sabato 24 novembre 2007

Dal Corriere del Giorno (23 novembre 2007)

Dal Corriere del Giorno del 23 novembre 2007. Il portale di cui si parla nell'articolo è raggiungibile all'URL http://www.taonline.it/mottola .


Un portale per sapere come sta il territorio

Un convegno del Comune sull’elettrosmog e sugli strumenti messi a disposizione dei cittadini



MOTTOLA - Da qualche giorno è attivo, per il Comune di Mottola, il Portale del Territorio e dell’Ambiente: una vera e propria vetrina informativa, in grado di consentire al cittadino di apprendere tutto ciò che c’è da sapere in materia di elettrosmog. Per consultarlo, basta andare sul sito istituzionale del Comune, www.comune.mottola.ta.it e cliccare sull’icona Territorio e Ambiente. “L’obiettivo di questa  amministrazione comunale – ha spiegato il sindaco Giovanni Quero – era quello di consentire una gestione  intelligente dell’elettrosmog, proprio attraverso l’utilizzo di strumenti integrati che, rispettando i criteri previsti dalla normativa vigente, consentissero di disporre di un’adeguata cognizione dello stato attuale delle sorgenti e delle emissioni, per poterne, poi, comunicare ai cittadini tutte le informazioni relative”.


A tal proposito, infatti, il Comune di Mottola, di concerto con l’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ha fatto installare due centraline, ubicate una presso il terrazzo del Palazzo Municipale e l’altra nei pressi della scuola media “Manzoni”, destinate a garantire un monitoraggio costante delle emissioni elettromagnetiche. Autoalimentandosi con cellule fotovoltaiche, sono in grado, in tempo reale, di trasmettere all’ARPA di Taranto i dati delle misurazioni, consentendo, quindi, di verificare costantemente che i valori relativi all’elettrosmog si mantengano inferiori ai limiti previsti dalla Legge.


“Peraltro – ha spiegato l’assessore all’Igiene e Sanità, Vito Antonio Ciarella – non tutti sanno che Mottola è uno dei pochi comuni ad essersi dotato di un catasto delle sorgenti elettromagnetiche, attraverso il quale è possibile conoscere tutti i siti,  esistenti sul territorio comunale, che generano campi elettromagnetici”.

Di questo e di altre questioni connesse al problema dell’elettrosmog, si è discusso nei giorni scorsi, presso la sala convegni, nel corso di un convegno fortemente voluto dall’Assessorato all’Assetto del Territorio, retto da Francesco Caragnano. Presenze illustri tra i relatori; oltre al sindaco Quero e all’assessore Caragnano, erano presenti Gennaro Dongiovanni e Gianluca Primavera (Tecnologie Avanzate s.r.l.), Amedeo D’Onghia, redattore del Piano di Localizzazione, Vittorio Triggiani, responsabile legale della Direzione Generale ARPA Puglia e Francesco Tarantini, responsabile Legambiente Puglia. Peccato, però, che, sia pure invitati, i gestori delle telefonie mobili hanno disertato l’incontro. L’occasione è servita al sindaco Quero e allo stesso assessore Caragnano per ricordare come Mottola si sia dotata di un Piano delle Antenne.


In realtà, qualche anno fa, si sospettava che Mottola, a causa della presenza di un’antenna di telefonia mobile di Telecom Italia, rientrasse tra i comuni a maggiore incidenza tumorale. Fortunatamente, è risultato che i numeri rientrano nella norma, se si considera la vicinanza dell’ILVA di Taranto. Un dato confortante, che, tuttavia, non ha portato gli amministratori locali ad abbassare la guardia su un problema davvero attuale. Di qui, l’esigenza di un catasto delle sorgenti elettromagnetiche e la concertazione con la Telecom Italia, affinchè i pannelli radianti di quell’antenna, peraltro, posta nel centro della città, tra la villa comunale e la scuola media “Manzoni”, da 12 fossero ridotti a 3, impedendo, tra l’altro, che su quel traliccio potessero impiantarsi altri gestori. Ma, come evidenziato nel corso del convegno da Francesco Tarantini, l’esposizione alle onde elettromagnetiche è anche strettamente legata all’uso quotidiano di determinati apparecchi, adoperati nell’ambiente sanitario, di lavoro e finanche domestico; basti pensare ai rasoi, alle tv, al tostapane, ai computer, ai frigoriferi, alle risonanze magnetiche. Vero è che l’individuo non ha, poi, alcuna possibilità di intervenire nell’ambiente, dove viene ad essere interessato non più dall’uso individuale di dispositivi, bensì dal funzionamento di infrastrutture e di impianti, che sfuggono al controllo personale e che producono ininterrottamente campi elettromagnetici, ai quali siamo passivamente esposti. Pensiamo agli elettrodotti, principale sorgente di campi a frequenze estremamente basse, le ELF, classificate come cancerogene o alle stazioni e cabine primarie, che trasformano la corrente elettrica dalla tensione di trasporto a quella delle reti di distribuzione o alle cabine di trasformazione, che portano la corrente dalla media alla bassa tensione, al fine di renderla utilizzabile nei comuni apparecchi. Senza, poi, trascurare gli impianti radiotelevisivi, che risultano essere i più pericolosi, per l’estensione del territorio, che investono.


Sebbene, infatti, l’attenzione pubblica si concentri sulle antenne per telefonia mobile, i ripetitori televisivi rappresentano, in genere, le sorgenti che originano i livelli di campo elettromagnetici più elevati, più inquinanti e, quindi, più nocivi. E, proprio dal punto di vista dell’inquinamento, gli impianti che creano più problemi sono proprio quelli radio a modulazione di frequenza (FM) rispetto a quelli televisivi. I ponti radio, poi, nonostante il forte impatto visivo, non creano problemi alle popolazioni esposte ed il rischio riguarda solo gli operatori, che, accidentalmente, ne intercettano il fascio. Per quanto riguarda, poi, le tanto discusse antenne di telefonia mobile, più alte sono e meglio è per i cittadini, i quali, però, dovrebbero sapere che più aumenta in maniera esponenziale il numero dei clienti di telefonia mobile e maggiore è l’esigenza di installare stazioni radio base per telefonia cellulare. Peraltro, stranamente, a danneggiare l’utente, non è l’antenna, ma l’uso del cellulare. Infatti, sebbene una stazione radio base abbia una potenza assai superiore al cellulare, in compenso, è ubicata a distanze maggiori dal corpo delle persone, a differenza di un cellulare; per questo, la potenza che assorbiamo dalle stazioni radio base è davvero esigua rispetto a quella che il nostro cranio assorbe quando usiamo un cellulare.


E, allora, cosa bisognerebbe fare per ridurre il rischio dei cittadini esposti volontariamente o involontariamente ai campi elettromagnetici? Gli entri, così come fatto dal Comune di Mottola, dovrebbe continuamente monitorare i valori dei campi elettromagnetici, che insitono sul territorio e provvedere ad una corretta pianificazione degli impianti; l’individuo, dal suo canto, potrebbe, anzi, per la sua incolumità, dovrebbe modificare radicalmente o, almeno in parte, il proprio stile di vita.

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