venerdì 2 novembre 2007

Pubblicato il nuovo libro di Consiglia Mosca

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno di ieri, 1 novembre 2007:


«Il segreto del re»

Così lo racconta Maria Consiglia Mosca



«Quando lo rivedrò?». È la domanda di una figlia che non si rassegna alla morte del padre. La sua fede s'incrina. Ma poi avviene il miracolo, quando riesce a riascoltare quella “voce perduta” che le dice: «Io sono con te!».


«Esistono fenomeni che non vanno comunicati a nessuno ed io non avevo capito che la mia esperienza apparteneva alla cerchia sparuta delle cose indicibili. Com'è scritto nel libro di Tobia, “Il segreto del re andava tenuto nascosto”».


È l’ultimo racconto, strettamente autobiografico, quello che dà il titolo al libro di Maria Consiglia Mosca, «Il segreto del re», pubblicato da Neftasia, giovane casa editrice di Pesaro, presentato in anteprima a Massafra, nel Teatro comunale, sotto gli auspici della locale Amministrazione comunale.


Si tratta del secondo lavoro letterario della scrittrice massafrese, dopo “L'odore del sole” (Dellisanti editore, 2000). Un’opera composta negli ultimi due anni, che raccoglie cinque storie intrise di emozioni, dove attorno al perenne stato di inquietudine interiore gravita la complessità del rapporto genitori-figli. Il dialogo tra una bimba e Dio, il viaggio di un uomo alla ricerca delle proprie radici; la vita spezzata di una donna perduta, protagonista di un fatto di cronaca locale realmente accaduto.


Tutti racconti sul filo della memoria, in cui «l'autrice - commenta Teresa Bosco, responsabile della Pro Loco - percorre il tunnel del dolore che attraversa i tanti drammi della vita comune. Immagini in cui il passato e il presente si sovrappongono per confrontarsi e poi scontrasi. La frase lapidaria e rapida evidenzia il senso della solitudine, dell’impossibilità di comunicare».


Una scrittura dal ritmo incalzante, che sa trasferire il vissuto sul piano della rappresentazione, come dimostrato dalla lettura di alcuni brani affidata a Giancarlo Luce e a Gabriela De Pace, sulle note della fisarmonica di Antonello Tannoia. Di ricognizione del dolore nella sua determinazione familiare parla, invece, Raffaele Gorgoni, giornalista di Rai Tre Puglia, il quale in ogni racconto, rigorosamente scritto nelle tonalità del bianco e del nero, evidenzia la fragilità di quel telaio che costituisce il rapporto familiare, nella dimensione dell’abbandono, del distacco, della disillusione. E in ogni vicenda umana ad entrare è solo un piccolo reticolo di personaggi. Quello che si avverte, dice Gorgoni, è un senso di claustrofobia che dà la dimensione di relazione umana e sottile che si sta determinando in un’epoca in cui i grandi valori si vanno sempre più sgretolando. Ogni personaggio, rileva invece lo storico  Roberto Caprara, vive il dramma dell’esilio dalla propria patria o, peggio ancora, l’esilio nella propria terra. Quella terra che porta il nome di Massafra.


E il primo esilio, lo subisce la piccola Lia, costretta a confrontarsi nella Massafra degli anni '50 con lo scandalo suscitato dall’abbandono del seminario da parte del suo fratellino appena tredicenne. E ancora: l’esilio dalla propria madre quando si dimostra incapace di comprendere; l’esilio di una donna da se stessa... Ogni esule porta con sé la sua solitudine. Una solitudine che imprigiona.


E al motivo dell’esilio l’autrice lega quello del “cancello” costituito dalle grate alzate dalla società che la costringe a vivere da esule in patria. Una condizione esistenziale che genera inquietudine e che la spinge a ricercare la pace interiore. Da qui la sua estrema richiesta d’amore. E di perdono a Dio. Ma anche una grande dichiarazione d’amore a chi non c'è più.


DEBORA PICCOLO

1 commento:

  1. Molto interessante, questo racconto autobiografico soprattutto per le tematiche spirituali che offre al lettore, da leggere.

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