Non s'acqueta il dibattito sul caro case mottolese; anzi, le opinioni e le prese di posizione continuano a susseguirsi (un nostro tentativo di stilare una cronologia degli eventi è rintracciabile in questo post). Oggi è la volta di Michele Cristella, opinionista del Corriere del Giorno, che dedica alla questione l'intero corsivo riservato alle pagine domenicali della provincia di Taranto («Accade nei paesi»).
Netta è, nell'articolo, la presa di posizione in favore di Giovanni Quero, sindaco che «ha dato inizio alla soluzione di un grave problema sociale ed economico» e ha «usato il buon senso».
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Far ribassare i prezzi delle case? Costruirne molte
Le altre domande sul caso di Mottola
Un momento di buon senso.
Il sindaco di Mottola, Giovanni Quero, constatato che nel suo paese una casa di 90 mq costa 300 mila euro, ha chiamato stampa e tv e ha preso un pubblico impegno per far ribassare il costo delle abitazioni: farne costruire altre, magari da cooperative, quindi case popolari. Il suo oppositore, Franco Gentile, gli ha ricordato che Quero è sindaco da 6 anni, che, quindi, ha scoperto tardi il carocase e che, avendone fatto cenno in Consiglio, deve dare i nomi delle lobby che finora hanno fatto sì che il prezzo delle case giungesse così in alto. Fin qui tutto regolare: normale dialettica politica.
Inedito, invece, è che un sindaco, dinanzi ad un’emergenza sociale, ed anche economica, invece di rifugiarsi in una qualche fumisteria teorica o, peggio, partitica, e d’affidarsi a una qualche commissione insabbiatrice, abbia usato il buon senso. Quero, inserendo altri protagonisti nella costruzione di case, mostra di possedere il coraggio di affrontare la speculazione edilizia, di essere capace di adempiere al proprio dovere di sindaco nel creare le condizioni per dare una casa a tutti i portafogli della sua città, ed è consapevole di dare un impulso all’economia del paese, poiché costruir case significa mettere in moto molte altre attività produttive.
La facilità con la quale un sindaco ha dato inizio alla soluzione di un grave problema sociale ed economico, fa piuttosto ribollire i cattivi pensieri sul perché lo stesso problema sia insoluto quasi dovunque, da essere quasi una malattia endemica italiana.
Infatti, la prima regoletta economica che s’impara è che il prezzo di qualsiasi merce è inversamente proporzionale alla sua abbondanza: più la merce è abbondante meno costa e viceversa; gli economisti la chiamano ferrea legge della domanda e dell’offerta. Gli infiniti Bertoldo italici, pur non avendo mai letto alcun rigo di economia, la conoscevano da sempre e, i Bertoldo del Sud, l’hanno sintetizzata nella famosa frase: “abbasc ca vinn”, cioè: ciò che non si riesce a vendere, o per prezzo esoso, o perché superflua, o perché abbondante, trova subito un acquirente appena se ne ribassi il prezzo.
L’edilizia italiana è stata sempre una gallina dalle uova d’oro per i “palazzinari”, parola dispregiativa per designare coloro che costituivano o monopoli o oligopoli per costruir case col contagocce per farle scarseggiare e venderle al maggior prezzo possibile. L’accaparramento dei suoli edificatori per controllare il mercato prima che si formasse, è una storia così vecchia che già nell’antica Roma era prassi consolidata e fra i suoi cultori annovera perfino Cicerone, autore della massima “Se vogliamo essere liberi dobbiamo essere servi delle leggi”.
Oggi, chiunque giri per le grandi città, s’imbatte nello spettacolo desolante di molti palazzi, alcuni grandiosi, o dello Stato o della Chiesa, o di molti eredi, abbandonati alla fatiscenza. Nei piccoli centri meridionali, poi, si vanno svuotando i centri storici e le abitazioni abbandonate dai vecchi inquilini vengono anche abbandonate dai municipi.
Però nelle grandi città e nei paesi le periferie accendono insaziabili cupidigie nei costruttori, i quali conoscono tutte le arti della persuasione di politici e tecnici per farle diventare edificabili, con e senza i Prg, o i Pug. I quali, tra l’altro, pur costosissimi, sono tutti inutili perché, per mille pressioni, giungono nei Consigli comunali dopo decenni da quando ne è cominciata la redazione, quando la città è ormai “altra”. Prg o Pug sono solo utili ai loro redattori e a chi con essi. E quand’anche giungessero in tempo per dar ordine all’edificabilità delle periferie, i costruttori saprebbero sempre mantenere la scarsità di offerta, per tener alto il costo della domanda.
Fino a qualche decennio fa questo circolo vizioso veniva rotto dall’abusivismo, ciò che ha ridotto le periferie di molti paesi meridionali, e anche di molte città, malgrado l’esistenza di fantasiosi Piani di fabbricazione, in un intrico di vie e viuzze, difficilissime da urbanizzare, da dotare di acqua, fogna, luce e transitabilità. I Comuni, per inefficienza congenita e per le pressioni delle eterne e immarcescibili lobby, non rilasciavano licenze edilizie, i piccoli proprietari di suoli si spazientivano e costruivano, rompendo così il monopolio dei palazzinari e mantenendo in vita l’economia legata all’edilizia.
Poi, finite le rimesse degli emigrati, affievolitesi virtù e possibilità di risparmio, aumentata la spinta ai consumi, l’abusivismo ha chiuso i battenti e qualche economista potrebbe andare a ricavare un legame fra la cessazione di questa “azienda sparsa” e il declino dell’economia nazionale.
Son passati decenni con l’edilizia solo per ricchi, anche quella che non valeva il prezzo con il quale stava sul mercato. Uno degli effetti di questa diseconomia è il proliferare dei “bamboccioni”, dei trentenni, cioè, che restano nella casa materna: gli è che per uscir di casa ci vuole un’altra casa in cui andare; casa che non c’è.
In un paese, a Mottola, un sindaco getta un sasso nella piccionaia dei palazzinari e stupisce tutti mostrando che quel gesto impossibile proprio non è.
Ora lo stesso sindaco è atteso all’impegno di concretare il suo stesso proposito. Il beneficio che ne ricaverebbe la sua città sarebbe notevole: l’avvio dell’economia in molti settori, l’aumento della circolazione monetaria, il ribasso di tutte le case, la probabile immigrazione dai paesi limitrofi, tutti con il costo delle case alle stelle e, finalmente, un gesto di “buona politica”, la dimostrazione che basta guardare ai problemi della popolazione che la soluzione, che non è mai inedita, cioè da inventare, diventa un dovere, anzi un’etica.
Ma la naturalezza con la quale Quero ha avviato un circolo virtuoso nella socialità e nell’economia della sua città pone una domanda: perché non vengono avviati altri circoli virtuosi, che non richiedono nessuna forza erculea, nulla di straordinario?
Oggi i Comuni, con fotovoltaico ed eolico, potrebbero raggiungere in breve l’autonomia energetica con anche qualche guadagno. Con la raccolta differenziata dei rifiuti i Comuni potrebbero mettersi al riparo da sospetti e da inquinamento dell’aria e del sottosuolo e guadagnare qualcosa con il riciclo e con la diminuzione delle spese dello smaltimento. Rinunciando a vetrinate le più stravaganti, agli oboli per qualche loro capoelettore sotto forma di staff, inutili consulenze e ingiuriosi incarichi da “intuitu personae”, oltre a non malversare il pubblico denaro sarebbero e parrebbero brave persone: ciò di cui ha urgentissima necessità la politica italiana.
Per i politici, dunque, è facile servire il Bene comune, assai più gratificante del farsi i “fattacci” propri, per cui si è “bestemmiati” al pronunciarne il nome e all’essere visti in strada.
Michele Cristella
ammazza, ma Cristella si è informato? oltre ad aver fatto un master in macroeconomia,ovviamente!! :)
RispondiEliminaboh eppure da un sindaco-coraggio come lui forse mi sarei aspettato una pubblica denuncia delle lobby motttolesi.
ma qualcuno sa dirmi se l'opposizione si è poi mossa o se dopo le conferenze stampa è morta lì la faccenda??
frankdonghia mi puoi aiutare?