martedì 9 agosto 2005

Paginone fitto per la focaccia sul Corriere del Giorno di oggi. Tre gli articoli.  Il primo:


Quanto un campo di basket


Il vento ha fatto surriscaldare il forno, poi raffreddato dai Vigili del fuoco. 30 mila i “tifosi”. Il sindaco Quero: pubblicizziamo i prodotti pugliesi, la nostra storia e la nostra cultura. E per le ragazzine c’era anche Antonino


MOTTOLA – Di grande, è grande. Se però quella mottolese sia la focaccia più grande del mondo, toccherà stabilirlo alla commissione londinese del Guinness dei primati, che esaminerà i filmati e le dimensioni certificate sabato scorso dal primo cittadino. Giovanni Quero ha preso le misure alla fine di una lunga e intensa giornata: 28 metri per 12,80, cioè 358,40 metri quadri. Una focaccia grande quanto un campo di pallacanestro, buona per riempire stomaci pantagruelici. Ben cotta su un lato, un po’ troppo su un altro: è stato l’ultimo scherzo dell’enorme forno (anch’esso da record) che ha fatto le bizze per tutto il pomeriggio, mettendo a dura prova la tenacia di Antonio Latte e Piero Catucci. Sono loro i due “matti”, uno mobiliere l’altro panificatore, amici per la pelle (e per la tavola) che hanno già sul loro biglietto da visita il record del 2004 per il panino più lungo del mondo (634,50 metri) e che ci hanno riprovato sfidando i rischi di una cottura ad alto coefficiente di difficoltà. Nel pomeriggio, infatti, il forte vento ha fatto da mantice facendo schizzare il fornone realizzato dal geometra Francesco Gentilesca ad una temperatura di 350 gradi. Per fortuna sono arrivati i Vigili del fuoco a sedarne i “bollenti spiriti” con una buona dose di acqua sputata nel grande ventre infuocato. Del resto, anche per il maxi-forno è la prima volta e qualche peccato d’inesperienza si può perdonare. Tutt’intorno a tifare nella piazza del mercato centinaia di persone, che in serata sono diventate 30mila: un record, anche questo. Forse quello più ambito, perché la focaccia da vendere per  costruire il pozzo in Africa è una bella trovata, ma “vendere” l’immagine di Mottola è stato il vero affare da guinness. Un’avventura che ha coinvolto un’intera cittadina, che si è prestata facendo da cornice, offrendo i quasi 150 volontari e mettendo a  disposizione persino i balconi per gli sponsor.

Rito collettivo, se vogliamo, che ha messo in chiaro il carattere dei mottolesi. “Siamo delle vere teste dure, sim’ d’ Motl’”, ha esclamato uno quando la focacciona è finalmente entrata nel forno, dopo un defatigante tira e molla per evitare che il troppo fuoco trasformasse l’impresa in un bagno.

C’è voluto un fabbro (ah gli antichi mestieri…) che ha escogitato un semplice sistema di tubi innocenti su cui far scivolare a mo’ di slitta il piano scorrevole. All’interno del forno, difatti, il calore ha già deformato e piegato le guide metalliche, rendendo inutile l’originario sistema di ruote. Non si sono persi d’animo, però, né Latte che ha guidato le operazioni logistiche, né Catucci, che con una invidiabile calma olimpica ha tenuto a bada le decine di donne-impastatrici, pronte già dalle ore 18 a lavorare di gomito e di mani per sistemare la pasta sulle teglie. Ospite d’onore il principe del pomodoro, vossìa “ciliegino” di Pachino, arrivato con 350 chili di suoi rappresentanti dal fondo della provincia di Siracusa, dall’omonimo Comune che è il più a Sud della Sicilia, isole escluse. Il pomodoro ha dato colore e sapore all’enorme impasto fatto con 2mila chili di farina, 12mila litri d’acqua, 40 chili di sale, 200 chili di olio extravergine e origano quanto basta.

Grandi numeri di un tris di giornate ad alto contenuto gastronomico: prima la sagra del wurstel, poi quella delle orecchiette, anch’esse protagoniste con 6-700 chili di pasta cotta sul momento e “innaffiata” con un pentolone di sugo. Alla faccia della dieta del minestrone. Ma tutti volevano e aspettavano sua maestà la focaccia. Gli organizzatori per primi, perché – ricorda Antonio Latte – “l’idea ci era venuta quando siamo stati ad una fiera di panificatori. Volevamo farla a Mottola per valorizzare il nostro territorio e perché, in fondo, organizzare una roba del genere è una grande soddisfazione, che ci permette di essere conosciuti nel mondo”. Dal panino alla focaccia: come dire, l’appetito da guinness vien provando. E se Radio Vaticana si è interessata all’evento e c’è chi ha scomodato la Nasa per una foto ricordo dallo spazio (chissà se poi, dallo Shuttle, avranno immortalato l’infornata gigante…), la ricaduta d’immagine è centrata in pieno. Perché Latte e Catucci, uomini pratici, hanno capito una cosa: per attirare gente e farsi pubblicità basta prender tutti per la gola. Il sindaco di Pachino, Sebastiano Barone, anche lui preso dal contagio ha subito promesso: “Quest’iniziativa vogliamo ripeterla anche da noi, perché Mottola ci ha coinvolto completamente e adesso questa megafocaccia l’abbiamo fatta nostra”. Intanto, l’attesa si prolunga. Il forno sputa fiamme come un drago e a coccolarlo arrivano due ex operai dell’Ilva, gente che col fuoco ci scherza poco ma sa come ammansirlo. I Vigili del fuoco, poi, completano l’opera e alle 21,15 l’avventura parte: tutti ai posti di combattimento. Le teglie  vengono sistemate sul telaio di metallo, la pasta lievitata viene unita per farla diventare un corpo unico. E per le ultime teglie, quelle centrali, il fornaio Catucci diventa il primo panificatore acrobatico, dovendo completare l’opera calato dall’alto da una gru. Sempre più difficile portare il pane a casa, avrà pensato. Poco male: un’ultima passata di olio, che arriva anch’esso dal cielo, e la focaccia è infornata a forza di braccia e con l’ausilio della solita gru. Ore 22,20: il sindaco Quero, che deve certificare le operazioni per il Guinness, osserva tutto scrupolosamente. Una domanda, però, lo riporta su un’altra graticola: “La crisi amministrativa? Quella è già risolta. Ma se la cottura di questa focaccia può essere di buon auspicio, ben venga. Il bello, piuttosto, sono le trentamila persone assiepate in un ettaro di piazza. È il premio per la nostra proverbiale caparbietà, che si è dimostrata vincente, nonostante i problemi che hanno ritardato le operazioni del guinness. Sapevo che gli organizzatori non si  sarebbero fermati tanto facilmente e così è stato”. Mottolesi “capa tosta” e d’ingegno: “Questa – commenta il sindaco - è un operazione di marketing territoriale, quasi cominciata per scherzo, ma ora facciamo molto sul serio. Qui stiamo usando e pubblicizzando i prodotti pugliesi, ma anche la nostra storia e cultura: promuoviamo il territorio. Il ritorno d’immagine, con un piccolo investimento, è davvero altissimo.Da quindici giorni l’Italia parla di noi, grazie all’idea di due “teste dure” d’imprenditori che hanno coinvolto i 17mila mottolesi”. Il senatore Lino Nessa, lì vicino, approva con un cenno della testa: “Così incoraggiamo la gente a venire in Puglia, per scoprire un itinerario gastronomico che è tra i migliori d’Italia. Stiamo certificando la gioia dello stare a tavola in Puglia”. Due passi più in là si scatena la ressa: ma che succede? Chi c’è? Ragazzine impazzite, urletti striduli, mani nei capelli e richieste d’autografi: ma come – ci dicono - c’è Antonino, il vincitore di Amici. Peccato, ce lo siamo perso… Alle 23, una controllatina alla cottura. Quero, giudice inflessibile, osserva: “Facciamo le cose come si deve”; Catucci, fornaio irreprensibile, lo rassicura: “Un quarto d’ora ed è pronta”. E alla fine la focacciona esce dal forno, tra applausi e cori da stadio. Sono le 23,20 e molti avranno pensato: ora diamoci un taglio, ché finalmente si mangia… (Massimo D’Onofrio)


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