venerdì 14 settembre 2007

Rassegna Stampa (1) (13 settembre 2007)

Ben tre gli articoli che parlano di Mottola apparsi sul Corriere del Giorno di ieri. Riportiamo qui i primi due, incentrati sulla sanità.


Tre ospedali da "ricostruire"

Il nuovo direttore amministrativo Emanuele Fisicaro mette mano alla situazione trovata a Castellaneta, Massafra e Mottola. Dal caso-Utic alle carenze diffuse: «Metteremo le strutture in rete per riconquistare la fiducia dei cittadini»


Dovrebbero dispensare salute e invece ne hanno un terribile bisogno.


E’ il paradosso dei tre ospedali che vegliano sulle comunità del versante occidentale: Castellaneta, Mottola e Massafra. Le prime due sono strutture nuove di zecca ma con diversi peccati di gioventù e, nel caso di Castellaneta, anche di progetto; la terza deve scontare i continui “stop and go” dovuti ad un Piano di riordino fittiano mai completamente digerito. Insieme fanno il presidio ospedaliero occidentale che, detto così, sembra una cosa efficiente. E, invece, la realtà è un’altra, fatta di strutture che funzionano male o non funzionano affatto, di Cup (i centri unici per le prenotazioni) che girano a vuoto, di lavori che ingolfano i reparti, di sale operatorie chiuse, di medici e infermieri che non bastano mai.


Persino di macchinette timbra-tempo (vedi Massafra) che vengono usate molto meno di quelle del caffè. Cioè: anche sostituire vecchie abitudini con regole dimenticate è un problema. Una realtà complessa contro la quale ha dovuto fare i conti immediatamente Emanuele Fisicaro, quando da consulente dell’Asl e presidente della commissione d’inchiesta per il caso Utic di Castellaneta (un’altra enorme gatta da pelare) è stato nominato direttore amministrativo del polo occidentale. Domenico Colasanto, il direttore generale dell’Asl Ta/1, ha chiamato Fisicaro all’ardua impresa soltanto pochi giorni fa. Come dire: passare dagli alamari della Guardia di Finanza ai camici bianchi col compito di prendere per le corna carrozzoni malmessi e rimetterli in grado di fornire buona sanità.


Il sopralluogo di martedì al Pagliari di Massafra, dunque, rientra nella road-map del nuovo direttore: incontrare i tecnici, studiare la situazione e stilare una lista di cose da fare o da portare a termine. In pratica l’incontro con la dura realtà, che Fisicaro ha guardato dritto in faccia: “Il presidio che mi è stato affidato – è una delle poche battute che siamo riusciti a strappargli - è il punto più critico e di maggiore complessità che c’è nell’Asl Taranto 1”. Buon lavoro…


Per il resto, lui non si sbottona molto. Ma si sa che proprio il Pagliari di Massafra è stato trovato nelle condizioni peggiori: un ospedale da rifondare, senza ambulatori aperti, reparti a mezzo servizio, carenza endemica di medici. Il primo passo è stato quello di spostare quattro ginecologi da Castellaneta (senza pregiudicarne l’operatività) all’ambulatorio di Ginecologia ed Ostetricia; è seguito il riavvio dei lavori per gli ambulatori medici, la riattivazione per 24 ore del laboratorio analisi che, prima, funzionava solo di mattina e di notte bisognava spostarsi a Castellaneta. “Assieme al direttore sanitario Pansini abbiamo ripreso la situazione in mano – Fisicaro quasi tira un sospiro di sollievo – e per la prima decade di ottobre riapriremo i reparti chiusi sui due piani dell’ospedale, con sistemazioni più adeguate per i degenti e il rispetto delle norme di sicurezza”. Si tratta di Medicina, Pediatria, Medicina Interna e Neurologia le cui stanze, dotate di bagno interno, ospiteranno quattro degenti ciascuna. Una ripresa a regime che riguarda pure le sale operatorie (una è pronta, l’altra è in itinere), il laboratorio ospedaliero di Gastroenterologia digestiva, la riapertura dell’agenda di Cardiologia (con due cardiologi già richiesti) e il Pronto soccorso, ma anche quello che Fisicaro definisce “un sistema di regole praticamente creato dal nulla”. Così è stato disciplinato il Cup, attivando un sistema di controllo dei cartellini, verificando orari di entrata ed uscita. Nessun intento persecutorio: è che con regole certe e la collaborazione di tutti le cose funzionano. Con qualche piccola soddisfazione: “Assieme ad ingegneri e geometri abbiamo fatto un grande lavoro. Il Pagliari era un ospedale dimezzato e ora lo stiamo rianimando. Per fare ciò, però, ho bisogno della collaborazione di medici, amministrativi e anche politici. E il prossimo passo sarà la convocazione dei sindacati del polo ospedaliero”. Insomma, serve il clima adatto e rasserenarlo è la tattica migliore.


Stessa “operazione” da affrontare a Castellaneta, l’altro malato grave del polo occidentale. La tragedia dell’Utic, era soltanto il maggio scorso ma già sembra passata un’eternità, ha fatto venire alla luce in maniera eclatante tutte le deficienze (sprechi compresi, come l’inutile piramide di vetro costata 500mila euro) di un ospedale nuovo ma nato vecchio, famoso più che altro per la sfilza di inaugurazioni cui è stato sottoposto: un caso di accanimento terapeutico con taglio del nastro. Un ospedale che oggi, dopo lo svuotamento provocato dall’effetto-Utic, viaggia con tassi d’utilizzo dei circa 150 posti-letto vicini al 50-60 per cento e con una crescente mobilità passiva (l’utenza locale che fugge verso gli ospedali di Matera e Acquaviva).


In questo caso, oltre a rimettere in moto una struttura con molte incrostazioni (i cui reparti sono comunque tutti funzionanti), serve una “medicina” tutta  sicologica: “Bisogna stabilire – dice Fisicaro – un punto di contatto con i primari, capire quali sono i punti di eccellenza dell’ospedale e puntare su quelli”. Cioè ricostruire la fiducia degli operatori assieme a quella del cittadino-utente. Perché, nel frattempo, sia la magistratura sia la commissione d’inchiesta dell’Asl stanno per ultimare il loro lavoro: solo allora si saprà chi, come e perché ha trasformato un reparto modello in una camera mortuaria per otto innocenti vittime. Chiudere quella brutta pagina di mala-sanità italiana, causata dal protossido d’azoto finito nelle tubazioni dell’ossigeno per una tragica e colpevole serie di errori, sarà fondamentale per ricostruire un tessuto di condivisione attorno ad un ospedale che in molti hanno maledetto. Proprio a partire dall’apertura ufficiale (era il 2005), quando ci si è resi conto che le cucine, la Tac, la Risonanza e il centro Dialisi erano rimasti dall’altra parte della strada, cioè nel vecchio ospedale, per cui si è assistito a tragicomiche scene di pazienti che hanno dovuto compiere il viaggio a ritroso con l’ambulanza (o, peggio, in barella) per un semplice esame. Incidenti di percorso cui ha cercato (inutilmente) di mettere riparo il direttore generale Urago, poi finito a sua volta nel tritacarne dell’Utic. “Il trasferimento - ammette Fisicaro - è il nostro prossimo obiettivo”. E poi resta l’Umberto I di Mottola. Il direttore amministrativo ha trovato un ospedale ridotto a cronicario, una struttura per la lungodegenza e poco più. Nei progetti dovrebbe diventare un centro specialistico per la riabilitazione, ma sinora è stato più che altro un centro di gravità che ha attirato le polemiche incrociate tra i partiti  locali, capaci di accapigliarsi persino sul servizio di analisi. “Mottola, Massafra e Castellaneta - è l’idea del direttore - sono ospedali da mettere in rete, smettendola con le guerre di campanile. Il mio impegno è far ripartire tutto il sistema, ridando serenità ai cittadini e agli operatori, medici e infermieri, e per farlo bisogna lavorare tutti assieme. Solo così si può crescere”. Fisicaro riparte da tutto questo e ha un compito da brividi: rianimare una sanità a pezzi. E che andrà ripensata e rimodulata in base al prossimo Piano della Salute.


Massimo D’Onofrio


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Il commento di Gentile: «Basta con liti e campanilismo, il polo sanitario occidentale ha bisogno di parlare un linguaggio comune»

Prc: «La nomina di Fisicaro è una novità positiva»


MOTTOLA - «Finalmente una nota positiva nel mondo della sanità locale; finalmente un’indubbia svolta nella gestione e nell’organizzazione del sistema sanitario-ospedaliero jonico», rappresentata, secondo Franco Gentile, responsabile del Dipartimento Sanità della Federazione Provinciale di Taranto del Prc, dalla nomina di Emanuele Fisicaro a direttore amministrativo del polo ospedaliero occidentale, inglobante i nosocomi di Castellaneta, Mottola e Massafra. Stando alle parole di Gentile, occorrerebbe che questo polo parlasse un linguaggio comune, consentendo alle tre strutture ospedaliere, presenti nei comuni di pertinenza, di operare in maniera sinergica, perseguendo un unico obiettivo: migliorare e rendere più efficiente l’offerta sanitaria.


“Ci sembra, invece - scrive Gentile in una nota - che il polo ospedaliero occidentale abbia bisogno di crearsi una propria identità, abbandonando quelle sterili ed inconcludenti battaglie di campanile, che, in controluce, nascondono solo lotte intestine tra piccoli potentati, forti di posizioni ben cristallizzate nel tempo”. Per tali motivazioni, “la nomina attribuita al dott. Fisicaro, persona universalmente riconosciuta come competente e di alto profilo istituzionale – continua Gentile - costituisce una giusta garanzia per chi, a cominciare dal nostro partito, ritiene che negli ospedali si dovrebbe produrre salute ed assistenza ai malati e non politica o, ancor peggio, giochi di potere”.


Se pur accettata e condivisa in toto, quindi, la nomina di Fisicaro, tuttavia il Dipartimento Sanità della Federazione Provinciale di Taranto del Prc esprime chiare perplessità sul modo di operare del nuovo management dell’Asl jonica, che, “se da un lato – si legge nella stessa nota - riconosce con la nomina del dott. Fisicaro la necessità di un’unica cabina di regia per il polo occidentale, dall’altro, non prevedendo per lo stesso un’unica Direzione Sanitaria, lascia il lavoro incompiuto, agevolando, anzi, il lavoro della brigata genio guastatori, sempre vigile ed operativa nel versante occidentale della provincia e determinata a dimostrare che si stava meglio quando si stava peggio.


Siamo certi, comunque, come partito di Rifondazione Comunista, che la Direzione Generale dell’Asl TA/1 saprà operare, in tempi brevissimi, per superare questa evidente e poco comprensibile contraddizione”.


Intanto, sempre il Prc ricorda come, a seguito dei tragici eventi verificatisi nel nosocomio di Castellaneta, nessun provvedimento sia stato ancora intrapreso nei confronti della direzione sanitaria della struttura e come “il centrodestra - scrive ancora Gentile – sempre pronto a scatenare cagnare su ogni minima disfunzione, in questa circostanza, abbia assunto un atteggiamento stranamente silenzioso e distaccato. Un intervento, invece, nei confronti della direzione sanitaria di Castellaneta sarebbe necessario, soprattutto per riportare un clima di serenità e di fiducia sia tra gli operatori che tra i pazienti ed i fruitori del suddetto nosocomio”.


Maria Florenzio

5 commenti:

  1. Adesso diranno che Fisicaro è comunista !!!

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  2. ma è un comunista di merda ...

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  3. Quando si scrive "comunista" non è che c'è sempre bisogno di associare l'eufemismo "merda"...è vero che ormai Berlusconi tanti eufemismi ha lanciato agli avversari che ha bisogno di coniarne di nuovi, però...un pò di rispetto!

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  4. No fisicaro non è comunista. "...è persona la cui competenza è universalemnte riconsociuta..." (ciccio gentile). dAL POLO NORD AL POLO SUD. minchia !

    Meglio del Papa !

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  5. Comunista? di ..? Fisicaro?! Massafra continua a mordersi le mani per l'opportunità persa d'averlo sindaco. Noi, gente comune, gradivamo tanto avere il capitano Fisicaro nelle vesti di primo cittadino, invece i "COMUNISTI" l'hanno e ci hanno trombato(scusate il vocabolo eccessivo). Sì, i DS che non sapevano e non sanno chi e cosa proporre, volere, desiderare, hanno creato grossi oastacoli alla candidatura dell'allora Ufficiale diGdF,esperto di diritto penale Emanuele Fisicaro. Forse i seguaci di D'alema,Fassino,Veltroni e bò, pensavano al PD, o alla newDC, o la maniera per compromettere meglio con FIUDCANUDEUR, che....è andata! del resto, chissà se Fisicaro avrebbe accettato poi...la candidatura in loco sì instabile!!

    Monica M

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