Dal quindicinale tarantino La voce del Popolo del 1 dicembre 2007.
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AGRICOLTURA - "Re Desiderio" fine e motore dei progetti realizzati da Ivan Rossi
Noi, il nord dell'Africa
II recupero di diecimila ettari di terreno desertico ad Abu Dabi e l'olio italo-tunisino nell'antica Cartagine
"Taranto, centro del Mediterraneo": è scritto nel destino delle genti dello Ionio. Vicina alla Grecia, ad un passo dall'Africa. Nella convinzione che la Terra di Taranto abbia ancora da offrire la sua specificità al mondo, Ivan Rossi, "contadino, figlio di contadini" (così ama presentarsi), per ventisette anni dirigente dell'ufficio agricoltura della Provincia, ha voluto esporre all'interno di "Re Desiderio", un piccolo spazio espositivo in via De Cesare a Taranto, tutto ciò che qui e nel Mediterraneo si produce, dai prodotti alimentari all'artigianale, ovvero "tutto ciò che non è omologato ma originale", come suggerisce lo slogan utilizzato per sintetizzare l'obiettivo da raggiungere. Da cinque anni il Rossi dei desideri va alla ricerca dei prodotti tipici, quelli privi della forza-motore delle grandi case ma capaci di farsi spazio nel mercato con la qualità, il passaparola della clientela, forti della genuinità come unica arma vincente. E tra i piatti in ceramica delle botteghe pugliesi e greche, i centrini ricamati dalle donne del sud e i prodotti vitivinicoli e gastronomici, Ivan Rossi racconta, con un pizzico di rabbia, "perché Taranto è rimasta la sorella povera tra le realtà regionali. E' mancato e manca il coordinamento, la volontà politica. I tarantini non hanno potuto sviluppare ricchezza autonomamente, dal basso". Tutta colpa di "quell'assistenzialismo che ha caratterizzato la città dalla nascita dell'Italia ad oggi. Da 150 anni a questa parte", è l'analisi del contadino imprenditore, "l'economia indotta ha soffocato qualsiasi forma di ‘produzione produttiva’: i primi insediamenti militari portarono i giovani d'allora a sognare di diventare arsenalotti per assicurare un futuro sicuro ed immediato alle loro famiglie, una realtà tristemente lontana se analizziamo ciò che accade oggi". Con amarezza ricorda anche l'atterraggio negli anni '60 dell'Italsider, poi Ilva: "Altre assunzioni a pioggia in una fabbrica grande due volte la superficie del comune che la ospita. Siamo stati sottomessi. Braccia e menti sottratte all'imprenditoria, alla valorizzazione del proprio territorio". La consapevolezza del treno troppe volte perso dai tarantini Ivan Rossi l'ha acquisita negli anni, lavorando a stretto contatto con i piccoli produttori, organizzando per la Provincia le manifestazioni di Vinitaly o Agriestate. "A Taranto ci sono i più grossi produttori di uva da tavola e di clementine, quelle senza semi, eppure questi prodotti non sono stati promossi con una certificazione appropriata, non sono stati tipicizzati. La ricotta andriese, per esempio, è lavorata con il latte ottenuto dalle mandrie che pascolano nella Murgia tarantina, ma i baresi ne hanno fatto un loro fiore all'occhiello, sono riusciti ad ottenerne la denominazione con il nostro latte. Forze prive di coordinamento", sintetizza. E la colpa di chi è? "A Taranto l'agricoltura e la zootecnia sono mortificate da richieste clientelari che si esauriscono subito dopo lo spoglio delle schede elettorali. Nella conca d'oro di Palagiano si tenta di pubblicizzare il mandarino attraverso sagre ed appuntamenti, va bene, ma per invadere il mercato bisogna essere più incisivi, più coordinati. Trent'anni fa - ricorda ancora Ivan Rossi - la piana di San Basilio Mottola perse l'occasione di diventare foro boario intercomunale per le mandrie bovine, ovine e caprine provenienti dal Salento, dalla Basilicata e dal Molise. Una tradizione secolare quella della transumanza che individuava nella provincia ionica una fiorente terra di pascolo. Oggi su quei grezzi tratturi, vere e proprie arterie erbose interregionali, si vorrebbe edificare selvaggiamente". Non solo, aggiunge, "il fazzoletto di Murgia tra Martina, Massafra, Mottola, Laterza, Castellaneta e Vinosa, continua ad essere uno dei poli più importanti per la produzione di latte, tuttavia il frutto di questo lavoro non decolla perché il prodotto finito non è dotato di una propria identità. La qualità del latte ma anche le modalità di raccolta, la temperatura, la salatura rendono i prodotti caseari provinciali gioielli di originalità per la delicatezza del gusto eppure sulle tavole nazionali trovano spazio formaggi di altre regioni, meno genuini ma più pubblicizzati".
E' proprio questo che "Re Desiderio" vuole evitare: dare spazio alle copie, alla ovvietà sia nell'alimentazione che nell'artigianato. Distinguersi per crescere. Un motto che dovrebbe avvicinare anche i giovani alla passione per la conoscenza e la valorizzazione delle proprie radici ma che invece lascia spazio ai falsi modelli. Tra le ragioni che impediscono il decollo delle risorse agricole nostrane c'è, secondo Rossi, anche l'assenza di un ricambio generazionale. "Oggi è difficile trovare un giovane potatore di ulivi o di vitigni. E' un lavoro considerato squalificante e invece così facendo stiamo perdendo una cultura secolare tramandata di padre in figlio e che ci vedeva maestri nella sistemazione dei terreni, delle piante, nei sistemi di coltivazione, potatura, raccolta e trasformazione". Esperienze che se messe a segno possono essere redditizie e soddisfacenti. Ivan Rossi, per dirne una, nella sua carriera ha contribuito al recupero di dieci mila ettari di terreno desertico ad Abu Dabi. Come? Sfruttando lo scarto termico e individuando il tipo di pianta capace di resistergli. "Occorreva rendere meno arido il deserto. Con una tecnica di raffreddamento della parte superficiale di sabbia, inumidendola con l'acqua del mare nelle ore notturne, al mattino seguente, i cocenti raggi del sole equatoriale impiegavano più del solito ad asciugare il terreno che nel frattempo era stato stimolato con piccole radici di essenza di bosco mediterranea, pianta che cresce dalle nostre parti, capace di adattarsi alle dune".
C'è un altro progetto che gli fa brillare gli occhi. Attraverso una società italo-tunisina sta realizzando al di là del mare, nell'antica Cartagine, un impianto per la produzione di olio di alta qualità. "Taranto e il Mediterraneo non sono solo il Sud dell'Europa. Perché non spostiamo il punto d'osservazione? Sarà allora il Nord dell'Africa. Dobbiamo insegnare a questa gente a produrre per diventare autonomi, per crescere. E' questa la politica che dovremmo adottare per ridare lustro ai paesi del Terzo Mondo" e, mentre lo dice, ci crede e conclude: "Chi ci dice che Gesù non fosse nero"?
TIZIANA RISOLO
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