giovedì 15 dicembre 2005

Dal Corriere del Giorno di oggi:


Forza Italia rivendica il merito di aver cambiato il volto della legge istitutiva.
«Il Parco è anche nostro»
Franzoso: «Abbiamo difeso la libertà d’impresa di 2mila aziende». I sindaci: «Adesso facciamolo funzionare sul serio»


Il Parco sarà pieno di verde, ma la legge che lo istituisce si è tinta d’azzurro. Ieri mattina nel coordinamento provinciale di Forza Italia c’erano tutti o quasi. Per cantare vittoria, scambiarsi pacche e larghi sorrisi tra chi ha dato battaglia in Consiglio regionale e chi ha beccato l’acqua sotto il cielo plumbeo di Bari.
Sindaci, consiglieri provinciali e regionali, hanno fatto capolino per dire la loro e per rivendicare la paternità di un pezzo di Parco delle Gravine: esattamente quello inserito nell’articolo 1 e che prevede la possibilità di entrare o uscire dal Parco - entro e solamente per i prossimi 12 mesi - su domanda dell’interessato, sulla quale decide la Regione d’intesa con il Comune di pertinenza. Un meccanismo che accontenta le aziende agricole e zootecniche ma anche chi ha un diritto reale, il che salva la prosecuzione degli investimenti comunitari e regionali previsti con i progetti Pis e Gal.
E’ questa la vera novità del Parco delle Gravine, dopo mille discussioni e scontri, dopo le insistenze di chi lo voleva, le proteste di chi voleva cambiarne la perimetrazione e persino di chi, come il Comune di S. Marzano, quattro anni fa fece carte false per farvi rientrare il Santuario Madonna delle Grazie e l’altra mattina era a Bari a protestare contro quello stesso Parco. Tutte facce della stessa moneta, quei 28.900 ettari (nell’ultima versione della legge, che era partita con 29.400) di solchi gravinali e corridoi di collegamento che vanno da Ginosa a San Marzano, attraversando 13 Comuni tarantini e inglobando anche un fazzoletto di terra del Comune brindisino di Villa Castelli.
Pietro Franzoso ringrazia tutti, sindaci, cacciatori (tra i presenti c’è Francesco Liuzzi, di Federcaccia), Confagricoltura e singoli agricoltori, perchè l’obiettivo è stato centrato: avere un Parco che non soffochi il territorio, ma ne sia il cuore pulsante. “Questo perchè si è avuto il coraggio - osserva il coordinatore provinciale di FI - di difendere la libera imprenditoria e il diritto delle persone che in quelle terre ci hanno investito tutti i risparmi. Loro ci hanno dato la forza per far sì che i nostri emendamenti passassero e, oggi, posso rispondere a Vendola che gli imbroglioni veri erano a sinistra, perchè volevano fare un Parco senza concertazione e contro la volontà dei sindaci e degli agricoltori, semmai col consenso di qualche sigla di categoria. Invece, possiamo andare fieri d’aver permesso al Consiglio una riflessione che ha potuto salvare la libertà d’impresa per 2mila aziende e ciò nonostante la volontà del comitato scientifico di accelerare l’iter e la chiusura che abbiamo incontrato in commissione”.
Franzoso cita il caso-Cementir per avvalorare la bontà degli emendamenti che hanno cambiato il volto della legge istitutiva (“Avrebbe dovuto chiudere perchè le sue cave e la materia prima sono a Montemesola, in pieno Parco, ma non succederà...”), così come il “salvataggio” della quarta corsia della Statale 172 Orimini di Martina Franca. E ricorda anche che “FI non è mai stata contro il Parco, semmai contro la perimetrazione fatta dalla maggioranza di sinistra-centro”. Poi la palla passa ai sindaci, veri protagonisti della “rivolta” che ha cambiato gli equilibri, convincendo l’assessore Losappio e ammorbidendo la maggioranza di centrosinistra. E che ha anche consentito di far scoprire agli stessi “azzurri” la loro - sino a l’altroieri - insospettabile anima barricadiera. Il sindaco Giovanni Quero parla di “impatto delle leggi, che va verificato a 360 gradi” e poi fa esempi pratici. “Consentendo l’intervento nella zona centrale del parco - rivela - vengono salvati 15 milioni di euro dei progetti Pis. Solo Mottola, per il villaggio ipogeo di Petruscio, ha ottenuto 2,2 milioni e con l’emendamento inserito nella legge potranno essere utilizzabili sino a scadenza. E noi sindaci, questo voglio dirlo a Vendola, ci siamo già opposti al Parco di Saccomanno, al quale non abbiamo fatto sconti: il verbale di preconferenza non l’abbiamo mai firmato e Fitto non l’ha portato in Giunta. Adesso, però, abbiamo un Parco finalmente condiviso, che difenderà l’ambiente e anche la zootecnia e l’agricoltura, che non sono interessi di minor  valore”.
Giuseppe Cristella, pragmatico fino all’osso, mette in vetrina la sua Laterza che “ha la Gravina più profonda di tutte, mentre Palagiano e Palagianello al massimo hanno le clementine”. E aggiunge: “La nostra battaglia dura da 3 anni, non certo da ieri, ma ora la nuova sfida è metter soldi nel Parco e gestirlo come si deve. Noi, a Laterza, nell’Oasi Lipu abbiamo speso un milione di euro in riqualificazione ambientale, portandoci persino gli elicotteri a tirar fuori decine di carcasse di automobili”.
Annibale Cassano, invece, tiene a sottolineare la presenza delle “truppe” castellanetane: “Anche qualche collega medico è venuto a Bari e sotto gli ombrelli eravamo 120, quelli che avevamo preventivato”. Martino Tamburrano, poi, sottolinea il merito d’aver “creato emotività in tutti”. Ma, passata l’emozione, va all’attacco della Provincia “il cui assessore serve solo a ’scoordinare’ i sindaci” e del primo cittadino di Massafra che “ha brillato per la sua assenza, forse perchè ha cambiato casacca”. “E proprio Massafra - assicura - aveva un interesse in più da difendere: i vincoli d’inedificabilità, per fortuna sventati, nelle zone limitrofe della città”.
In coda Adeo Ostillio rivendica il lavoro fatto a Statte (“Quella di FI è stata l’unica voce che si è levata”), mentre Angelo Lattarulo ringrazia Confagricoltura: “Sono stati gli unici a credere nella nostra azione. Insomma nel “nuovo” Parco ce n’è per tutti: dagli “ambientalisti-pasdaran” ai “marxisti massimalisti” tirati in ballo da Nicola Tagliente. Ma per fortuna, questo è un Parco condiviso... (Massimo D’Onofrio)

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