giovedì 26 maggio 2005

STOP THAT PIDGEON!


Ve li ricordate i cartoni di Dastardly e Muttley e lo Squadrone Avvoltoi, il cui scopo era di fermare a ogni costo il piccione Yankee Doodle? ...a Mottola ci sarebbe bisogno di loro. Da parecchio tempo c'è una piccola invasione di piccioni (Columba livia), i quali hanno trovato il loro paradiso sull'alto della chiesa del Purgatorio. Anni or sono, alcune scriteriate coppie di sposi avevano adottato la «simpatica usanza» di liberare coppie di colombi durante la celebrazione del matrimonio, infischiandosene delle conseguenze: i colombi hanno nidificato e si sono moltiplicati. Qualcuno dà loro anche da mangiare e da bere.


Vi state chiedendo dov'è il problema? Siete animalisti, o vi stanno simpatici i colombi in quanto simboli di pace e di purezza? Siamo animalisti anche noi, e neppure vorremmo fare torto allo Spirito Santo, ma sappiamo che i piccioni sono portatori di svariate malattie, tra cui la salmonellosi. E, anche volendosi dimenticare per un attimo delle malattie, gli escrementi lasciati dappertutto da questa «simpatica» specie animale sarebbero di per sé un problema più che sufficiente. Fingono di ignorarlo le persone (e non sono poche) che hanno l'abitudine di buttare molliche di pane per strada o, addirittura, che lasciano una vaschetta piena d'acqua ad usum columborum. Dopo il «pasto», la strada è piena di deiezioni animali, pericolose sia per chi ci cammina sopra e rischia di scivolare, sia per i batteri rilasciati.


Nessun abitante di via Mazzini, di via Albania o di via Alfieri (e delle relative traverse) ha mai riscontrato incompatibilità fra il proprio bucato steso ad asciugare e i suddetti volatili? Di certo, qualche episodio di «incontro ravvicinato con lo sterco» il bucato l'avrà avuto.


Per cui, il problema c'è. Occorre per lo meno smettere di dare da mangiare ai piccioni, che altrimenti sono invogliati a stazionare sempre nello stesso luogo e a sporcare sempre lo stesso luogo. Niente paura, questi volatili non sono sciocchi e di certo non moriranno di fame.

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