venerdì 15 luglio 2005

Anche il Corriere del Giorno di oggi si pronuncia sulle dimisisoni del Sindaco:


"Ora dite la vostra"


Il sindaco Giovanni Quero si è dimesso e ha detto ai partiti della coalizione di fare la loro proposta, avvertendoli che non accetterà né ricatti né compromessi. Il rammarico per le opere non portate a termine


MOTTOLA - Tutto come prevedibile.


Il sindaco Giovanni Quero si è dimesso. La causa: la coalizione si è sfasciata. Ma perché la coalizione si è sfasciata? La sconfitta della Cdl alle elezioni regionali. E’ inevitabile che le sconfitte si ripercuotano sull’intero equilibrio preesistente. Come poi gli squilibri si manifestino, assenza, richieste di verifiche, o di visibilità, o di una diversa spartizione del potere, è cosa secondaria.


Mottola ha avuto da madre natura il pregio della sua montanità, per cui s’è abituata al silenzio da isolamento; ma quando il trambusto è pesante qualcosa trapela sempre e, infine, le conclusioni non possono essere nascoste a nessuno. La settimana scorsa aveva avuto un intenso lavorio sottotraccia, culminato poi in assenze dal consiglio, in una triplice uscita da Forza Italia, in An che chiede nientemeno che la destituzione del suo vicesindaco e assessore all’agricoltura, in pratica, in una città agricola come Mottola, al politico forse perfino più potente del sindaco. Al punto che molti si domandano: che cosa è successo in An se la stessa An chiede al sindaco di destituire il suo assessore più potente? Il solito gioco delle correnti.


Quero ha passato gli ultimi giorni nel sempre più stracco rituale degli incontri: dapprima bilaterlai, poi il  collegiale e ha concluso di rimettere il mandato ricevuto. Un incontro, come un bicchier d’acqua, non si nega a nessuno, ma quando la maggioranza si riduce a otto consiglieri, uno in più per essere minoranza, e quando un partito di ferrea disciplina come An sfiducia l’uomo ieri più rappresentativo gli incontri erano del tutto superflui.


Ieri Quero, dimettendosi, ha lasciato il suo messaggio alla città e il suo mopnito ai partiti. Ha detto di esserwi dimesso per rimanere fedele al programma votato dai suoi concittadini, segno che la sua maggioranza voleva stravolgerlo. Ha detto che si è dimesso per non venire meno alla gestione della cosa pubblica con trasparenza, sviluppo e solidarietà: anche queste parole sono pesanti, perché si difende un dovere quando altri vuole calpestarlo. Ha detto ancora, Quero, che si rammarica di non aver portato a termine le opere che sarebbero state il segno della sua sindacatura: parcheggio multipiano, piazza Plebiscito e completamento del Cinema-teatro da realizzare con una finanza di progetto. Infine il sindaco Quero ha detto ai partiti: fate la vostra proposta, io non accetto alcun ricatto, non mi sottopongo a nessun compromesso, cioè ha detto loro: ho fatto quel che dovevo, sentendovi separatamente e insieme per rimettere in sesto l’amministrazione, ora io, fermo al programma votato e al mandato ricevuto, aspetto che anche voi riscopriate la necessità di onorare il patto elettorale.


Le dimissioni del sindaco hanno una durata di venti giorni: se non vengono ritirate entro il ventesimo giorno, il Consiglio comunale viene sciolto e fino alla primavera  successiva sarà governato da un commissario prefettizio. In venti giorni tutti i bollori si placano, ma non tutte le febbri si spengono.

0 commenti:

Posta un commento