Nei giorni scorsi è scoppiata la frenesia da esami di maturità. Genitori preoccupati, studenti nervosi. La caccia senza quartiere alle tracce del tema di italiano su Internet («dove si trova tutto») è durata fino agli ultimi minuti utili, fino alle sette inoltrate di stamattina.
Ma (delusione) le tracce erano quelle sbagliate. Si davano «per certi» Wojtyla e la guerra fredda, Italo Svevo, la multietnicità. Invece, sono usciti Dante, il crollo dei regimi, lo tsunami, Einstein.
Il sito Studenti.it si vanta di aver «azzeccato» la traccia su Dante alle 5.33 di stamattina. Un messaggio, inviato da uno studente sul forum. Ma, nella marea di messaggi inviati, e nel caroselo di ipotesi snocciolate, figuriamoci se ci sia da credere a una fuga di notizie.
Ma perché questa «cultura dell'imbroglio»? Perché voler sapere a tutti i costi le tracce in anticipo? Che valore avrebbe un voto di maturità gonfiato da un «trucco»? E soprattutto, ne vale la pena?
Ricordo alcuni racconti sugli esami di maturità sostenuti al Liceo Scientifico di Mottola nei primi anni Ottanta, racconti ormai diventati per me leggendari. I genitori assiepati sotto le finestre del Liceo, un tempo situato nel palazzo municipale; un foglio accartocciato che cade dalla finestra; i genitori che si fiondano a raccoglierlo. Poco tempo dopo, qualcuno entra in aula, chiedendo agli studenti chi gradisse un panino.
Inutile terminare il racconto dicendo che il panino era imbottito «a sorpresa».
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