sabato 4 giugno 2005

Sono rimasto sorpreso dall'elevato numero di gadget in vendita nelle edicole mottolesi dedicati al mondo del wrestling: figurine adesive, card, gomme da masticare con adesivi in omaggio, carte da gioco collezionabili... Ho contato ben quattro riviste diverse dedicate interamente al wrestling; e, ovviamente, anche sulle riviste per bambini generaliste viene dedicato ampio spazio ai lottatori. I bimbi mottolesi, specialmente di domenica mattina, fanno a gara all'acquisto, da soli o accompagnati dai genitori: la domanda più frequente dei papà ai figli è «Ma quale vuoi?», di fronte alla foresta di prodotti diversi. Non basta dire «Voglio le figurine del wrestling», occorre specificare quali: le SmackDown Super-Fluo, le figurine adesive Raw & SmackDown, le trading card, le chewing-gum con i mini-stickers... e di sicuro me n'è sfuggita qualcuna. C'è persino una serie di DVD, pubblicata nientemeno che dalla Gazzetta dello Sport (nonostante il wrestling, per ammissione dei suoi stessi protagonisti, non sia uno sport: per questo la federazione tempo fa cambiò il proprio nome da WWF a WWE, dove la E della nuova sigla sta per «Entertainment»).


Ricordo la prima invasione del wrestling in Italia. Non parlo della «preistoria» degli incontri di catch, trasmessi da Telenorba a notte fonda (alle 23, ma per noi bimbi delle elementari era notte fonda), in cui si poteva vedere L'Uomo Tigre, quello dei cartoni animati e dei fumetti, nella sua versione in carne ed ossa, Tiger Mask. In quella sede, venivano proposti vecchi incontri della NJPW di Antonio Inoki, in cui a volte facevano capolino lottatori americani come Hulk Hogan e André the Giant. Erano incontri spogli, in cui tutto il fascino era costituito dall'incontro sul ring, e poco o nulla veniva mostrato del backstage e delle faide in cui i lottatori si promettevano di spezzarsi il collo a vicenda.


Il «vero» wrestling, quello falso, con le sue gimmick, i face e gli heel, con il teatrino che non si ferma al ring ma che continua dietro le quinte, arriva a metà anni Ottanta su Italia Uno, con il programma Superstars of Wrestling. Era allora che mi divertivo a guardare gli incontri di Hulk Hogan contro «Machoman» Randy Savage, del villoso George «The Animal» Steele contro Jake «The Snake» Roberts. C'erano «Hacksaw» Jim Duggan, Mr Perfect, Koko B. Ware, «Superfly» Jimmy Snuka, «Ravishing» Rick Rude, Dusty Rhodes, Kamala il gigante ugandese (che in realtà era al 100 per cento americano), l'imponente Earthquake, Ultimate Warrior, «Million Dollar Man» Ted DiBiase. E poi i tag team con protagonisti Demolition, la Hart Foundation, i Bushwackers, i Natural Disasters, la Legion of Doom.


Più di tutto, ricordo la voce di Dan Peterson, commentatore di razza. Quando l'incontro era fiacco, e la star del momento era impegnato a suonarle di santa ragione a un avversario che era solo uno sparring partner, Peterson partiva da un dettaglio (il nome di una mossa, il gesto di un wrestler...) e cominciava a raccontare aneddoti; con il suo accento angloamericano, spiegava il funzionamento della cultura statunitense e del mondo d'oltreoceano, narrava episodi della propria famiglia (il cognome rivela le sue origini svedesi), rivelava le motivazioni culturali del comportamento di un wrestler, o magari illustrava i caratteri degli abitanti della Georgia (perché Jake Roberts proveniva da lì, da Stone Mountain...). Oggi la sua voce non c'è più, sostituita da quella di due tizi che rispondono ai nomi di Giacomo Valenti e Christian Recalcati.


Dan Peterson è stato uno dei migliori mediatori culturali in circolazione. Da lui ho imparato molte più cose della cultura americana di quanto non abbia poi imparato in quattro anni di università.


Oggi non se li ricorda più nessuno, sepolti dai John Cena, dagli Eddie Guerrero, dai Rey Mysterio, dai Brock Lesnar, dai Big Show. I programmi di wrestling passarono da Italia Uno su Koper Capodistria, che poi si trasformò in Telepiù 2 e divenne a pagamento. Poi, il wrestling scomparve completamente dalle TV italiane.


Ricordo che venivo osservato con sospetto, anche con un po' di commiserazione, quando dicevo di vedere gli incontri di wrestling in TV. Gli altri guardavano le partite di pallone, il che era molto più normale.


Ieri, il wrestling in Italia era uno spettacolo per sempliciotti; oggi, è un business miliardario. E, ovviamente, ci sono state anche le reazioni dei benpensanti.


Il wrestling sbarca anche in Puglia: il 25 giugno gli atleti di SmackDown saranno a Foggia, allo stadio Zaccheria. L'elenco dei locali che effettuano le prevendite è qui. Ci porterete i vostri figli?

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