Parla l'ex-governatore della Regione Puglia Raffaele Fitto, invitato da Forza Italia a tenere un comizio a Mottola. Introduce Giovanni Quero.
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Materiali aggiuntivi:
- sul sito della Camera sono disponibili i discorsi tenuti oggi 16 maggio dal Ministro Livia Turco e da Raffaele Fitto (ore 12.06, 12.46), ai quali si fa riferimento nel comizio.
- qui è disponibile il filmato dello spot di Vendola sull'«ascensore rotto»:
* formato Windows Media Player
* formato QuickTime
*NOTA*
I vecchi link non sono più attivi. Tutti i files della campagna elettorale per le Amministrative 2007 si possono scaricare a questo link.
Quero, ieri sera, sembrava un'altra persona rispetto a quella che aveva parlato domenica dopo Gentile. Sarà stata la piazza piena, sarà stato l'orario, sarà stata la presenza di ospiti "importanti": fatto sta che è stato molto più energico e risoluto; a livello suprasegmentale (accento, intonazione, fluidità), il suo discorso è stato ineccepibile. Buoni anche gli espedienti retorici e l'uso delle pause.
RispondiEliminaSono un elettore di sinistra, voterò per Gentile ma, ad onor del vero, si deve dire che Quero ha fatto proprio un bel comizio: convinto, efficace, diretto. Complimenti
RispondiEliminaNon sembra anche a me una buona idea chiudere i cancelli della zona industriale a tutti gli investitori che si affacciano dalle nostre parti.
RispondiEliminaIl punto è conciliare esigenze occupazionali con la necessità di far nascere le imprese nella nostra città.
San Basilio ha rappresentato per De Carlo Infissi spa il trampolino di lancio verso una collocazione d'eccellenza nella filiera del legno e dell'arredo.
E' stata offerta all'azienda una straordinaria opportunità di crescere dimensionalmente, di avere spazi più grandi per ospitare nuovi impianti, nuovi macchinari, nuove attrezzature per portare la produzione a livelli che non si possono paragonare coi tempi della zona artigianale.
L'obiettivo a cui tutti dobbiamo puntare è creare le condizioni affinchè da Mottola partano per concorrere sui mercati nazionali ed internazionali altre 5, 10 De Carlo spa.
Allora, se per zona industriale intendiamo un'area luogo di colonizzazione, questo processo non potrà mai prendere il via.
Ma privilegiando per esempio la Quarto spa alla Pincopallino spa di Bologna, forse imbocchiamo la strada giusta.
Attenzione, preferire un'idea imprenditoriale nostrana ad altre che tali non sono, non deve voler dire chiusura agli investimenti, purchè si tratti di investimenti di qualità rientranti in una strategia di lungo periodo.
Non possiamo permettere lo sfruttamento del nostro territorio soltanto per il periodo in cui sia possibile utilizzare agevolazioni fiscali, o solo per il periodo in cui sia possibile beneficiare di finanziamenti agevolati per poi assistere passivamente alla delocalizzazione verso i Paesi dell'est, col risultato di pagare interamente lo scotto sociale rappresentato dai tanti uomini e dalle tante donne messi in mezzo ad una strada e senza più prospettive.
Teniamo in gran conto che le nostre imprese non vanno via, perchè hanno solide radici nel nostro territorio, perchè l'idea di sviluppo e gli stessi uomini che stanno alla base di quella idea hanno col territorio un legame fortissimo e difficilmente scindibile.
Potrebbe trascorrere del tempo prima che le nostre imprese sviluppino a pieno le capacità per fare il grande passo verso una struttura più industriale che artigianale.
Di questo siamo consci, come dobbiamo essere consci che San Basilio non è una distesa interminabile in grado di ospitare all'infinito.
E' un tema delicato che porta a due soluzioni: aprire le nostre porte e lasciare che siano altri a portarci ricchezza ricordandoci però che potrebbe svanire, oppure contare anche sulle nostre capacità ed aiutarle a svilupparsi compiutamente, in modo da produrre a casa nostra quella ricchezza che, in un futuro, chissà, potremmo esser noi a portare ad altri.
Sorry Metaterpe, quello di prima che rompe sulla zona industriale è il tuo amico Michele.
RispondiElimina"Non sembra anche a me una buona idea chiudere i cancelli della zona industriale a tutti gli investitori che si affacciano dalle nostre parti..."
RispondiElimina[CUT]
Accidenti, caro Michele, che discorso serio e davvero interessante sulla zona industriale!
Tempo fa (quando la zona industriale era stata appena "inaugurata") espressi un mio pensiero (e da molti fui additato come l' "uccello del malaugurio").
In sintesi: preferivo tante piccole industrie (magari realizzate da imprenditori locali) e non una grande, grandissima industria del Nord, attratta dai miliardi di Sviluppo Italia, che (se fosse andata in crisi, e qui il tacciarmi di "jettatore") avrebbe potuto lasciare tutti col culo per terra. Cosa che è già successo, mi sembra, con la Miroglio (Castellaneta) e la Sural (Statale 7 Taranto-Massafra)...
Difficilmente gli imprenditori locali si comporterebbero allo stesso modo e se si trattasse di tre/quattro piccole industrie al posto di una sola ma grande...
Mi conforta di avere conferma (anche se a distanza di sei anni!) di non essere stato un pazzo (sì, qualcuno ha usato questo termine per definirmi) a pensare certe cose, già nel 2001...
Groucho Marx
Interessante dibattito sulla zona industriale.
RispondiEliminaProprio per evitare i rischi più volte paventati riguardo agli investitori esterni, ribadisco che è necessario che si crei un "ambiente favorevole agli investimenti" attraverso infrastrutture adeguate e collegamenti, forza lavoro preparata, ed un'efficace attività amministrativa. il nostro territorio deve offrire un'attrattività permanente agli investimenti. Le imprese non devono venire a colonizzarci, devono incontrare un territorio fertile per lo sviluppo, al di là dei volubili vantaggi fiscali; le realtà locali vanno sostenute e incoraggiate, ma proprio l'esperienza di De Carlo insegna come l'evoluzione sia lenta e graduale. Ad oggi non esiste un piano di sviluppo organico, non viene individuato alcun volano su cui imperniare lo sviluppo, si tenta di riempire la zona industriale anche assegnando lotti ad imprese che di industriale hanno poco e niente e non si intravedono neanche prospettive importanti nel lunghissimo periodo; per queste andrebbe meglio la lottizzazione nella zona artigianale, per eventualmente ripercorrere le stesse orme di De Carlo. Non so quanto a Mottola convenga confidare solo ed unicamente nel lungo periodo, come diceva Keynes, nel lungo periodo saremo tutti morti.