle, in provincia di Bari (la sua convivente forniva «prestazioni» nel locale) e di Luigi Simonetti, 50 anni, impiegato civile alla Saram di Taranto, che figurava come socio dell’associazione insieme alla moglie e al figlio, anche se questi ultimi sono risultati del tutto estranei alla vicenda.
L’inchiesta, contrassegnata da intercettazioni telefoniche e pedinamenti, è partita nel novembre del 2004 ed ha vissuto una tappa importante con la perquisizione compiuta nel gennaio del 2005 dai carabinieri, attratti dall’insolito andirivieni ad orari sospetti di personaggi noti alle forze dell’ordine, giunti a bordo di automobili lussuose e di donne conosciute come dedite alla prostituzione. Il prezzo d’ingresso era di 110 euro per ogni single e di 30 euro per le coppie che potevano avvalersi di prestazioni sessuali di ogni genere: scambi di coppia, trans, omosessuali. Il primo ingresso favoriva il rilascio della tessera sociale, che doveva essere esibita per giustificare la presenza nella villa in caso di controlli. A disposizione dei clienti ben tre camere da letto distinte per il colore dei tendaggi, bevande alcoliche, guardaroba, spettacoli di ogni genere, cene a tema e parcheggio custodito con telecamere ed apertura comandata a distanza del cancello per evitare sorprese.
In occasione della prima irruzione, i circa 20 militari sequestrarono alcuni «attrezzi» tipici dei sexy-shop e identificarono un centinaio di persone, provenienti da tutta la regione che confermarono, nonostante qualche reticenza, le ipotesi investigative. L’attività di prostituzione è proseguita fino allo scorso weekend. Le donne che si prostituivano - tutte italiane - collaboravano nella gestione dell’attività ma a loro carico non sono stati ravvisati estremi di reato.
Solo Ferrarese si trova in carcere, gli altri tre hanno beneficiato dei domiciliari. Per tutti l’accusa è di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e di concorso nella gestione di una casa di prostituzione. Nel corso delle perquisizioni compiute ieri mattina contestualmente agli arresti sono stati rinvenuti e sequestrati filmati e fotografie che ritraggono i soci del club durante il compimento di atti sessuali nonchè ulteriore documentazione utile alle indagini. L’operazione ha visto l’impiego di 20 uomini della compagnia di Massafra, supportati da personale delle compagnie di Gioia del Colle e Monopoli, del Reparto operativo di Taranto e della stazione carabinieri dell’Aeronautica Militare di Taranto. L’inchiesta è stata denominata «Calypso» dal nome dell’associazione senza fini di lucro che, secondo gli scopi statutari, avrebbe dovuto occuparsi di attività teatrali, cabaret, cinema, lettura di testi e poesie. L’atto costitutivo è depositato presso un notaio di Polignano a Mare e sequestrato dai carabinieri. La sede prescelta era un’abitazione del centro storico di Gioia del Colle ma all’indirizzo indicato, da oltre 50 anni, risiede una signora completamente all’oscuro di tutto. (Mimmo Mazza)
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