sabato 29 aprile 2006

I brindisi di don Michele


(clicca sull'immagine per ingrandirla)


Nelle edicole mottolesi è possibile acquistare in offerta, al ridicolo prezzo di 2,50 Euro, un volume del poeta Michele Lentini (1883-1979) dato alle stampe l'anno scorso a cura di Vito Leone Carucci e Vito Fumarola: Ore allegre... Versi paesani tra graffi e carezze.


L'acquisto, visto anche il prezzo bassissimo, è consigliato a tutti. Però...


...però vorrei avvertire gli acquirenti che il libro non contiene il meglio di Michele Lentini. Ci troviamo di fronte a una raccolta di liriche d'occasione, composte per brindisi, ricorrenze, oppure per facezia. Proprio per questo motivo, molti dei componimenti si mostrano «claudicanti» nel metro e nella rima. Inoltre, parecchie poesie fanno riferimento a persone e ad episodi politici specifici, dei quali a volte si è persa memoria, per cui si ha l'impressione che il componimento non abbia come obiettivo la piena riuscita artistica, bensì un mero intento comunicativo che si esaurì nel momento dell'enunciazione, e il testo risulta adesso obsoleto.


Beninteso, non c'è niente di male in questo; si può tranquillamente affidare a una lirica un compito che non le è proprio (una funzione politica, elogiativa, o comunicativa),  se si conoscono i problemi che un tale uso «improprio» comporta.


Stando così le cose, si è naturalmente portati a interrogarsi se Lentini volesse per davvero vedere pubblicate queste sue poesie; tuttavia, non ho motivo di dubitare delle parole dei curatori che, nell'introduzione, sostengono che Michele Lentini abbia affidato lo «zibaldone» di queste sue carte affinché non andassero perse e venissero (eventualmente) pubblicate.


Sia chiara una cosa: a me tutto questo non dà fastidio. Io acquisterei anche un libretto contenente la lista della spesa di Michele Lentini; ma io credo di essere un caso a parte, di essere un lettore particolare.


Piuttosto, mettiamoci nei panni del lettore comune: non si può fare a meno di notare come i testi di questa raccolta siano «accidentati», le rime «facili», gli intenti «effimeri». Queste liriche si rivelano chiaramente per quello che sono: liriche di circostanza, liriche di dedica, spesso con l'unico intento di fare contento chi le riceve o di allietare uno specifico e circoscritto uditorio riunito attorno a una tavola; oppure, di attaccare o ridicolizzare qualche avversario, politico e non.


Allora la domanda è: siamo di fronte a una raccolta di poesie (semplificando: a una raccolta di testi artistici) o, più semplicemente, a un documento che testimonia della vita di un uomo mottolese (sempre semplificando: a una raccolta di testi dal valore «storico»)?


Anche la seconda ipotesi sarebbe valida e interessante; tuttavia, molte poesie sono oggi piuttosto oscure, in quanto fanno riferimento a personaggi ed eventi lontani nel tempo. E l'«oscurità» non si addice a un documento storico... Chi fra i lettori più giovani, ad esempio, è in grado di individuare chi mai siano questi curiosi «Pizzetto» e «Giannetto», uomini politici mottolesi che vengono citati nel componimento «Lettera a Giannetto»? Un commento introduttivo al testo o una chiosa potrebbero chiarire questi particolari, tuttavia nella nota a pie' di pagina i riferimenti sono molto elusivi: si dice semplicemente che «entrambi erano candidati alla carica di Sindaco di Mottola nel 1951: Ugo, capolista della Democrazia Cristiana e Giannetto, capolista del Partito Monarchico». Tutto chiaro, dunque; però al povero lettore vengono taciuti (perché mai?) i cognomi dei due personaggi, per cui egli è costretto a rintracciarli altrove, su altri volumi o altri documenti.


Alla stessa maniera, ad esempio, sarebbe bello capire chi mai fosse il «politico merdoso» che ha ispirato uno pseudo-sonetto (17 versi endecasillabi). In questo modo il componimento, non brillando particolarmente per bellezza, si sarebbe potuto trasformare in un interessante documento storico. Ma questo elemento viene taciuto dai curatori, immagino non per cattiva volontà ma perché evidentemente dopo tanti anni si ignora chi fosse il destinatario (di sicuro reale, non certo ideale) del testo.


Avvertito il lettore dell'esistenza di questo «dilemma», rinnovo l'invito all'acquisto e alla lettura. Se, poi, qualcuno volesse commentare il volume o alcuni specifici testi, il blog è a sua disposizione...

5 commenti:

  1. Domenica 4 giugno 2006.

    A spasso per Piazza XX Settembre.

    Mi chiamano per spiegare in inglese a una coppia di tedeschi dove si trovi "Casalrotto". Casualmente sono un libero professionista nel campo dei Beni Culturali (specialista in archeologia).

    Accompagno la coppia presso la locale Stazione dei Vigili Urbani.

    Un vigile in imbarazzo mi spiega che a Mottola non ci sono guide turistiche, ma solo qualche volontario. Il responsabile (o i responsabili) della Cultura e del Turismo non lavorano di domenica.

    Come si traduce in inglese la vergogna di un cittadino?

    Voglio così celebrare direttamente e indirettamente i due curatori.

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  2. Capisco la tua rabbia e il tuo disappunto. Purtroppo a Mottola si sta cercando da anni di rilanciare il turismo, prima con un ufficio apposito, poi con i fantomatici "russi", poi ancora con il "rondò bizantino"... e poi ci si affida alla buona volontà di pochi appassionati. Si parte sempre con un "frùscio di scopa nuova", poi ci si dimentica di ciò che si è cominciato. Basti pensare a "Motula antiquaria", l'interessante mostra mercato di collezionismo e antiquariato che si è tenuta una volta al mese dall'estate scorsa, ma che sembra definitivamente scomparsa nell'indifferenza generale. I venditori forestieri si sono visti abbandonati a loro stessi, e hanno deciso di comune accordo di non venire più a Mottola. Il mercatino si doveva tenere oggi, prima domenica del mese, ma non è venuto nessuno...

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  3. Basta con il popolarismo!

    Il popolo costruisce solo tradizioni; la Cultura non può essere popolare, ma è fondamentale per lo sviluppo.

    Il paese ha bisogno di veicoli culturali d'avanguardia.

    Qui c'è bisogno di professionisti!

    I politici pensano di essere onniscenti oltre che onnipotenti? Chi mi spiega perché Mottola non compare in nessuno dei circuiti promozionali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali? Dov'era Mottola mentre si consumava l'VIII settimana della cultura, dove mentre trascorrevano le giornate europee per il patrimonio? All'anno prossimo!

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  4. Il popolo costruisce e rafforza le tradizioni di un paese che si tradurranno in cultura "popolare". sempre cultura. La cultura quale bene comune che è anche osservazione ed interesse della collettività. Alla pari della politica e della burocrazia quando fanno gli interessi della sola collettività e non personali.

    Michele Lentini è l'espressione di una "esperienza" mottolese che, alla pari di altre, va rafforzata e difesa perché rappresenta un momento storico e culturale raccogliendo contesti psicosociologici critici.

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  5. "contesti psicosociologici critici"



    e che vuol dire?

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