Tempo fa, spulciando tra le pagine di Wikipedia le voci relative a Mottola e a Palagiano, sono rimasto stupito dai dati relativi alla popolazione. Da che io ricordi, il numero degli abitanti di Mottola è sempre lo stesso: circa sedicimila. Questo dato è confermato dalle tabelle da poco inserite nella suddetta voce di Wikipedia dedicata a Mottola:
(Dati relativi alla popolazione di MOTTOLA - clicca per ingrandire in un'altra finestra)
Ma l'informazione che mi ha lasciato esterrefatto è il numero degli abitanti di Palagiano: 15.815, dato relativo all'anno 2001 fornito dall'Istat e confermato dalla tabella presente su Wikipedia:
(Dati relativi alla popolazione di PALAGIANO - clicca per ingrandire in un'altra finestra)
Io ho sempre ricordato Palagiano come un paese molto più piccolo di Mottola; invece la sua crescita è stata tale da arrivare quasi ad eguagliare il numero di abitanti della collina (ci separano solo 760 anime).
Se si analizzano i dati dal 1971 al 2001 (arco di tempo di trent'anni), si può tra l'altro osservare il seguente andamento:
Mottola: da 15.386 abitanti a 16.575 (incremento del 7,72 per cento circa).
Palagiano: da 10.445 abitanti a 15.815 (incremento di oltre il 50 per cento).
La situazione è, a mio parere, spaventosa: Mottola è a crescita zero. Anzi, se si esaminano i dati Istat, si può notare come dal 1991 al 2001 ci sia stato addirittura un decremento della popolazione, di 220 unità.
Chiamatemi Cassandra, chiamatemi menagramo, ma il significato è chiaro: Mottola è un paese che sta morendo, e la sua popolazione, di conseguenza, sta invecchiando. I giovani emigrano e vanno a cercare lavoro altrove. Non c'è sviluppo. I servizi scarseggiano. I costi delle case sono proibitivi: sarà la grande richiesta per via della tranquillità e dell'aria fresca e salubre, sarà la scarsa offerta a causa della conformzione morfologica collinare (che non consente una facile edificazione), sta di fatto che costa di meno comprare casa a Castellaneta Marina che non a Mottola, per cui le giovani coppie si trasferiscono nei paesi circonvicini.
Si cerca di sviluppare il turismo, ma poi i turisti vengono abbandonati a loro stessi nei giorni di «siesta» (siamo o non siamo in un paese del Sud?).
Il centro storico è una bolgia, sia per colpa delle automobili, sia per la totale anarchia che permette ai proprietari di locali e abitazioni di abbelire le facciate con colori sgargianti, architetture «intonate» e porte in anticorodal. E chi ha un piccolo locale nella Schiavonia preferisce tenerlo per sé e adibirlo a sgabuzzino per le cianfrusaglie, mentre altrove (si veda, ad esempio, il magnifico centro storico di Martina Franca) sarebbe già stato trasformato in piccola bottega di artigianato con vendita diretta al pubblico. Si è mai pensato a incentivare l'apertura di piccole attività commerciali nel centro storico, magari mediante una detassazione per i primi anni?
La domanda finale è ovvia, scontata, banale: quale futuro ci aspetta?
Uhm... è strano che nessuno dei nostri politicanti nostrani si accorga di nulla... Chi tempo fa lanciava l'allarme per la fuga dei giovani e per l'inesistente sviluppo dell'occupazione locale - nonostante le tanto millantate zone industriali e zone artigianali - veniva visto come l'uccello del malaugurio... oggi ci allarmiamo per il calo demografico: questo è solo il frutto della nostra assuefazione allo squallore e all'appiattimento. Mi faccio i ca**i miei, penso a sistemarmi (un posto fisso, una carica importante, una promozione sul posto di lavoro) fregandomi di quello che mi accade intorno. Mi coltivo il mio orticello, guardo ai miei interessi personali e me ne frego se Mottola sta morendo lentamente e nessuno muove un dito, nessuno protesta. Devo stare zitto e pensare solo al mio tornaconto. Guai a esprimere pubblicamente le proprie idee, il proprio punto di vista: è come essere marchiati a fuoco, additati come gli appestati o come quelli che "non hanno niente da fare".
RispondiEliminaCito Alan Moore (e scusate se non spiego chi è, ma in questo caso non ha molta importanza):
"...Ritengo che il nostro ambiente ci rispecchi e noi arriviamo a rispecchiare il nostro ambiente. Se vivi in un alto e squallido caseggiato, se vivi in un cumulo di merda, alla fine penserai di essere un ratto e probabilmente modificherai di conseguenza il tuo comportamento".
Se nasci a Mottola (ma oggi ci hanno tolto anche questo diritto), se vivi a Mottola (nella Mottola che tutti conosciamo, che vede diminure la sua popolazione, che vede la gente scappare via per un lavoro, per le case che costano l'ira di dio) alla fine finisci col pensare di essere come tutti gli altri Mottolesi e a comportarti di conseguenza... o scappi pure tu o diventi un qualunquista senza cura...
Che squallore...
quoto in pieno, ogni volta che ci ritorno sembra che il tempo si sia fermato già da anni.. nulla di nuovo, solo e sempre cose in meno.
RispondiEliminalo ammettò però, io sono uno di quelli che sene frega.. ma per disperazione e delusione. ormai il paese è un malato terminale.. provare a ripartire con attività economiche non è il caso, con la politica tanto meno, con la psicologia di massa.. non ne parliamo proprio!che rimedi ci rimangono per combattere il vuoto delle menti? eppure mi ricordo come era bellina la città da metà degli anni 80! eravamo sicuramente molto meno di ora.. e pure con molte altre case in meno! ma sembrava un paese pieno di gente giovane e in gamba.. ora cè solo la nebbia.. Ma comunque è inutile sfociare il questi melanconismi. ciao ciao. mi sono sfogato.
Tutti lamentano l'agonia di Mottola.
RispondiEliminaIl paese è immobile, le attività economiche quasi del tutto assenti, spunti culturali neanche a pensarci.
In realtà, si dovrebbe aggiungere che in pochi, a parte lamentarsi, fanno veramente qualcosa per dare nuovi impulsi alla vita mottolese.
Facile dunque spiegarsi il senso dei grafici che il mio amico moderatore ha presentato in questa sede per un commento.
Godiamoci allora la nostra aria fresca.
Laggiù a Palagiano almeno questo gap non riusciranno mai a coprirlo.