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MOTTOLA - Che la Comunità Montana della Murgia Tarantina versi in cattive acque non è una novità, vista la già consolidata crisi finanziaria, che attanaglia l’ente, peraltro acuita dalla Finanziaria 2006, a sfavore della montagna italiana, che prevede, tra l’altro, una riduzione del 6,5% sulle spese correnti. Ma, ora, a complicare la situazione, é ritornata la questione dei sei ex Lavoratori Socialmente Utili, che dal 1° gennaio sembrano essere stati abbandonati alla loro sorte.
Si tratta degli stessi ex Lsu, che, dal 2000 alle dipendenze di Sviluppo Italia, si erano già mobilitati a settembre scorso, prima che, con la scadenza del Piano d’Impresa, fissata al 31 ottobre 2005, si trovassero senza un’occupazione. Tra l’altro, già lo status lavorativo degli stessi non era affatto dignitoso, dal momento che le scadenze mensili di retribuzione non erano mai state rispettate, gli assegni percepiti spesso erano risultati non coperti, negli ultimi mesi antecedenti la scadenza del Piano d’Impresa, le mensilità di pagamento si erano ridotte a puri acconti, percepiti senza una regolare busta paga e, quindi, scevri da assegni familiari. Per la problematica lavorativa, che li riguardava, lo stesso ente montano, con una nota, il 19 settembre, avanzò richiesta di un incontro urgente, l’ennesima, visto che alle precedenti non era seguita alcuna risposta, al presidente della Regione Puglia, Vendola e all’assessore regionale all’Agricoltura, Russo. Di seguito, la Regione Puglia aveva provveduto a prorogare l’impiego dei sei ex Lsu per altri due mesi, ovvero per novembre e dicembre 2005; mesi, per i quali, tra l’altro, non sono state ancora elargite le retribuzioni spettanti.
Ma, quel che è più grave è che, ad oggi, non si ha ancora conoscenza di provvedimenti regionali, che garantiscano il proseguimento dell’attività lavorativa dei sei ex Lsu, nonostante i numerosi telex, inviati dal presidente dell’ente montano, Roberto Giovinazzi, al presidente della Regione Vendola, agli assessori regionali al Bilancio e all’Agricoltura, rispettivamente Saponaro e Russo, informandone anche l’ente Provincia. Ben sei famiglie, in sostanza, sono state abbandonate a se stesse, visto che, nonostante la proroga del Piano d’Impresa fosse fissata al 31 dicembre 2005, al momento
nessuno dei sei "sventurati", ha ricevuto nota, che alludesse ad un eventuale prosieguo dell’impiego o, peggio ancora, ad una conclusione definitiva del rapporto lavorativo, con ovvio riferimento alla liquidazione di fine contratto.
"Ad oggi - dicono gli stessi ex Lsu - non sappiamo se siamo ancora al servizio della Comunità Montana, per tramite di Sviluppo Italia o se siamo disoccupati a tutti gli effetti. Vogliamo risposte immediate, possibilmente positive, che tengano in debita considerazione il futuro e la stabilità economica di ben sei famiglie, che rischiano di finire allo sbando, se qualcuno non si attiva per la loro umana sopravvivenza".
Intanto, gli stessi non demordono e, già dalle sette di ieri mattina, aspettano dinanzi ai cancelli dell’ente Montano, nell’attesa che qualcuno prenda in considerazione la loro vicenda. (Maria Florenzio)
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