Barulli, Lattarulo, Pinto, Sogari (rigorosamente in ordine alfabetico): il 20% dei consiglieri comunali di Mottola fa il medico di professione (la percentuale scende al 13% nella provincia di Taranto, al 5% nella Regione Puglia e nel Parlamento).
Medici in politica, dunque, soprattutto a livello locale; politici in sanità, inoltre, per esempio quando si tratta di nominare i Direttori Generali delle aziende sanitarie pubbliche.
Il risultato è che spesso i medici non accettano la legittimità della discrezionalità politica (anche nei processi di revoca) e i politici non riconoscono le esigenze dell’azienda (in particolare la continuità, vista la frequenza con cui si susseguono i processi di nomina/revoca).
In un’azienda sanitaria pubblica il Direttore Generale assume una rilevanza per certi versi maggiore rispetto a quella di un’analoga figura nel contesto di impresa privata; ciò è ancora più vero se si pensa che manca un organo collegiale espressivo della “proprietà” che eserciti un costante controllo sul suo operato e sulle sue decisioni.
È opportuno dunque che egli abbia un profilo manageriale, con competenze specifiche di organizzazione e gestione aziendale, gestione del personale, efficacia ed efficienza dei processi, programmazione e budget, analisi economico/finanziaria.
È necessario, in altri termini, un mutamento culturale nel rapporto tra medici, politici e manager, attraverso una ridefinizione chiara e precisa di ruoli e responsabilità: ai politici il potere legislativo ed esecutivo, ai manager la gestione delle aziende sanitarie pubbliche, ai medici il bisturi.
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" [...]ai manager la gestione delle aziende sanitarie pubbliche, ai medici il bisturi."
RispondiEliminaOk, mi pare che non ti sia ben chiaro il modo in cui è organizzata la gestione di una ASL.
Dunque, c'è il direttore generale (a cui fa capo la ASL stessa), il direttore sanitario e quello amministrativo.Questi tre hanno i propri referenti in ciascun polo ospedaliero.
Ora, tutta la parte burocratica e quella economico/finanziaria dovrebbe essere (uso non a caso il condizionale) ad appannaggio del direttore amministrativo e soci (i cosiddetti manager, come li definisci tu), la parte sanitaria (quella che,ahimè, dovrebbe essere preponderante) viene gestita dal direttore sanitario ed i suoi fidi, il direttore generale coordina.
Questa dovrebbe essere la suddivisione naturale dei compiti.
Non lasciarti ingannare dall?acronimo ASL, in cui è presente lo sgradevole termina -azienda-
Sgradevole come chi sta cercando di farci credere che vada tutto organizzato come un'azienda appunto; e c'è perfino chi parla di azienda Italia!
La salute non è merce, non è una pratica aziendale.
Sai perchè sempre più medici entrano in politica? Semplice, perchè ormai tutto è politicizzato, stop alla meritocrazia (se mai c'è stata), alla professionalità, alla esperienza; vuoi diventare primario? ok. allora innanzitutto schierati, tanto le nomine le fanno i partiti oramai.
Tu scrivi:"In un’azienda sanitaria pubblica il Direttore Generale assume una rilevanza per certi versi maggiore rispetto a quella di un’analoga figura nel contesto di impresa privata; ciò è ancora più vero se si pensa che manca un organo collegiale espressivo della “proprietà” che eserciti un costante controllo sul suo operato e sulle sue decisioni"...sbagliato, quell'organo c'è, si chiama Assessorato alla sanità.
Non lasciarti/lasciamoci ingannare, le sosiddette aziende formalmente sarebbero ben organizzate, a ciascuno il suo , come hai scritto tu.
Il problema è che manca il contenuto, purtroppo, per poter gestire al meglio i luoghi dove vien presa come una mera pratica aziendale ciò che più di importante abbiamo:
la nostra salute.
Quindi, secondo questa interpretazione, un medico non potrebbe dedicarsi alla politica.
RispondiEliminaIl bisturi diventerebbe per lui quello che il saio è per i monaci.
Una tesi peregrina!
Preferisco un medico prestato alla politica che un politico imposto dai politici alla sanità.
Alla luce dei primi commenti, mi preme fare delle precisazioni.
RispondiElimina1. non rientra nello scopo del post quello di descrivere la struttura organizzativa attuale delle ASL (peraltro nota a chi scrive, non si capisce su quali basi l'anonimo commentatore # 1 stabilisca il contrario); piuttosto l'intento è quello di discorrere su cosa sia possibile fare per migliorarla.
2. non è detto che le aziende abbiano come scopo il profitto. Un'azienda può avere, per esempio, lo scopo di salvaguardare la salute dei cittadini; una volta stabilito l'obiettivo essa deve organizzarsi al meglio per raggiungerlo in maniera efficace ed efficiente. Quindi non è così scandaloso definire "azienda" la struttura sanitaria pubblica.
3. Assessorato alla Sanità organo di controllo? di cosa? come si legge nello stesso commento #1, del colore della tessera dei medici quando si devono fare le nomine? Evidentemente, nel post, non era di questo tipo di controllo che si parlava.
Suggerisco all'anonimo #1 di leggere più attentamente il post cercando di coglierne il vero messaggio.
Mi sembra, infatti, che egli sia sostanzialmente d'accordo con l'opinione lì esposta ma, nello stesso tempo, rilevi fin troppe inesattezze.
Al commentatore #2, inoltre, vorrei far notare che nel post non si parla di politici da imporre alla sanità: piuttosto, secondo l'opinione di chi scrive, per garantire più efficienza alle aziende sanitarie pubbliche, i medici dovrebbero tirarsi fuori dalla politica e la politica dovrebbe restare fuori dalla sanità (a ciascuno il suo, appunto).
Ma i medici non sono cittadini come gli altri?
RispondiEliminaQuello che davvero si dovrebbe far notare è che mentre il medico, così come del resto chiunque in possesso dei requisiti prescritti dalla legge, è libero di mettersi al servizio dei cittadini se sente di essere in grado portare qualcosa di buono alla società, ed è dai cittadini ascoltato, valutato e votato per le sue idee, spessissimo i politici sentono di potersi sedere sulla poltrona di una ASL, senza essere suffragati da nessuno, piuttosto grazie a "virtuosismi" di partito, perchè magari non è ancora arrivato il suo turno in Regione od in Parlamento, certi di poter fare il brutto ed il cattivo tempo senza la minima cognizione di cosa possa voler dire gestire secondo logiche imparziali ed aziendali, soddisfattissimi di un compenso da fare invidia a qualchè pascià mediorientale.
Concordo pienamente con l'autore di questo intervento, nonchè con "dirac" che ha puntualizzato tutti gli errori commessi da coloro che non hanno ancora assimilato i moderni meccanismi di gestione della cosa pubblica ;) Ovviamente questo discorso di responsabilizzazione sociale dei "manager" va esteso in tutti quelle aziende pubbliche in stretto rapporto con la politica (RAI, Ferrovie, Alitalia) che peraltro, a causa delle privatizzazioni (o presunte tali) scellerate degli ultimi anni, vivono una perenne crisi economica e di identità.
RispondiEliminaNo Dirac, non volevo certo fare il professorino.La mia frase d'esordio, certamente un pò brusca, era in riferimento al monito finale presente nel tuo post e da me riportata all'inizio del mio intervento.
RispondiEliminaDi primo acchito m'è sembrato ovvio che tu volessi dire:
La ASL va gestita dai manager, i medici svolgano essenzialmente la loro professione.
Ebbene, io credo che non debba assolutamente essere così.
Mi spiego meglio facendo un sillogismo: la asl cosa deve gestire? Gli ospedali. Chi lavora negli ospedali? I medici e i paramedici hanno il ruolo principale.Ergo, chi meglio di quest'ultimi può saper gestire un nosocomio?
Per cercare d'abbattere le liste d'attesa spesso estenuanti (si parla di anni) a chi dovremmo rivolgerci? Al laureato a pieni voti alla bocconi? Non credo proprio, dovremmo rivolgerci ad un medico che ha esperienza nel settore.
Seconda precisazione: tu mi vieni a dire, cito testualmente:
"Assessorato alla Sanità organo di controllo? di cosa?"
Come di cosa???? è quello l'organo di controllo, lascia stare il fatto che di tutto si occupi tranne che di supervisionare.
Non ha senso creare un nuovo organo di controllo, c'è già, basta farlo "funzionare" correttamente.
La salute della gente è il fine ultimo di un ente sanitario, bisogna fare in modo che questo avvenga veramente, bisogna P R E S E R V A R E
e un'azienda non preserva, produce.
Professionalità, solerzia, esperienza, altruismo, questi valori possono cambiare lo stato attuale delle cose, non di certo il management.
Quindi io dico: fuori la politica che vuole "aziendalizzare" tutto dalla sanità!
In quanto ai medici, non vedo quale sia il problemi se un onesto professionista come altri voglia dedicarsi anche alla politica.
Il problema non è questo, bensì usare la politica per interessi personali.
Commentatore #1
Il ministro Veronesi non è stato poi così male...Quello che mi fa dissentire, a livello locale, sul fatto che i medici si candidino a gestire la cosa pubblica è che sommano potere (quello dello stregone/sciamano/taumaturgo/confidente dei nostri casi più intimi e delicati) a potere, spesso esercitato come fine a se stesso, quando non produce nulla di buono. Insomma, perchè un politico "operaio" non acquista consenso (e potere, per esercitarlo al meglio per il bene della comunità)? A parte l' ex Presidente Berlusconi (ricordate gli slogan della sua campagna elettorale?) naturalmente...che proprio operaio non è. Purtroppo, oggi molto più di ieri il medico è un professionista, non un missionario. Come gli avvocati, gli ingegneri e i commercialisti. Ed entrare in politica aiuta anche la professione. Un giro virtuoso. Comunque, ogni professionista va valutato per come lavora, e ciò vale anche per quello che si "presta" alla politica.
RispondiEliminaCi sono nazioni in cui ai medici è impedito esercitare la propria professione nel caso dedidano di fare politica... un motivo ci sarà! Mi viene in mente quello che diceva Max Weber a proposito dei politici di professione, essi sono gli unici che dovrebbero fare politica perchè dovrebbero avere il compito di mediare tra i diversi interessi in campo in una società articolata. Tuttavia il ruolo dei "tecnici" che si affiancano ai politici è fondamentale per l'apporto di competenza, ma un medico in politica a me non piace, anche per la distorsione che questa crea nell'elettorato. Chi intende fare politica va suffragato per le proprie capacità e competenze politiche, non per l'ampiezza del bacino d'utenza legato alla delicata professione che esercita.
RispondiElimina"Per cercare d'abbattere le liste d'attesa spesso estenuanti (si parla di anni) a chi dovremmo rivolgerci? Al laureato a pieni voti alla bocconi? Non credo proprio, dovremmo rivolgerci ad un medico che ha esperienza nel settore": lo abbiamo fatto finora, e il risultato è quello che hai esposto tu stesso.
RispondiEliminaI medici sono dei tecnici, per gestire servono altre competenze, secondo me.
Comunque, sono proprio le diversità di opinione ad avvalorare questi confronti, per cui ben vengano!
Caro Dirac,
RispondiEliminapenso che il problema sia innanzitutto culturale, di senso civico e di senso dello stato! E' tutta la pubblica amministrazione che fa schifo e non solo la sanità!
il marcio della sanità non penso che dipenda dal fatto che alcuni dottori abbiano la possibilità di fare politica! ma chi più di loro può contribuire a capire e se del caso migliorare la nostra sanità? per quale ragione un dottore dovrebbe rinunciare a dare il suo contributo alla collettività compatibilmente con il suo lavoro?
Sicuramente c'è chi approffittando della sua posizione di persona riconosciuta e stiamata utilizza il suo ruolo politico per un proprio tornaconto personale. Ma questa è un'altra storia!! Dipende dalla sua onestà intellettuale e morale!!!
Forse è giunto il momento di considerare il politico non come un "tuttologo" che può risolvere qualsiasi problema, ma come un cittadino che tutti i giorni si confronta con la società, con la burocrazia, con l'inefficienza!
quindi ben vengano i cittadini, dottori o operai e che siano,a confrontarsi con la macchina amministrativa con la speranza che la loro esperienza lavorativa contribuisca a migliorare i provvedimenti che la P.A. deve necessariamente prendere!
penso inoltre che in questo preciso momento storico al contrario manchi la partecipazione della gente, professionisti o meno, che ormai rintanati nella loro mediocrità
non sanno far altro che aspettare e criticare senza che muovano un dito
affinchè qualcosa cambi davvero....
JFK
I MEDICI DEVONO AVERE INELEGIBILITA' COMPLETA. CAPISCO CHE MOLTI SI DEDICHINO ALLA POLITICA PER PASSIONE MA UN QUADRO POLITICO COME QUELLO ITALIANO IN CUI IL SISTEMA SANITARIO VIENE IMPIEGATO COME CLAVA ELETTORALE IL RISCHIO DI CREARE FACILI CARRIERE E MOLTO FREQUENTE. ANGELO FARINA
RispondiEliminaDovrebbero scegliere: o la professione(piuttosto delicata) o la politica!!!!
RispondiEliminaallora ineleggibilità anche per carabinieri e poliziotti
RispondiElimina